lunedì 11 dicembre 2017

Josè Carreras


 
Josè Carreras, all'anagrafe Josep Maria Carreras i Coll, nato nel 1948, non ha certo bisogno di presentazioni. Nei film si ascolta spesso la sua voce, presente in numerose colonne sonore; da noi si ricorda la sua interpretazione di "E lucevan le stelle", dalla Tosca di Puccini, in "Ecce Bombo" di Nanni Moretti (1980). La voce di Carreras è su un disco usato da Nanni Moretti e dai suoi amici per fare uno scherzo telefonico, non ho mai capito bene cosa succede in quella scena però si ascolta per intero "O dolci baci o languide carezze", ed è sempre un bell'ascolto. Probabilmente il merito è di Franco Piersanti, curatore delle musiche nei primi film del regista romano.
Carreras recita come attore in "Romanza final (Gayarre)", film biografico del 1986, regia di Josè Maria Forqué, insieme a Sidney Rome e Montserrat Caballé. Julian Gayarre (1844-1890) è stato uno dei più grandi tenori dell'Ottocento; sulla sua vita esiste un film precedente con Alfredo Kraus, uscito nel 1959. Sono due film purtroppo di difficile reperibilità.

Nel film "Top kids" del 1987 Josè Carreras impersona Enrico Caruso; la regia è di Michael Pfleghar. Si tratta di una storia dell'automobile vista da due bambini, con Niki Lauda (se stesso), e Jacques Perrin. Tra i personaggi Henry Ford, Chrysler, Benz.
Nel film opera "La Bohème" con regia di Comencini (1988), la voce è di Carreras ma a recitare è il tenore Luca Canonici, che dovette sostituire Carreras a causa degli inizi di una grave malattia che per fortuna è passata senza lasciare conseguenze (ma la preoccupazione all'epoca fu grande).

Queste le registrazioni operistiche, secondo www.imd.com:
1973 - La Traviata, 1976 - Adriana Lecouvreur, 1978 - La forza del destino, 1981- Tosca, 1981 - Un ballo in maschera, 1982 - Lucia di Lammermoor, 1982 - Live al Metropolitan (Bohème), 1983 - Turandot, 1984 - I lombardi alla prima crociata, 1985 - Andrea Chénier, 1985 - Erodiade di Massenet, 1986 - Don Carlo di Verdi, 1988 - La Bohème 1988 (film di Comencini, solo voce), 1999 - Medea di Cherubini, con Montserrat Caballé, 1992 - Te Deum di Berlioz, 1993 - Stiffelio di Verdi. E poi tante apparizioni come ospite in televisione, compresi i famosi concerti "dei tre tenori" con Domingo e Pavarotti, un concerto natalizio in Germania nel 1992, e molto altro ancora.

 
 
 
 

venerdì 8 dicembre 2017

Giovanni Martinelli


 
Giovanni Martinelli (1885 1969) è stato un tenore grandissimo che però in Italia ha cantato poco, diventando molto presto una "stella fissa" del Metropolitan di New York. A noi rimangono i suoi dischi, che testimoniano una voce straordinaria e un interprete di notevole livello. Martinelli nacque a Montagnana (Treviso) come Aureliano Pertile, altro tenore straordinario: il dettaglio curioso è che nacquero a pochissimi giorni di distanza l'uno dall'altro, quindi nello stesso luogo e quasi nello stesso giorno. 
Martinelli debutta nel 1910 a Milano (Teatro Dal Verme) , e nel 1913 è già in America dove trascorrerà quasi tutta la carriera. Dal 1913 al 1946 Giovanni Martinelli è sempre presente in tutte le stagioni d'opera del Metropolitan di New York; si ritirerà nel 1950, l'ultima esibizione è a Philadelphia. Tornerà a cantare in pubblico negli anni '60, mostrando una voce ancora notevole, come mostra l'incisione di arie dalla "Fanciulla del West" di Puccini datate aprile 1962.
Giovanni Martinelli non ha fatto film come attore, ma di suo esistono cinque scene d'opera, filmate agli inizi del sonoro e in parte visibili e ascoltabili su youtube. Secondo www.imdb.com :
- Pagliacci, di Ruggiero Leoncavallo (1926)
- Aida, di Giuseppe Verdi (1927)
- Lazarus, da La Juive di Ludovic Halévy (1927)
- Il Trovatore di Giuseppe Verdi (1930)
- Martha, di Friedrich von Flotow (1930)
Il sito riporta anche le apparizioni televisive di Martinelli:
- tv americana, narratore per "Opera Cameos" (1953)
- documentario su Fox tv (1959)
- Great Performances (1998)



lunedì 4 dicembre 2017

I Nibelunghi ( I )


Die Nibelungen (1924) Regia di Fritz Lang. Tratto da Die Nibelugenlied e dalle saghe nordiche Sceneggiatura di Fritz Lang, Thea von Harbou. Fotografia: Carl Hoffmann, Gunther Rittau e Walter Ruttmann (per la sequenza del "sogno del falcone"). Scenografia: Otto Hunte, Erich Kettelhut, Karl Vollbrecht, ispirata in parte alle pitture di Arnold Böcklin; costumi: Paul Gerd Guderian, Anne Willkomm; armature, costumi e armi degli Unni: Heinrich Umlauff. Musica originale: Gottfried Huppertz.  I parte: Siegfried (La morte di Sigfrido); II parte: Kriemhilds Rache (La vendetta di Crimilde) Produzione Decla-Bioscop-Ufa. Prima proiezione, col sottotitolo Ein Deutsches Heidenlied (Un'epopea tedesca). Durata totale: 4 ore e 50 minuti
Interpreti: Paul Richter (Sigfrido), Margarete Schön (Crimilde), Rudolph Klein-Rogge (Attila-Etzel, re degli Unni) Georg August Koch (Ildebrando), Theodor Loos (Gunther), Bernhard Goetzke (Volker von Alzey), Hans Adalbert von Schlettow (Hagen Tronje), Georg John (Alberico e Blaodel), Gertrude Arnold (la regina Ute), Hanna Ralph (Brunilde), Rudolph Ritter (Rüdiger), Fritz Albert (Dietrich), Hans Carl Müller (Gerenot), Erwin Biswanger (Giselher), Hardy von Francois (Dankwart), Frieda Richard (lettrice, I), Georg Turowski (sacerdote, I), Iris Roberts (paggio, I) Grete Berger (Unno, II), Fritz Alberti (II), Rose Leichtenstein (II).

"I Nibelunghi" di Fritz Lang (1924), al di là dei luoghi comuni sul periodo del cinema muto, è davvero un film antico, arcaico, a tratti rudimentale; a tratti si pensa che potrebbe essere stato girato da Georges Méliès, che però anche nel 1897 sapeva essere più vivace e brillante. Tutto questo sorprende perchè è il film di Lang che viene subito dopo il primo Mabuse e precede di poco Metropolis, quindi nel 1924 Lang era già un autore sicuro dei propri mezzi, molto maturo e capace di capolavori che destano ancora oggi ammirazione; però qui appare spesso legnoso e rozzo. Il film può piacere ancora, e di sicuro nel 1924 sarà piaciuto molto, però va ricordato che nel campo del kolossal a quel tempo c'erano già stati Pastrone, Griffith, e anche Eisenstein era ben presente. E si potrebbero aggiungere Il monello di Chaplin, e Keaton, Murnau, Dreyer, Lubitsch... tutti più o meno contemporanei dei "Nibelunghi" di Lang.
 

