sabato 22 settembre 2018

Orwell's 1984 ( II )


Il nuovo motivo musicale, che avrebbe dovuto essere quello ricorrente nella Settimana dell’Odio (si chiamava, infatti, Canto dell’Odio) era già stato composto e se ne stava già facendo un uso smodato sul teleschermo. Era fondato su un ritmo assai insistente e primitivo che non si sarebbe potuto definire esattamente musica, e che richiamava l’idea d'un tamburo incessantemente battuto. Ruggito da centinaia di voci accompagnate da robuste pestate di piedi in marcia, era davvero (come nelle intenzioni) terrificante. Era andato a genio ai prolet e in quei loro vagabondaggi notturni era entrato in diretta competizione con il già popolarissimo “Fu un desiderio senza speme...". I ragazzini dei Parsons lo sonavano e lo cantavano a tutte le ore del giorno e della notte, invariabilmente, con il solito pettine vibrato sulla solita carta igienica. Era intollerabile.
George Orwell, 1984, traduzione Gabriele Baldini, Oscar Mondadori 1984, pagina 175


Il romanzo di Orwell torna sempre più alla memoria, più si va avanti nel Nuovo Millennio e più sembra di viverci dentro. Ma in maniera più morbida, almeno fino ad oggi (estate 2018); e con alcune differenze per le quali Orwell sarebbe sicuramente sorpreso. Per esempio, siamo tutti molto più controllati che nel romanzo di Orwell, ma i controllati sono contenti e non se ne preoccupano affatto (vedi facebook, i social network in generale...), e la tecnologia ha compiuto passi così da gigante che, oggi, non è più necessario spiare dalle finestre in elicottero (come accade nel libro), basta un drone di piccole dimensioni, e anche molto meno (le videocamere sono così piccole che chiunque può spiarvi, lo smartphone stesso è una spia continua). In campo musicale, per adesso nessuno è venuto a chiedermi di cantare un motivo come quello descritto da Orwell in questa pagina, né di partecipare a manifestazioni come quelle, ma la descrizione qui sopra ("l’idea d'un tamburo incessantemente battuto. Ruggito da centinaia di voci accompagnate da robuste pestate di piedi in marcia,") ricorda molto ciò che viene diffuso ad ogni momento dalle radio commerciali, nei negozi, negli ascensori, perfino al Bancomat di Banca Intesa mentre faccio qualche operazione - per distrarmi, immagino, quando invece dovrei essere invece molto vigile. La batteria "elettronica" è così, un tamburo incessantemente battuto, sempre quei due o tre ritmi molto elementari; e copre quasi tutta la musica che sono costretto ad ascoltare se voglio avere un po' di vita sociale. Per il momento manca il "ruggito da centinaia di voci accompagnate da robuste pestate di piedi in marcia", speriamo che almeno questo ci sia risparmiato - ma non è detto, quello che si vede in giro preoccupa molto. 

(le immagini vengono da "Brazil" di Terry Gilliam, ispirato a Orwell)

sabato 15 settembre 2018

Orwell's 1984 ( I )


« E quel quadro lassù - disse Julia indicando la stampa sulla parete opposta - anche quello è vecchio di cent'anni?»
« Ah, più di cent’anni. Duecento, forse. Non si può dire. E' impossibile dire l'età esatta delle cose, oggi.»
Julia si alzò e andò a guardarlo da vicino.
«Qui è dove quello schifoso ha mostrato il muso» disse, toccando il pannello di legno sotto la stampa. « Che posto è? Mi pare di averlo veduto da qualche parte. »
«E' una chiesa, o almeno era. una chiesa, una volta. Si chiamava San Clemente. »
Il frammento della canzoncina che gli aveva insegnato il signor Charrington gli tornò in mente.
E aggiunse, con una specie di nostalgia: « Aranci e limoni, dicon le campane di San Clemente!».
Con sua grande meraviglia, lei completò i versi:
« Mi devi tre farthings, dicon le campane di San Martino.
Quando mi saldi il conto? dicono le campane di Old Bailey.»
« Non ricordo come continua» aggiunse Winston « ma ricordo come va a finite: "Viene una candela per accompagnarti a letto, viene una scure per tagliarti la testa...”.»
Era come fossero le due metà d’un segno di riconoscimento. Ma ci doveva essere un verso, dopo “le campane di Old Bailey". Forse si sarebbe potuto cavarlo fuori dalla memoria del signor Charrington, a saper fare.
« Chi te l’ha insegnato?» chiese Winston.
« Mio nonno. Me lo recitava quando ero piccola. Fu vaporizzato che avevo appena otto anni... Ad ogni modo, è scomparso. Mi chiedo che cosa potesse essere mai un limone» aggiunse. « Gli aranci li ho visti: sono certi frutti rotondi e gialli con la scorza dura e spessa.»
(George Orwell, 1984, traduzione Gabriele Baldini, Oscar Mondadori 1984 pagine 172-173)