La versione integrale dura 4 ore e 50 minuti, quasi cinque ore; la prima cosa da fare è dimenticarsi di Wagner, perchè Lang si attiene al racconto classico della saga dei Nibelunghi. Ed è un lavoro che merita attenzione, ma è anche l'occasione per rendersi conto del grande lavoro di rielaborazione fatto da Richard Wagner, che dà profondità e spessore al mito nibelungico. Qui, come nella versione originale della saga, e come nell'Edda, è tutto molto più schematico; certamente fascinoso (il drago!) ma anche molto più rozzo nella descrizione dei personaggi e dei temi. Die Nibelugenlied , dal punto di vista stilistico, è molto lontano dalla grandezza e dalla finezza dei miti greci o romani, e non ha l'ampiezza e la profondità filosofica del Mahabharata.


Il film è diviso in due parti: "Die Nibelungen" e "Kriemhilds Rache" (La vendetta di Crimilde), entrambe sopra le due ore di durata; chissà come lo si proiettava, nel 1924, e quale era la reazione degli spettatori ancora abituati alle comiche e ai film "da un rullo". La fonte è il poema del 1200, La Canzone dei Nibelunghi; non direi che ci sia molto dall'Edda, sicuramente siamo molto distanti da Wagner.
Ci sono molte curiosità nella scelta degli attori, per chi conosce il cinema di Lang: infatti molti attori ricorrono o ricorreranno negli altri suoi film. Sigfrido è Paul Richter, Crimilde è Margarethe Schön, Brunilde regina d'Islanda è Hanna Ralph (spesso simile a un personaggio di film di fantascienza, come il coevo "Aelita"). Nel "Dottor Mabuse", girato pochi mesi prima, Paul Richter (Sigfrido) era il ricco e giovane Hull che viene ipnotizzato all'inizio del film. Günther è Theodor Loos, Hagen è Hans Adalbert Schlettow (era l'autista del dottor Mabuse). Erwin Bisanger è Giselher, Bernhard Goetze è il bardo Volker (era il procuratore von Wenk nel Mabuse). Attila (re Etzel, Attila nelle didascalie inglesi) è Rudolf Klein-Rogge, cioè Mabuse stesso poi protagonista anche in Metropolis. Rüdiger è Rudolf Rittner.

Le musiche originali sono di Gottfried Huppertz; esistono copie con le musiche di Wagner che però a questo punto sono fuori luogo, questo film con Wagner ha poco a che vedere, quasi niente. La musica di Huppertz fu recuperata per caso nel 1994 dalla vedova del musicista; è piuttosto bella, un Hindemith più morbido, e meriterebbe un'analisi attenta anche perché qualcosa non torna nel rapporto fra musica e immagini (nelle ballate e nelle danze). Forse la colpa è anche dell'attore che interpreta il bardo, che più che suonare sembra tirare cazzotti al suo strumento, niente a che vedere con il toccare le corde (forse qualche conto in sospeso con la musica?). La stessa cosa si può dire per il giullare di Attila, che appare come un ballabiotto senza la minima musicalità. Difficile andare a tempo e mettere musica appropriata, con due attori come questi.

 
Su youtube sono visibili due o tre versioni differenti, per lunghezza e per colonna sonora, e anche per i colori (il virato del cinema prima del colore, ancora affascinante, non è presente in tutte le pellicole disponibili ma solo in alcune). Qui porto una mia sintesi personale, che definirei incompleta, ma che può servire per un primo approccio e per un paragone con il racconto wagneriano. Come sempre, ho indicato i minuti a cui si riferiscono le scene: spero che questa indicazione possa essere utile a qualcuno.
Basato in parte sul grande poema germanico degli inizi del tredicesimo secolo, che ispirò anche il ciclo operistico di Wagner, Der Ring des Nibelungen. La Decla-Bioscop si fuse con l’Ufa durante la lavorazione del film. Siegfried fu distribuito negli Stati Uniti dall’Ufa, in una versione di 2743 metri con la musica di Wagner diretta da Hugo Reisenfeld, il 12 settembre del 1925. In America non distribuirono la seconda parte fino alla fine del 1928; intitolata Kriemhild's Revenge, fu data anch'essa in una versione ridotta di 2743 metri. Nel 1933 l’Ufa preparò una versione tagliata di Siegfried (2258 metri), col sonoro, e la distribuì col titolo Siegfrieds Tod. Nell'ottobre del 1924 l’Ufa inviò Lang negli Stati Uniti; vi rimase per poco più di un mese per esaminare le tecniche di produzione a New York e a Hollywood. In dicembre ritornò a Berlino.
(da "Il cinema secondo Fritz Lang", intervista con Peter Bogdanovich, ed. Pratiche 1988)
L'inizio vede Sigfrido intento a forgiare una spada (siamo quindi lontanissimi dal Ring) e Mime o chi per lui ne saggia l'affilatura facendo cadere una piuma sul taglio; poi manda il giovane in bocca al drago, sperando che muoia o che gli riporti il tesoro. I Nibelunghi verranno più avanti, e non saranno nani abitanti nel sottosuolo ma una stirpe nobile e guerriera. Qui siamo piuttosto in una zona di tipo diorama preistorico, in netto contrasto con ciò che segue e cioè (minuto 10) una Messa cattolica in piena regola e con il lusso medievale del castello di Worms, dove regnano i Burgundi. Il re dei Burgundi è Günther, suo fratello è il truce Hagen (somiglia a Wotan), la loro sorella è Crimilde. L'attore che impersona Günther ricorda molto Osvaldo Valenti nella "Cena delle beffe", sia nel fisico che nel carattere del personaggio: un debole, che tradirà l'amico Sigfrido. "Mime" e i fabbri dell'inizio del film rimandano direttamente ai fabbri descritti da Mircea Eliade, vagamente demoniaci, rozzi e seminudi, vestiti di pelli, brutti, storti, pelosi.


Intanto Sigfrido si è messo in marcia col suo cavallo bianco, e lo ritroviamo al minuto 15 a confrontarsi con il drago, con tutto ciò che segue, foglia sulla spalla compresa (un dettaglio che in Wagner non c'è).
Al minuto 23 comincia il "secondo canto" (così nella didascalia) dove il bardo del castello di Worms canta le gesta di Sigfrido; Crimilde lo ascolta attenta. Il bardo suona uno strumento simile a una viola da gamba, con l'archetto grande che si vede nei dipinti rinascimentali. Il racconto del bardo viene alternato con le gesta di Sigfrido, che incontra Alberich e lo sconfigge (lo ucciderà in seguito); Alberich gli dà il copricapo magico, che non è un elmo ma una specie di retina per capelli che si tiene alla cintura. Il regno sotterraneo di Alberich, in questa scenografia, è evidentemente servito a Peter Jackson per il suo Tolkien, è quasi identico. Al minuto 34 Alberich e gli gnomi diventano di pietra, con un bell'effetto speciale. Da Alberich Sigfrido ottiene anche la spada magica, che qui si chiama Balmung.
 