Si tratta di una canzone molto popolare in Gran Bretagna, una filastrocca o qualcosa di simile, una di quelle che recitano i bambini durante i loro giochi; per bambini, nonostante il finale cruento e il testo tutt'altro che infantile. Anche da noi esistono filastrocche di questo tipo; nel libro di Orwell il finale sarà altrettanto cruento, e quindi il ricordo della canzone, nonostante il piacere infantile nel ricordarla, è il presagio di qualcosa di nefasto che sta per accadere. Il testo originale completo è questo:
"Oranges and lemons,/ Says the bells of St. Clement's."
"You owe me five farthings,/ Says the bells of St. Martin's."
"When will you pay me?/ Says the bells of Old Bailey."
"When I grow rich,/ Says the bells of Shoreditch."
"When will that be?/ Says the bells of Stepney."
"I do not know,/ Says the great bell of Bow."
"Here comes a candle
to light you to bed,
And here comes a chopper
to chop off your head!”
“Chip chop Chip chop
the last man is dead.“
Su youtube ne esistono molte versione, ne ho scelte tre ( qui e qui e qui ) ma volendo ci si può sbizzarrire ascoltandole tutte, se avete tempo è anche divertente farlo. Si può ancora aggiungere che per gli appassionati di musica il nome completo di una di queste chiese, St. Martin in the fields, porta diritti a sir Neville Marriner e alla sua Academy of St. Martin in the fields: direi che tutti abbiamo in casa uno dei loro dischi, o lo abbiamo avuto. Mozart, soprattutto.

 
(l'immagine a metà post viene dal film "Brazil" di Terry Gilliam, ispirato a "1984")
 

sabato 8 settembre 2018

L'innocente (Visconti)


 
L'innocente (1976) Regia di Luchino Visconti. Tratto da un romanzo di G.D'Annunzio. Sceneggiatura di Suso Cecchi D'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti. Fotografia di Pasquale De Santis. Musiche di Gluck, Chopin, Mozart. Musiche per il film di Franco Mannino. Interpreti: Laura Antonelli, Giancarlo Giannini, Massimo Girotti, Jennifer O'Neill, Rina Morelli, Marc Porel, Roberta Paladini, Benedetta Pecchioli. Durata: 125 minuti

"L'innocente", ultimo film di Luchino Visconti, contiene una bella sequenza di canto, durante il ricevimento a venti minuti dall'inizio del film, subito dopo lo schiaffo che Giannini dà a Massimo Girotti (una sfida a duello, e due attori magnifici). Ne è protagonista la cantante Benedetta Pecchioli, mezzosoprano; il brano eseguito è "Che farò senza Euridice", dall'Orfeo di Gluck. Al pianoforte in questa scena vediamo una donna, ma secondo i titoli di testa a suonare dovrebbe essere Franco Mannino, anche nelle altre sequenze con pianiste donne dove si ascoltano Chopin (Berceuse, Valzer), Mozart (marcia turca dalla Sonata KV331 ), Liszt (Giochi d'acqua a Villa d'Este). E' una bella sequenza, in cui è riconoscibile la mano di Luchino Visconti; l'unico appunto che gli si può fare è che mostra per ben due volte in tre minuti l'antipatica consuetudine di una parte del pubblico di chiacchierare mentre gli altri ascoltano. Visconti usa questa scena per portare avanti il discorso narrativo, quindi gli si può perdonare (a un grande regista come Luchino Visconti si perdona tutto, o quasi).