Al minuto 40 il sogno di Crimilde; al minuto 43 vediamo Brunilde, regina guerriera d'Islanda, concupita dal debole Günther. Al minuto 44 c'è Hagen, poi Crimilde (qui simile alle icone bizantine); Brunilde ha un curioso elmo guerriero. Al minuto 50 l'oracolo, una donna in una grotta con incisioni di tipo camuno, forse rune ma incise in maniera un po' goffa.
La nave vichinga con Sigfrido salpa per l'Islanda, c'è il mare di fiamme, la scenografia rimanda a Böcklin ma è sempre un po' rozza. Al minuto 52 Brunilde vede Sigfrido arrivare sulla nave. Iniziano le prove per conquistare Brunilde, che sposerà il vincitore della gara, colui che la sconfiggerà nelle prove; Sigfrido vuole sposare Crimilde, e allora Hagen lo invita a usare il copricapo per diventare invisibile e aiutare Günther, così da poter avere il suo consenso al matrimonio. Così fanno e al minuto 60 c'è la tripla sfida: non un torneo medievale ma lancia, getto della pietra, eccetera; vincendo le tre gare ci si porta a casa Brunilde.
Sigfrido grazie al copricapo (una rete per capelli, e non l'elmo) è invisibile, ma si vede la sua ombra; combatte per Günther, che vincerà nonostante le sue mancanze. In realtà, è l'invisibile Sigfrido a gareggiare al posto di Günther. Brunilde è dunque sconfitta e non si capacita, non comprende l'inganno e dovrà comunque sposare Günther.


(1-continua)


I Nibelunghi ( II )

 
Die Nibelungen (1924) Regia di Fritz Lang. Tratto da Die Nibelugenlied e dalle saghe nordiche Sceneggiatura di Fritz Lang, Thea von Harbou. Fotografia: Carl Hoffmann, Gunther Rittau e Walter Ruttmann (per la sequenza del "sogno del falcone"). Scenografia: Otto Hunte, Erich Kettelhut, Karl Vollbrecht, ispirata in parte alle pitture di Arnold Böcklin; costumi: Paul Gerd Guderian, Anne Willkomm; armature, costumi e armi degli Unni: Heinrich Umlauff. Musica originale: Gottfried Huppertz. I parte: Siegfried (La morte di Sigfrido); II parte: Kriemhilds Rache (La vendetta di Crimilde) Produzione Decla-Bioscop-Ufa. Prima proiezione, col sottotitolo Ein Deutsches Heidenlied (Un'epopea tedesca). Durata totale: 4 ore e 50 minuti
Interpreti: Paul Richter (Sigfrido), Margarete Schön (Crimilde), Rudolph Klein-Rogge (Attila-Etzel, re degli Unni) Georg August Koch (Ildebrando), Theodor Loos (Gunther), Bernhard Goetzke (Volker von Alzey), Hans Adalbert von Schlettow (Hagen Tronje), Georg John (Alberico e Blaodel), Gertrude Arnold (la regina Ute), Hanna Ralph (Brunilde), Rudolph Ritter (Rüdiger), Fritz Albert (Dietrich), Hans Carl Müller (Gerenot), Erwin Biswanger (Giselher), Hardy von Francois (Dankwart), Frieda Richard (lettrice, I), Georg Turowski (sacerdote, I), Iris Roberts (paggio, I) Grete Berger (Unno, II), Fritz Alberti (II), Rose Leichtenstein (II).
 
A 1h05' comincia il "quarto canto" (così dice la didascalia originale), dove Brunilde mai doma viene portata a Worms e a 1h15 vediamo il doppio matrimonio tra Crimilde e Sigfrido e tra Brunilde e Günther (si direbbe un rito cattolico, nella cattedrale), però prima tocca ancora a Sigfrido domare la recalcitrante Brunilde per conto del cognato Günther.
A 1h22 il quinto canto: viene portato a Worms il tesoro dei Nibelunghi, con molti carri, e iniziano i litigi fra Brunilde e Crimilde. Brunilde le dice che è moglie di un vassallo (cioè Siegfried) , quindi inferiore a lei che è regina; poi Brunilde chiederà a Günther e Hagen di far uccidere Sigfrido (che ormai sospetta). Hagen conosce il segreto della foglia sulla spalla di Sigfrido, glielo ha rivelato Crimilde stessa fidandosi di Hagen che (così le ha detto) voleva "proteggere meglio" la sua unica zona vulnerabile (ci si riferisce all'episodio del drago, una delle prime scene del film).
 
A 1h42 comincia il sesto canto. Su suggerimento di Hagen, che dice di voler proteggere Sigfrido, Crimilde (che si fida del fratello) cuce una x sul punto della spalla del vestito là dove cadde la foglia, l'invulnerabilità di Sigfrido ha un unico punto debole ed è questo. Poi Crimilde sogna l'orso che sbrana e le montagne che franano travolgendo Sigfrido, eccetera; glielo racconta e Sigfrido ne ride. Segue la caccia, e a ore 2:00 la morte di Sigfrido. Hagen dopo averlo ucciso dice a tutti i presenti: "La caccia è finita."
Il settimo canto inizia a 2:04, con Crimilde a letto (come la Gutrune di Wagner) che attende notizie del marito Siegfried. A 2:10 visione del teschio-albero; poi viene portato il cadavere di Sigfrido. Hagen e Günther fanno quadrato intorno a Brunilde, "his deed is ours, his fate is ours, our breast is his shield" dice la didascalia, sul corpo di Sigfrido.
A 2:22 termina la prima parte, e inizia " La vendetta di Crimilde".
 
 
Crimilde è in lutto per la morte di Sigfrido suo marito, e il re Attila degli Unni (Etzel nell'originale: visibilmente orientale, mongolico, un selvaggio; ma i nobili della sua corte sono eleganti e raffinati) le invia come ambasciatore Rüdiger, per chiederla in sposa. Hagen intanto prende per sè il tesoro dei Nibelunghi e lo getta in acqua per nasconderlo.
A 2:42 il secondo canto: Crimilde ha accettato la proposta e va da Attila, che si è impegnato ad esaudire i suoi desideri in caso di nascita di un figlio. A 2:44 si vede Crimilde che durante il viaggio verso la dimora di Attila si ferma sul luogo dove fu ucciso Sigfrido; c'è la neve, lei scava nella neve fino a raccogliere la terra ancora intrisa del sangue del marito e la mette da parte; la porterà sempre con sè. A 2h53 Crimilde arriva dagli Unni, barbarici e vagamente mongolici, con tanti cavalli. A 2:56 ecco Attila, seduto su un trono di corna; si sottolinea il contrasto con la raffinata Worms in cui è cresciuta Crimilde. Vediamo Blaodel, fratello di Attila. A 3:00 Attila manda via tutti per rimanere da solo con Crimilde.
Il terzo canto inizia a 3:05; Attila è intento ad assediare Roma, un giullare ironizza su Attila che dorme e che si è fatto incantare dalla sua sposa, e quindi perde tempo invece di fare la guerra. A questo punto giunge un messo che dà notizia della nascita del figlio di Attila e di Crimilde.
A 3:15 vediamo il bambino, che è molto bello anche se qui suo padre Attila sembra piuttosto un parente stretto di Nosferatu. Nella scena successiva Crimilde apre lo scrigno dove tiene la terra intrisa del sangue di Sigfrido, e rinnova il suo giuramento di vendetta. Crimilde ha sempre in testa una curiosa corona che sembra di quelle fatte in casa, magari col cartone...
 
Rientra Attila contento e commosso, e a 3:21 Crimilde chiede come desiderio per la nascita del figlio che Attila inviti a corte i suoi fratelli, Günther e Hagen. Crimilde sta preparando la sua vendetta, ma all'apparenza è solo un normale invito per la festa e per la presentazione del figlio.
Il quarto canto inizia a 3:23, con le nozze fra Rüdiger (ambasciatore di Attila) e una dama dei Burgundi, a suggellare l'alleanza. A 3:36 , davanti a un'esplicita richiesta della moglie, Attila si rifiuta di far uccidere Hagen (l'ospite è sacro) e allora Crimilde si rivolge ai suoi soldati offrendo uno scudo pieno d'oro a chi lo ucciderà. Hagen, che in ogni scena è sempre armato e sempre con in testa l'elmo alato, per tutto il film, quasi un costume da pupo o da Balanzone, è in compagnia di un bardo; vede i soldati minacciosi e si mette in allarme.
Il quinto canto inizia a 3:40; a 3h42 Hagen e i suoi si presentano a tavola armati di tutto punto, e Attila se ne stupisce. Stavolta la corona di Crimilde è ben fatta, da regina vera. Nei locali inferiori gli Unni intrattengono i soldati di Hagen con canti e danze, ma intanto preparano le armi.
In queste scene la reggia sembra un termitaio, un formicaio brulicante; gli Unni soldati sono selvaggi seminudi, i soldati nibelungici sono vestiti come cavalieri medievali; i dignitari Unni sono però vestiti elegantemente, come i nibelungici. Il giullare di Attila, scimmiesco, balla sul tavolo e diverte le truppe. Di sopra, Attila si fa portare il figlioletto. A 3h50 Hagen guarda il bimbo, che è bello e in salute, e sorprendendo i presenti dice che ha poco da vivere.
Di sotto, gli Unni assaltano i soldati di Hagen e ne fanno strage; uno però riesce a fuggire e a dare l'allarme; sia pur ferito entra nella sala del trono di Attila. Nel vederlo, i Nibelunghi fanno subito quadrato e Hagen uccide il bambino, figlio di sua sorella Crimilde e di Attila.
 Il sesto canto comincia a 4:00. Hagen e i suoi sono vittoriosi; da fuori, Crimilde guida gli Unni alla riscossa. I Nibelunghi si rinchiudono nella reggia di Attila e inizia l'assedio. Da qui in avanti, Crimilde somiglia ai dipinti di Klimt (Igea, Tragedia 1897, Minerva o Atena 1898), immobile e ieratica, gli occhi fiammeggianti. Si sfiora il ridicolo, ma tutto sommato funziona (rimane immobile fino alla fine del film!). A 4:08 il fratello minore vede Crimilde in questa posa, lei gli risponde che lui e Günther possono andare via salvi, perché per la sua vendetta vuole solo Hagen, uccisore di Sigfrido. Ma i Nibelunghi sono leali fra di loro, difenderanno Hagen a ogni costo. E' un concetto che da qui in avanti verrà spesso ripetuto, e che a me sembra assurdo: Hagen è traditore e infanticida, e la loro lealtà germanica sembra davvero un prologo alla mentalità nazista. (siamo nel 1922, è bene ricordarlo: i nazisti prenderanno il potere solo nove anni dopo). A 4:13 Crimilde fa chiamare Rüdiger e gli ricorda il giuramento a lei fatto quando accettò di seguirlo da Attila; lui cerca di ritrarsi perché sua figlia ha sposato Giselher fratello di Hagen e di Günther (e quindi anche di Crimilde), ma poi deve cedere e va all'attacco della reggia. In tutto questo frangente, Attila è sempre rimasto sul trono come impietrito, col figlio morto fra le braccia.
 
Il settimo canto inizia a 4:20, "La fine dei Nibelunghi"; a 4:25 Crimilde appare se fosse in un nido, quasi un'arpia, ma solo per il tempo di un'inquadratura; poi torna la sua versione klimtiana. Dopo aver visto la morte del fratello minore, però, Crimilde si muove e va davanti alla reggia dove sono asserragliati i suoi fratelli, ora nemici. Rüdiger ha attaccato la reggia, ma l'invincibile Hagen ha ucciso anche lui.
A 4:31 Attila esce dal suo torpore e va accanto a Crimilde, che ha fatto appiccare il fuoco alla reggia. Attila le dice che ora sono uniti dall'odio, se non dall'amore; ma Crimilde lo respinge perché continua ad amare solo Sigfrido, e Attila si va a nascondere come un cagnolino. Da dentro il rogo, nella reggia, il bardo Volker continua a cantare e a far sentire la sua voce.
Crimilde viene rimproverata dai suoi: sono guerrieri invincibili, stanarli col fuoco è vergogna. Alla fine, Hagen e Günther vengono presi vivi. Crimilde chiede dove è il tesoro, Hagen dice che risponderà solo al re; ma ecco apparire la testa di Günther, giustiziato. Hagen ride in faccia a Crimilde, che estrae la spada di Sigfrido e lo uccide, per poi morire a sua volta. Sipario. (e Brunilde? non si sa, di lei non si parla più)
Il restauro della pellicola è del 1986, realizzato a Monaco di Baviera a cura di Enno Patalas.
Su youtube sono visibili altre delle versioni disponibili, alcune sono a colori con viraggi d'epoca; anche la colonna sonora è presentata in versioni differenti.


 
 

giovedì 30 novembre 2017

Franco Piersanti


Mi sono interessato a Franco Piersanti durante una replica tv di "Io sono un autarchico" di Nanni Moretti; non rivedevo il film da molto tempo, ed ero ormai abituato a ricordare Moretti come "canzonettaro", senza troppa profondità nelle sue colonne sonore. Invece la musica per il suo primo film per il cinema (fin lì Moretti aveva fatto solo film in super8) era diversa, ben riconoscibile Stravinskij (Histoire du soldat, Sinfonia per strumenti a fiato), Ciaikovskij, e tanto altro ancora, oltre a temi originali non banali. Così sono andato a vedere chi aveva curato le musiche, ed era Franco Piersanti.
Piersanti, nato nel 1950, è quasi coetaneo di Nanni Moretti; insieme hanno fatto tutti il film fino al 1985, e poi non hanno più collaborato fino al "Caimano" del 2006, dove Piersanti ha inserito il "Dixit Dominus" di Haendel, e penso proprio che sia la prima volta che succede al cinema. Insomma, scelte mai banali e ottima musica composta in proprio: forse di Piersanti si parla troppo poco, bisognerà rimediare.