 

 
"L'innocente" è tratto da un romanzo di Gabriele d'Annunzio; wikipedia.it ne riassume così la trama: Nella Roma umbertina del 1891, l'aristocratico Tullio Hermil non ha remore nell'esibire pubblicamente la relazione extra-coniugale con la contessa Teresa Raffo. La docile moglie Giuliana appare rassegnata a una convivenza limitata a "stima e rispetto" reciproci.
Ma allorché, al ritorno da un viaggio di natura sentimentale a Firenze, apprende di un'amicizia sorta tra la moglie e il letterato d'origini popolari Filippo D'Arborio, Tullio manifesta un rinnovato interesse per Giuliana. Durante un soggiorno alla "Badiola", residenza estiva di famiglia, cerca di riconquistarla, ma ben presto viene a sapere che la moglie è incinta d'un figlio frutto della relazione con D'Arborio, che però muore di lì a poco, a causa d'una grave malattia infettiva contratta in Africa. La gelosia di Tullio si rivolge al nascituro e, dopo avere invano tentato di convincere Giuliana ad abortire, assiste indifferente ed estraneo alla nascita e ai primi giorni di vita di quell'odiata presenza. Poi, durante la messa natalizia, approfittando della solitudine, espone il neonato al gelo, causandone il decesso, di cui solo la moglie può comprenderne la causa: nel tentativo di proteggere il figlio, Giuliana era giunta a simulare col marito avversione per quella presenza estranea che li divideva e ciò aveva rafforzato l'insano proposito omicida di Tullio. In assenza di prove, la giustizia terrena non può nulla contro l'infanticida. Lasciato dalla moglie, mentre la contessa Raffo, alla quale ha narrato i fatti, giace su un divano stordita dallo champagne, Tullio si toglie la vita con un colpo di pistola.




 
Sul mio piano personale, devo dire che è un film che non mi ha mai entusiasmato, penso soprattutto per la scelta del soggetto: non ho mai avuto simpatie per D'Annunzio e quando mi capita di tornarci sopra capisco subito perché. Riporto qui un mio appunto veloce di qualche anno fa, il film ha molte belle sequenze e i grandi attori si rivedono sempre volentieri, qui ero stato molto sbrigativo e anche un po' sarcastico, ma confesso: ogni volta che ragiono su Visconti e penso a "L'innocente" non ho una gran voglia di rivederlo.
L'innocente di Visconti è del 1976; lo rivedo per intero ed è un bel po' punitivo, direi più che altro per colpa del Rapagnetta (fin qui davo la colpa alla malattia di Visconti). Questo soggetto era forse l'ideale per Matarazzo, ma se Visconti lo ha scelto bisogna prenderne atto. Il soggetto è questo: una coppia di ricchi sfaccendati e annoiati (Giannini e Laura Antonelli) si prende delle libertà; lei rimane incinta di uno scrittore alla moda e a farne le spese è il povero bambino, l'innocente del titolo. Alla fine i morti sono tre: il ricco Tullio suicida (Giannini), lo scrittore alla moda (Marc Porel col pizzetto) che va a prendersi qualche brutta malattia in Africa, e il povero bimbo nato da poche settimane e scampato all'aborto. Jennifer O'Neill, doppiata da Valeria Moriconi, è la fascinosa amante di Giannini; nel cast Rina Morelli, Massimo Girotti, Roberta Paladini (Elviretta, nelle prime sequenze). Film ben fatto e ben curato, stile Visconti; il difetto è nel soggetto. Dispiace molto per il bimbo, ma qui ci voleva Paolo Poli più che Luchino Visconti.
 

 

 