Questi sono i film con musiche di Franco Piersanti, da wikipedia.it:
Nei primi dieci film, cinque sono di Nanni Moretti; nel 1985 Piersanti e Moretti prendono vie diverse, e si ritroveranno solo nel 2006 con "Il caimano".
1) Io sono un autarchico, regia di Nanni Moretti (1976) 2) Ecce bombo, regia di Nanni Moretti (1978) 3) Sogni d'oro, regia di Nanni Moretti (1981) 4) Fosca, regia di Enzo Muzii (1981) 5) Colpire al cuore, regia di Gianni Amelio (1982) 6) Progetti di allegria, episodi tv (1982) 7) Due gocce d'acqua salata, regia di Luigi Russo e Enzo Doria (1982) 8) I velieri, regia di Gianni Amelio (1983) 9)Un'età da sballo, regia di Angelo Pannacciò (1983) 10) Bianca, regia di Nanni Moretti (1984)


Nel secondo elenco, due film molto belli di Gianni Amelio: "Porte aperte" (da Sciascia, con un grande Volonté) e "Il ladro di bambini".
11)Yellow Hair and the Fortress of Gold, regia di Matt Cimber (1984) 12) Mamma Ebe, regia di Carlo Lizzani (1984) 13) La messa è finita, regia di Nanni Moretti (1985) 14) Fuori scena, regia di Enzo Muzii (1986) 15) La donna del traghetto, regia di Amedeo Fago (1986) 16) Il sapore del grano, regia di Gianni Da Campo (1986) 17) Profumo, regia di Giuliana Gamba (1987) 18) Paura e amore, regia di Margarethe von Trotta (1988) 19) Il nido del ragno, regia di Gianfranco Giagni (1988) 20) Bankomatt, regia di Villi Hermann (1988) 21) Chéri, regia di Enzo Muzii (1988) 22) Una lepre con la faccia di bambina, regia di Gianni Serra (1988) 23) La donna della luna, regia di Vito Zagarrio (1989) 24) Senza scampo, regia di Paolo Poeti (1990) 25) Porte aperte, regia di Gianni Amelio (1990) 26) Il colore dei suoi occhi, regia di Antonio Tibaldi (1991) 27) La signora Morli una e due, regia di Gianni Serra (1991) 28) Il ladro di bambini, regia di Gianni Amelio (1992) 29) Desencuentros, regia di Leandro Manfrini (1992)
In questo terzo elenco mi segno un Olmi del 1993, tratto da Buzzati, "Lamerica" e "Così ridevano" di Gianni Amelio, oltre all'ottimo "Marianna Ucria" di Faenza (da un romanzo di Dacia Maraini). Qualche curiosità per Oja Kodar, che è stata l'ultima moglie di Orson Welles.
30) Il segreto del bosco vecchio, regia di Ermanno Olmi (1993) 31) Mille bolle blu, regia di Leone Pompucci (1993) 32) Tempo di amare, regia di Oja Kodar (1993) 33) Il giudice ragazzino, regia di Alessandro Di Robilant (1994) 34) Lamerica, regia di Gianni Amelio (1994) 35) Il branco, regia di Marco Risi (1994) 36) Without Evidence, regia di Gill Dennis (1995) 37) La seconda volta, regia di Mimmo Calopresti (1995) 38) Il grande Fausto, regia di Alberto Sironi (1995) 39) Correre contro, regia di Antonio Tibaldi (1996) 40) Donna, regia di Gianfranco Giagni (1996) 41) Testimone a rischio, regia di Pasquale Pozzessere (1997) 42) Marianna Ucrìa, regia di Roberto Faenza (1997) 43) Il figlio di Bakunin, regia di Gianfranco Cabiddu (1997) 44) Vite blindate regia di Alessandro Di Robilant (1998) 45) La parola amore esiste, regia di Mimmo Calopresti (1998) 46) Così ridevano, regia di Gianni Amelio (1998) 47) Mare largo, regia di Ferdinando Vicentini Orgnani (1998) 48) Una sola debole voce, regia di Alberto Sironi (1999) 49) Preferisco il rumore del mare, regia di Mimmo Calopresti (2000) 50) Rosa e Cornelia, regia di Giorgio Treves (2000) 51) Il più bel giorno della mia vita, regia di Cristina Comencini (2002) 52) Corto Maltese: Corte sconta detta arcana, regia di Pascal Morelli (2002) 53) La felicità non costa niente, regia di Mimmo Calopresti (2003) 54) Cuore, regia di Maurizio Zaccaro (2003) 55) I ragazzi della via Pál, regia di Maurizio Zaccaro (2003) 56) Corto Maltese - La ballade de la mer salée, regia di Richard Danto e Liam Saury (2003) 57) Corto Maltese - Les celtiques, regia di Richard Danto e Liam Saury (2003) 58) Corto Maltese: La maison dorée de Samarkand, regia di Richard Danto e Liam Saury (2004) 59) L'amore ritrovato, regia di Carlo Mazzacurati (2004) 60) Le chiavi di casa, regia di Gianni Amelio (2004) 61) La fuga degli innocenti, regia di Leone Pompucci (2004) 62) Face Addict, regia di Edo Bertoglio (2005) - documentario 63) La bestia nel cuore, regia di Cristina Comencini (2005)

I film più recenti con musiche di Franco Piersanti:
64) Il caimano, regia di Nanni Moretti (2006) 65) La stella che non c'è, regia di Gianni Amelio (2006) 66) Mio fratello è figlio unico, regia di Daniele Luchetti (2007) 67) Tutta la vita davanti, regia di Paolo Virzì (2008) 68) Sanguepazzo, regia di Marco Tullio Giordana (2008) 69) Vado bene o no?, regia di Gianluca Greco (2008) - documentario 70) Il prossimo tuo, regia di Anne Riitta Ciccone (2008) 71) Farfallina, regia di Karin Proia (2008) - cortometraggio 72) Fortapàsc, regia di Marco Risi (2009) 73) La fisica dell'acqua, regia di Felice Farina (2009) 74) La nostra vita, regia di Daniele Luchetti (2010) 75) Habemus Papam, regia di Nanni Moretti (2011) 76) Terraferma, regia di Emanuele Crialese (2011) 77) Eroi per caso, regia di Alberto Sironi (2011) 78) Il primo uomo, regia di Gianni Amelio (2011) 79) Io e te, regia di Bernardo Bertolucci (2012) 80) Romanzo di una strage, regia di Marco Tullio Giordana (2012) 81) Come Tex nessuno mai, regia di Giancarlo Soldi e Francesca Tomassini (2012) - documentario 82) Des soucis et des hommes, regia di Christophe Barraud (2012) 83) Meglio se stai zitta, regia di Elena Bouryka (2013) 84) Anni felici, regia di Daniele Luchetti (2013) 85) L'intrepido, regia di Gianni Amelio (2013) 86) Cha cha cha, regia di Marco Risi (2013) 87) "L’età dell’oro", regia di Emanuela Piovano (2015) 88) "La stoffa dei sogni", regia di Gianfranco Cabiddu (2016) 89) Il commissario Montalbano, regia di Alberto Sironi (1999-2013-2016) - serie TV
Musiche per il teatro:
1979: La Donna Serpente di C.Gozzi, regia di Egisto Marcucci, Teatro Stabile di Genova
1980: Turcaret di A.Lesage, regia di E.Marcucci, Teatro Stabile di Genova