sabato 1 settembre 2018

Nellie Melba


Nellie Melba è una delle cantanti leggendarie nel mondo dell'opera, quelle di cui tutti conoscono il nome ma che rimangono spesso poco più di un nome, simbolo di un'epoca passata. Esistono sue registrazioni, tutte abbastanza precarie (all'inizio della registrazione sonora la sua voce era già in declino), e pochissime, quasi inesistenti, sono anche le sue apparizioni in filmati d'epoca,. Il sito www.imdb.com dà presenza di lei solo in un documentario del 1947, "Paris mil neuf cent". Il film "Evensong" del 1934, regia di Victor Saville con protagonista Evelyn Laye, si basa su un romanzo scritto dalla sua segretaria Beverley Nichols, dove la protagonista è ispirata a Nellie Melba, non sempre un ritratto lusinghiero. La Melba era molto popolare e rispettata in Australia, e il film fu respinto e vietato dalle autorità del suo paese natale. A Nellie Melba fu dedicato un ritratto del pittore australiano Rupert Bunny, poi riportato anche su francobolli e banconote. Sempre da internet apprendo l'esistenza di altri film su Nellie Melba: è del 1953 un film biografico intitolato "Melba" per la regia di Lewis Milestone, con protagonista il soprano Patrice Munsel. Nel 1987 la Australian Broadcasting Corporation produsse uno sceneggiato intitolato "Melba", con protagonista l'attrice Linda Cropper, doppiata nelle parti cantate da Yvonne Kenny. Nellie Melba fu interpretata dal soprano neozelandese Kiri Te Kanawa nel terzo episodio della quarta stagione di "Downton Abbey" (2013), come ospite di Lord e Lady Grantham.
Di lei dice la Garzantina: « Nellie Melba, soprano australiano, 1861-1931. La sua voce, straordinaria per agilità ed estensione e splendida per il timbro brillante e cristallino, le procurò immensa fama in Inghilterra e negli Usa, dove fu considerata erede di Jenny Lind. Il suo repertorio andava dalla Lucia di Lammermoor al Rigoletto, al'Amleto di Thomas, alla Traviata, al Faust e alla Bohème.»
In realtà Nellie Melba fu molto più di una cantante, una vera e propria star internazionale secondo i canoni che usiamo oggi, anche nel campo della moda. Wikipedia le dedica molto spazio, io riassumo meglio che posso le molte notizie riportate, rimandando al sito originale per gli approfondimenti.
da www.wikipedia.it : Nellie Melba, nome d'arte di Helen Porter Mitchell (Richmond, 19 maggio 1861 – Sydney, 23 febbraio 1931), è stata un soprano australiano. Studiò canto a Melbourne; in seguito si trasferì a Brisbane dove nel 1882 sposò Charles Nesbitt Frederick Armstrong a Brisbane e nel 1883 nasce il loro figlio George. In seguito si separò dal marito e tornò a Melbourne dove ebbe luogo la sua prima apparizione in pubblico, presso il Melbourne Town Hall nel 1884. Fu proprio in ricordo della sua città natale che adottò il nome d'arte di Nellie Melba.

Dal 1886 studia a Parigi con Mathilde Marchesi e dopo pochi mesi firma un contratto con l'impresario Maurice Strakosch. Dopo la morte dell'impresario debutta il 12 ottobre 1887 come Gilda in Rigoletto al La Monnaie/De Munt di Bruxelles dove poi è Violetta ne La traviata, dal maggio 1888 canta Lucia di Lammermoor al Royal Opera House Covent Garden di Londra e nel 1889 è Ophélie in Hamlet di Thomas all'Opéra national de Paris con successo. Nel giugno dello stesso anno a Londra è Giulietta in Romeo e Giulietta (Gounod) con Jean de Reszke e nel luglio 1890 è la protagonista nella prima di Esmeralda di Arthur Goring Thomas con Jean De Reszke a Londra. Dopo il 1890 inizia una relazione con Luigi Filippo Roberto d'Orléans che l'accompagna quando va a cantare per Nicola II di Russia. A Londra nel 1893 è Nedda in Pagliacci di Leoncavallo. Nel dicembre 1893 debutta al Metropolitan di New York in Lucia di Lammermoor diretta da Luigi Mancinelli, seguita da Ophélie in Hamlet di Thomas diretta da Enrico Bevignani, Nedda in Pagliacci con Fernando De Lucia e Mario Ancona e Gilda in Rigoletto con Sofia Scalchi; nel 1894 la protagonista in Semiramide (Rossini) con Édouard de Reszke, Giulietta in Romeo e Giulietta (Gounod) bissando l'aria Je veux vivre, Elisabeth in Tannhäuser (opera), Elsa in Lohengrin (opera), Marguerite in Faust (opera). Seguono Micaela in Carmen (Bizet), la protagonista in Elaine di Herman Bemberg. Marguerite de Valois ne Les Huguenots di Meyerbeer con Victor Maurel, nel 1896 la protagonista in Manon (Massenet) e Brünnhilde in Sigfrido (Wagner) diretta da Anton Seidl.
Nel 1900 è Mimì ne La bohème di Puccini con Giuseppe Cremonini Bianchi e Marcel Journet, e Violetta ne La traviata di Verdi a San Francisco. Nel 1901 interpreta l'Infanta in Le Cid di Jules Massenet. (...) La sua voce di soprano lirico-leggero, dotata di notevole agilità, fu particolarmente apprezzata in Inghilterra e negli Stati Uniti. Lavorò con Malcolm McEachern, Ella Caspers e Ada Crossley. Sposò il nobile Charles Frederick Nisbett Armstrong dal quale ebbe un figlio, George. Anche se sulla carta durò quasi vent'anni, il matrimonio fu tempestoso sin dall'inizio e si concluse con il divorzio. Ritornata in Australia, divenne direttore del conservatorio di Melbourne fino alla sua morte. Il grande chef francese Auguste Escoffier creò, in suo onore, un particolare dolce da dessert: la Pesca Melba. Nel 1931 muore di setticemia all'ospedale di Sydney.
Nel 1925 venne pubblicata a sua autobiografia "Melodies and Memories" scritta in gran parte dalla sua segretaria Beverley Nichols.  Il romanzo "Evensong" della Nichols (1932) si basa su alcuni aspetti della vita di Nellie Melba, ed è tutt'altro che adulatorio. Nel 1934 "Evensong" venne portato al cinema con protagonista Evelyn Laye; il film fu per molto tempo proibito in Australia. (Qui a destra, il ritratto di Nellie Melba eseguito dal pittore australiano Rupert Bunny)