-Nella sua famiglia c'erano musicisti?
-Da parte di mia madre. Mio nonno, postino, cantava nel coro dell'opera di Pesaro. Io a quindici anni ho voluto iscrivermi al conservatorio: ho scelto il contrabbasso, non ricordo neanche perché. Poi é rimasto il mio strumento e mi ha permesso anche di guadagnarmi da vivere: suonavo nella Sinfonica della Rai.
- E' stato assistente di Nino Rota.
- Ho avuto la fortuna di stargli vicino tre anni. Al conservatorio studiavo con un grande musicista, Armando Renzi. All'esame del quinto anno di composizione eravamo in due, io e un sacerdote spagnolo. Renzi, per una polemica con il direttore, ci portò a fare l'esame a Bari, dove c'era Rota. L'esame é duro: ti chiudono in una stanza e devi scrivere una fuga, il primo tempo di un quartetto e il tempo di una sonata. Un'ansia terribile; ti portano anche da mangiare. Quattro anni dopo Rota chiese a Renzi se potevo andare ad aiutarlo. Era il Natale del '75, stava scrivendo le musiche del Casanova di Fellini.
-Viveva a Bari?
- No, aveva una casa meravigliosa vicino a piazza Navona. In cucina teneva sequestrati due copisti. Mi mise al lavoro su un’opera intitolata Torquemada. Disse: alleggeriamo un po’ con la strumentazione. Io dubitavo di potergli essere utile, le prime pagine le incolonnai tutte storte, mi vergognavo come un ladro.
- Rota era davvero sulle nuvole come diceva Fellini?
- Sì, ma non gli sfuggiva nulla. La cosa stupenda é che gli portai la musica di Ecce Bombo e lui disse: bella! Si mise al piano e suonò, perché suonava tutto quello che gli facevi vedere. Ma se eri tu che ti mettevi al piano allora si addormentava. Quando tornai con la registrazione su cassetta, alla quarta battuta dormiva.
- Con Moretti aveva già fatto Io sono un autarchico...
- Nanni lo avevo conosciuto a una festa, mi chiese se lo aiutavo a scegliere della musica, così gli suggerii L'histoire du soldat di Stravinskij. Però c'erano un paio di punti che non tornavano, allora scrissi due temini, due cose ridicole di cui oggi mi vergogno. Peraltro studiavo ancora, al cinema non pensavo proprio, volevo fare il compositore di musica seria. (...)
(Franco Piersanti, intervista con Alberto Riva, dal Venerdì di Repubblica 21.07.2017)
 
 


 
( le immagini vengono da Ecce Bombo di Nanni Moretti, Porte aperte di Gianni Amelio, Lamerica di Gianni Amelio, Il segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi, Il caimano di Nanni Moretti, Marianna Ucria di Roberto Faenza, Io sono un autarchico di Nanni Moretti)

domenica 26 novembre 2017

Franco Mannino


Ho imparato a ricordare il nome di Franco Mannino grazie a un film di John Huston, il bizzarro e curioso "Beat the devil" (1953, Il tesoro dell'Africa). Il film si svolge sulla costiera amalfitana, con molti attori famosi di varie nazionalità (Bogart, Lollobrigida, Jennifer Jones, Peter Lorre...) e inizia proprio con la musica di Franco Mannino, una musica per banda molto piacevole che sarà facile recuperare (basta ascoltare l'inizio del film). Mi sono chiesto diverse volte se le nostre bande la conoscono, e se l'hanno in repertorio.
Ma Franco Mannino, musica per banda a parte (che comunque è un genere musicale importante) ha scritto molto, per il cinema e per le sale da concerto; fu anche pianista concertista e direttore d'orchestra. Agli inizi nel cinema usò spesso lo pseudonimo di Franco Trinacria e talvolta quello di Franck Wallace, e fu cognato di Luchino Visconti avendo sposato una delle sue sorelle.
Di lui la Garzantina dice: nato a Palermo nel 1924, pianista, compositore e direttore d'orchestra. Ha studiato con Renzo Silvestri e Virgilio Mortari presso l'Accademia di Santa Cecilia a Roma. Ha svolto intensa attività di pianista, affiancandovi dal 1952 la direzione d'orchestra. E' autore di numerosi lavori teatrali, da "Vivi" del 1957 a "Dorian Gray" del 1973 e di altra musica di genere eclettico.
Al tempo in cui uscì la mia edizione della Garzantina, Mannino era ancora tra di noi; ci ha lasciati nel 2005.
Questo è l'elenco dei film con la sua musica, tratto come sempre da www.imdb.com che ne conta 35. In diversi film, soprattutto in quelli con Luchino Visconti, Franco Mannino è anche esecutore delle musiche, come pianista o come direttore d'orchestra.
1949- Maracatumba... ma non è una rumba, regia di Edmondo Lozzi, con Renato Rascel
1950- Capriccio musicale, regia di Mario Bava, breve film di 10 minuti
1950- Regioni d'Italia: Puglia, di Francesco De Feo, scritto da Sandro De Feo
1951- Bellissima, regia di Luchino Visconti, con Anna Magnani
1951- Domani è un altro giorno, regia di Léonide Moguy, con Anna Maria Pierangeli, Anna Maria Ferrero, Arnoldo Foà
1952- La voce del sangue, regia di Pino Mercanti, con Franca Marzi, Otello Toso, Evi Maltagliati
1953- Cinema d'altri tempi, regia di Steno con Walter Chiari
1953- La provinciale, regia di Mario Soldati (da Moravia) con Gina Lollobrigida
1953- Il tesoro dell'Africa (Beat the devil), regia di John Huston
1953- Il sole negli occhi, regia di Antonio Pietrangeli, con Gabriele Ferzetti e Irene Galter
1953- Ai margini della metropoli, regia di Carlo Lizzani con Massimo Mida; tra gli attori Massimo Girotti, Marina Berti, Giulietta Masina
1953- Appunti su un fatto di cronaca, regia di Luchino Visconti, documentario scritto da Vasco Pratolini che racconta l'omicidio di una bambina a Roma Primavalle.
1954- La romana, regia di Luigi Zampa (da Moravia) con Gina Lollobrigida
1954- Oro, donne e maracas, regia di Armando Tamburella, documentario scritto da Luigi Barzini jr e Luigi Barzini sr
1954- Ultima illusione, regia di Vittorio Duse, con Luisa Rivelli
1954- Ho ritrovato mio figlio, regia di Elio Piccon, con Carlo Campanini
1954- Vestire gli ignudi, di Marcello Pagliero (da Pirandello, sceneggiatura di Flaiano), con Pierre Brasseur, Eleonora Rossi Drago, Gabriele Ferzetti
1956- Beatrice Cenci, regia di Riccardo Freda con Gino Cervi e Mireille Granelli
1957- I vampiri, regia di Mario Bava e Riccardo Freda, con Gianna Maria Canale
1960- Morgan il pirata, regia di André De Toth e Primo Zeglio, con Steve Reeves
1962- Il dominatore dei 7 mari, di Rudolph Maté e Primo Zeglio, con Rod Taylor
1962- Le sette spade del vendicatore, di Riccardo Freda, film in costume seicentesco
1963- Lo spettro, regia di Riccardo Freda, con Barbara Steele
1963- Oro per i Cesari, regia di André de Toth, con Mylene Demongeot, film di fantasia sugli antichi romani
1964- La rivolta dei sette, regia di Alberto De Martino, con Massimo Serato e Nando Gazzolo
1964- Un mostro e mezzo, regia di Steno, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
1964- Ursus il terrore dei kirghisi, regia di Antonio Margheriti, con Reg Park e Mireille Granelli
1964- Amore in 4 dimensioni, film a episodi con quattro registi tra i quali Gianni Puccini e Massimo Mida; tra gli attori Franca Rame, Carlo Giuffré, Sylva Koscina e Gastone Moschin
1966- Madamigella di Maupin, regia di Mauro Bolognini (da Gautier), con Catherine Spaak, Robert Hossein, Tomas Milian
1971- Morte a Venezia, regia di Luchino Visconti (dove le musiche principali sono però di Gustav Mahler)
1974- Gruppo di famiglia in un interno, regia di Luchino Visconti
1974- Identikit, regia di Giuseppe Patroni Griffi (da Muriel Spark), con Liz Taylor e Ian Bannen
1976- L'innocente, regia di Luchino Visconti
1977- Un cuore semplice, regia di Giorgio Ferrara (da Flaubert), con Joe Dallesandro, Adriana Asti, Tina Aumont
1979- Un uomo in ginocchio, regia di Damiano Damiani, con Michele Placido e Giuliano Gemma
1981- Follia omicida, regia di Riccardo Freda, con Martine Brochard e Laura Gemser
1985- El clarinete, cortometraggio, regia di Eusebio Làzaro, prodotto in Spagna
 

Altre notizie su Franco Mannino, da www.wikipedia.it
A 16 anni ha iniziato la sua carriera come pianista come allievo di Renzo Silvestri. Nel 1950 ha vinto il premio Columbus negli Stati Uniti. (...) Cinque anni dopo ha esordito sul podio, dedicandosi soprattutto al repertorio novecentesco (Bartók, Berg e Kabalevski). Ha fatto conoscere la musica di Dallapiccola in Unione Sovietica; in Russia, ha registrato venticinque dischi con l'Orchestra filarmonica di Leningrado ed è stato il primo direttore d'orchestra italiano invitato in Cina a dirigere le orchestre di Pechino e Shanghai. Dal 1982 ha diretto l'orchestra del National Arts Centre di Ottawa (...) Dal 1969 al 1971 è stato Direttore artistico del teatro San Carlo di Napoli. Nel 1970 viene eletto Accademico di Santa Cecilia a Roma e Presidente dell'Accademia Filarmonica di Bologna. Nel 1991 ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi ufficiali, in modo da avere più tempo da dedicare allo studio e alla creazione di nuove opere.
La sua prima opera, "Mario e il mago", è stata rappresentata alla Scala di Milano nel 1956, con la regia di Luchino Visconti diretta da Luciano Rosada con Salvo Randone e, nel 1957, fu chiamato da Herbert von Karajan a rappresentarla alla "Staatsoper" di Amburgo. (...) Ha scritto la "Missa pro defunctis" in ricordo del violinista Leonid Kogan, rappresentata in prima assoluta a Mosca nel secondo Festival internazionale di arte contemporanea. (...) Il 12 maggio 1997, Franco Mannino ha diretto il concerto di apertura del ricostruito Teatro Massimo di Palermo e, il 23 luglio 2000, in occasione del Giubileo, dopo duemila anni il Colosseo ha riaperto alla musica, per la sua "Missa Solemnis Pro Jubilaeo Domini Nostri Tertio Millennio", diretta dallo stesso autore, con l'orchestra, i solisti e il coro del Teatro dell'Opera di Roma.

 


 

giovedì 23 novembre 2017

Il caimano


 
Il caimano (2006). Regia di Nanni Moretti. Scritto da Nanni Moretti, Heidrun Schleef, Federica Pontremoli, Francesco Piccolo. Fotografia di Arnaldo Catinari. Musica di Haendel (Dixit Dominus), eseguita da Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano. Musiche per il film di Franco Piersanti. Interpreti: Silvio Orlando, Giuliano Montaldo, Margherita Buy, Elio De Capitani, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Jerzy Stuhr, Matteo Garrone, Jasmine Trinca, Cecilia Dazzi, Michele Placido, Nanni Moretti, Anna Bonaiuto, Valerio Mastandrea, Carlo Mazzacurati, Dario Cantarelli, e molti altri. Durata: 112'

"Il caimano" di Nanni Moretti contiene una sequenza dove si esegue il "Dixit Dominus" di Haendel: Margherita Buy interpreta una ormai ex attrice di film scadenti, ancora giovane, che canta in un coro. Si sta separando dal marito (Silvio Orlando) che è stato il suo produttore in quei pessimi film e che ancora cerca di continuare a fare film, nonostante tutto. Dal loro matrimonio sono nati due bambini, e quando comincia il film veniamo a sapere che si stanno separando. Tutto sembra filare liscio, da persone civili, ma poi lui non ce la fa più, non vuole separarsi, vuole stare ancora insieme alla moglie e ai bambini, ma non è più possibile. Quando il "Dixit Dominus" viene eseguito in concerto, il marito che si sente abbandonato interrompe il concerto dirigendosi verso il palcoscenico. Nanni Moretti non ci dice come va a finire il concerto, i due si separeranno in armonia nelle sequenze successive, ma è comunque una piacevole sorpresa ascoltare questo brano di Haendel in un film (io pensavo, una volta fatto il nome di Haendel, che arrivasse il famoso "Hallelujah": da qui la sorpresa). L'esecuzione di Haendel che vediamo e ascoltiamo è ad opera del Nuovo Coro Sinfonico Lirico Romano; porto qui alcuni fermo immagine di questa scena.

 
"Il caimano" non è propriamente un film politico; è presente ed è cospicua la parte dedicata a Silvio Berlusconi (presente anche con filmati del telegiornale) ma ha gran parte anche la vita privata dei personaggi, e da questo punto di vista lo si può considerare come un film intimista. Ad essere pignoli, "Il caimano" si può dividere in tre tematiche diverse: in primo luogo il discorso sul cinema italiano, il cinema nel cinema, i critici (come Marco Giusti e come Tatti Sanguineti, qui anche come interprete di se stesso) che glorificano pessimi film e li spacciano per capolavori, cioè il venire meno della funzione del critico; poi il produttore scassatissimo diventa simpatico, questo ci può stare, ma è comunque un cialtrone. In secondo luogo il privato, il personale, la separazione dolorosa di una bella famiglia, il mobbing verso la moglie (tema non sviluppato, ma solo accennato), la regista lesbica e la sua compagna, eccetera. Infine, la parte più propriamente politica che forse si ha avuto paura di affrontare di petto. Nel "Caimano" mi sembra di vedere un difetto di scrittura, c'è qualcosa che non convince nella sceneggiatura del film, che è comunque un film ben girato e con molti motivi di interesse anche dopo tanti anni dalla sua uscita.