 
 
 
 

martedì 28 agosto 2018

Richard Tauber


Richard Tauber è stato uno dei più grandi tenori della prima metà del Novecento. Di lui la Garzantina dice: « Richard Tauber (Linz, 16 maggio 1891 – Londra, 8 gennaio 1948), pseudonimo di Ernst Seiffert, tenore inglese di origine austriaca. Debuttò nel 1913 a Chemnitz con Il Flauto Magico, e dal 1915 si produsse nei maggiori teatri tedeschi, a Vienna e a Londra. La dolcezza e la flessibilità della voce, la suggestione dell'accento, la straordinaria ricchezza delle tinte e delle sfumature e il gusto raffinato ne fecero un grande interprete di Mozart, del repertorio liederistico e anche delle operette di Lehar. »
 
 
Richard Tauber ha avuto anche un'intensa attività cinematografica, per molti versi simile a quella di Beniamino Gigli e negli stessi anni.Come Beniamino Gigli, Tauber fu interprete e protagonista di numerosi film, spesso simili nel soggetto a quelli del grande tenore italiano, scritti su misura per lui dagli inizi del sonoro fino al 1946, a meno di due anni dalla sua morte. Nei suoi film è spesso presente l'attrice Diana Napier, che fu sua moglie (foto qui sopra).

Nel dettaglio, secondo l'elenco di www.imdb.com  :
-1929 "Ich küsse Ihre Hand, Madame" (Vi bacio la mano, Madame - Il bacillo dell'amore), regia di Robert Land, film con Marlene Dietrich prima dei successi di Hollywood; Tauber doppia l'attore Harry Liedtke nelle parti cantate
- 1930 "Ich glaub' nie mehr an eine Frau" (Non crederò più a una donna"), regia di Max Reichmann, Tauber è protagonista, nel cast c'è anche Gustav Grundgens, uno dei maggiori attori tedeschi.
- 1930 "Das lockende Ziel" (Eco della montagna, "La meta inaccessibile"), regia di Max Reichmann, Tauber recita da protagonista.
- 1930 "Das Land des Lächelns", cioè "Il paese dei campanelli" di Franz Lehar. Con regia di Max Reichmann, è un film sulla messa in scena dell'operetta di Lehar, con Tauber protagonista nel doppio ruolo dell'impresario e del protagonista dell'operetta. Tra gli interpreti anche Max Schreck, che nel 1921 era stato il protagonista di "Nosferatu" di F.W.Murnau.
- 1931 "Die große Attraktion", regia Max Reichmann; Tauber è a capo di una banda vaudeville ma ha una gran voce che attira l'attenzione di un'impresaria.
- 1932 "Melodie der Liebe" (L'ultima canzone - Melodia d'amore) regia di Georg Jacoby; Tauber è un tenore vedovo con una figlia piccola.
- 1932 "Schuberts Lieder" cortometraggio di nove minuti, produzione tedesca.
- 1934 "Blossom time" (Sinfonia d'amore) regia di Paul Stein; Tauber è Franz Schubert in un film che si direbbe biografico.
- 1935 "Heart's Desire", regia di Paul Stein, commedia dove Tauber è un tenore viennese "scoperto" da un'impresaria internazionale, riluttante a trasferirsi a Londra
- 1935 "The Big Broadcast of 1936", regia di Norman Taurog, film "all stars" con molti nomi famosi o sulla cresta dell'onda, del cinema e della musica leggera.
- 1936 "Forbidden music" (Lasciateci cantare), regia di Walter Forde, commedia musicale su una principessa di uno Stato immaginario che mette al bando la musica; Tauber è il tenore Mario Carlini (negli anni successivi ci sarebbe stato un tenore vero dal nome quasi identico, Mario Carlin ) che torna in patria per salvare la situazione. Con Diana Napier, Jimmy Durante.
- 1936 "Pagliacci", regia di Karl Grune; un adattamento da Leoncavallo. Tauber è "Canio Salvatini" (ha anche il cognome), con lui Steffi Duna e altri attori di area tedesca.
- 1945 "Waltz Time", regia di Paul Stein, film musicale ambientato nella Vienna di inizio '800. I protagonisti sono Carol Raye e Peter Graves e Patricia Medina, Tauber interpreta un pastore.
- 1946 "Lisbon story" (Accadde a Lisbona), regia di Paul Stein, con protagonisti David Farrar e Patricia Burke. E' un cabaret musicale sulla guerra appena conclusa, con diversi ospiti tra i quali Richard Tauber e il violinista Stéphane Grappelli.