Un film da fare, appena accennato nel "Caimano" (le scene con Elio De Capitani), e sarebbe veramente politico oltre che essere una storia avvincente, è quello sull'acquisizione dei terreni per Milano 2, con l'avvocato Previti già in campo; o magari sull'incendio benemerito che distrusse gli archivi della banca dove lavorava il papà di Silvio. Negli anni '90 e successivi i giornali pubblicarono molte notizie in proposito, ci sono sentenze di tribunale, fascicoli di indagini, c'è tanto e sarebbe un bel soggetto originale per il cinema; ma non stupisce che nessuno se ne sia mai occupato, perché il cinema degno di questo nome ormai non esiste più. "Il Caimano" segna infatti il confine definitivo con il cinema di denuncia, da allora (dal 2006) puoi dire e scrivere quel che vuoi, tanto non ti ascolta più nessuno. Nel frattempo siamo arrivati ai social network, internet è davvero nelle mani di tutti (anche alla lettera: nel palmo della mano, con lo smartphone) ma il risultato, all'apparenza paradossale, è una sempre maggiore disinformazione. Anche "Gomorra" di Saviano da libro di denuncia è diventato un telefilm in tante puntate, con i suoi fans, come se fosse "Beautiful" o "Il commissario Rex" o una puntata della signora in giallo. Il vero finale, quello che stiamo vivendo nella realtà e che nel 2006 era solo un'ipotesi, è un mix fra questo che si vede nel film e il finale del "Portaborse", film gemello del "Caimano" girato da Daniele Luchetti nel 1991: il faccendiere viene pubblicamente condannato a sette anni di carcere, ma la gente lo vota ancora, anche più di prima. Non solo: i media lo rispettano, Repubblica compresa viene da dire scorrendo i titoli di queste ultime settimane. Significativo e molto ben pensato, in questo senso, il pezzo del lego che non si trova, come il puzzle di Georges Perec in "La vita istruzioni per l'uso" (alternato alle scene del Dixit Dominus). E' il lego dei bambini di Silvio Orlando e Margherita Buy: il pezzo che non si trova, la tessera del puzzle che non conclude l'opera, il senso delle cose che capitano che ci sfugge.

 
Gli attori: Silvio Berlusconi è affidato a tre interpreti, con Elio De Capitani (molto bravo) che è l'unico a fare qualcosa che ricordi un'imitazione o una ricostruzione dell'originale, e riesce anche ad essere molto somigliante al Caimano così come era negli anni '80. Michele Placido e Nanni Moretti recitano invece estratti da dichiarazioni originali di Berlusconi; che appare di persona in un documento originale, il vergognoso e insensato assalto all'eurodeputato Schulz (tanto più grave e stupido perché Berlusconi era in quel momento presidente del Consiglio Europeo). Sempre nella parte politica, Anna Bonaiuto interpreta Ilda Boccassini (che io vorrei Presidente della Repubblica, sarebbe un bel segnale di cambiamento vero), Valerio Mastandrea è l'ufficiale della Guardia di Finanza "comperato" da Berlusconi (fatto verissimo anche questo, un altro bel soggetto per una sceneggiatura), Toni Bertorelli è Indro Montanelli (forse ispirato anche a Giorgio Bocca). Nella parte dedicata al cinema molte divertite partecipazioni di registi veri del cinema italiano, più o meno grandi: Giuliano Montaldo, Paolo Virzì (il maoista), Garrone e Sorrentino, Carlo Mazzacurati. Jasmine Trinca è la giovane regista, Cecilia Dazzi è la sua compagna; Silvio Orlando e Margherita Buy sono la coppia protagonista ed è giusto menzionare anche i due bambini, molto bravi. Il grande attore polacco Jerzy Stuhr nuota nella piscina con Silvio Orlando: "sono l'unico che è riuscito a guadagnare con i tuoi film" dice il suo personaggio, in ottimo italiano.
La grande caravella che passa accanto a Silvio Orlando, verso il finale, è una citazione esplicita (un omaggio?) del passaggio del transatlantico Rex di Fellini, in Amarcord.

 
Alla mia prima visione ero rimasto colpito dalla scena della gelateria, quando Silvio Orlando chiede una vaschetta con il gelato da portare a casa e il gelatiere gli risponde chiedendogli quanto dista da casa, perché se è più di dieci minuti, eccetera. Speravo che Nanni Moretti ci facesse un film intero, su questo tema: lasciatemi in pace, cosa volete ancora da me, basta. Non è solo la burocrazia statale che tallona le nostre vite, ormai anche nel privato e nelle piccole cose (nel nostro posto di lavoro...) ci sono centinaia di intoppi che vengono fatti passare per indispensabili. Ma queste cose invece hanno preso sempre più spazio nelle nostre vite, ormai è inutile anche protestare, questi fanatici che ci stanno rovinando la vita sono ormai ovunque; e nel frattempo i furbi e i malviventi prosperano (mi riferisco anche a cose gravi, come le leggi su "femminicidio" e "stalking", vere e proprie grida manzoniane).


Nel frattempo è ormai più che accertato che della domanda chiave degli ultimi trent'anni, "da dove vengono tutti questi soldi" ai miei compatrioti fresconi non importa niente di niente, anzi ne sono orgogliosi. La realtà è che abbiamo al governo (in Lombardia da più di vent'anni, ininterrottamente) due partiti, uno fondato da tre pregiudicati e l'altro fondato da un tizio che per un quarto di secolo si è fottuto i soldi del partito, per di più riesumando il cadavere del buce - non importa niente di niente, loro pensano che lo spread sia stata una balla, e sono orgogliosi di questi ladri (Matteotti nel 1924 fu ucciso proprio perché denunciava le ruberie fasciste) e guai a chi prova soltanto a mettere un filo di dubbio nelle loro teste. Andersen scrisse la favola del re nudo, ma non disse che cosa era successo al bambino che lo aveva detto in pubblico, e ai suoi genitori.

 
Si parla molto del cinema italiano, e i due personaggi affidati a Michele Placido e a Giuliano Montaldo, l'attore famoso che si tira indietro all'ultimo momento e il regista che preferisce il quieto vivere dell'ennesima serie tv, sono davvero parte consistente della nostra attuale società.
Meno interessante il lato privato e personale dei personaggi, la separazione tra la Buy e Silvio, i bambini, le partite di calcio, le due lesbiche, non è che aiutino a capire il film e rendono più confusa la narrazione. Comunque sia, Moretti alla fine ci ha provato e ha fatto per davvero il film che non fa più nessuno, e questo è un suo grande merito; il problema vero che gli è sfuggito è però che il grande cinema italiano è finito, quasi tutti si guardano l'ombelico o il palmo della mano (con annesso smartphone, s'intende) ognuno per conto suo, magari con le orecchie chiuse dagli auricolari, così che non penetri il mondo reale. Terrificante, ma ormai è così.