 



sabato 25 agosto 2018

Come scegliere il Presidente della Rai, e altro ancora


Il presidente della Rai, i membri del Consiglio di Amministrazione della Rai: come vanno scelti, quali sono i profili più adatti? Viene da dire: persone di grande cultura e con grande curiosità intellettuale. Era questo, infatti, il profilo dei dirigenti Rai dalla nascita della tv almeno fino ai primi anni '80; poi qualcosa è cambiato, e qui cominciano i dubbi sul presente e sul futuro. Per esempio, dato che in tv si trasmettono film, verrebbe spontaneo parlare di docenti universitari in Storia del cinema: ma oggi i docenti universitari e i critici più in voga ti spiegano che Lucio Fulci, Umberto Lenzi e Sergio Corbucci sono i maestri del cinema, e quindi le certezze cominciano a cadere. Lucio Fulci, quello che faceva i film di Franco e Ciccio? Gli siamo tutti affezionati ma direi che uno che presenta questi registi come maestri del cinema si dequalifica da solo. In Italia abbiamo però ancora dei centri di eccellenza, come la Cineteca di Bologna: bisognerebbe pescare da lì, ma so già che non può accadere.
La Rai-Tv era nata, nei primi anni '50, con una discussione su quale modello scegliere: molti non lo sanno o fanno finta di non ricordarsi, e c'è anche chi fa spallucce come se fossero scemenze. Invece era una discussione importante: scegliere il modello Usa, dominato dalla pubblicità, o un modello più alto, che aiutasse a crescere gli italiani? Non solo l'Italia, ma tutta Europa scelse la seconda opzione. Il risultato fu, per esempio, la BBC inglese: una tv autorevole capace di produrre programmi e documentari di altissimo livello. Anche la Rai degli anni '50 e '60 produceva programmi di alto livello, anche giornalistico, d'informazione. Negli sceneggiati tv lavoravano i più grandi attori di teatro, e molti giovani che poi sarebbero diventati importanti (come Giancarlo Giannini, per fare un solo nome). Negli anni '70 e '80 la Rai produsse anche film per il cinema che le diedero grande prestigio internazionale. Certo c'erano anche cose che non funzionavano, ma quel modello di tv io me lo ricordo ancora, ero un bambino ma tante cose le ho imparate proprio da quella Rai, prima ancora che dalla scuola. Le cose cambiarono dai primi anni '90, con l'avvento ai comandi dei berlusconiani e dei leghisti, che imposero una nuova leva dirigenziale presa di peso dalle tv commerciali. Di fatto, pubblicità e audience prima di tutto il resto, cioè prima della qualità. (Detto en passant, la Lega aveva già il ministro degli Interni nel 1994, oltre a quello delle Riforme, la presidenza della Camera e tanto altro; e governa due regioni come Lombardia e Veneto ininterrottamente dal 1995 - eppure oggi 2018 la si fa passare per il nuovo, miracoli del marketing).
Quando si parla della Rai del passato c'è sempre chi tira in ballo le Canzonissime e i presentatori di quiz; ma così non era, quello era solo uno degli aspetti della Rai. Sulla Rai, con due soli canali (il terzo è arrivato nel 1980) io ho visto di tutto: partite di calcio e inchieste giornalistiche, varietà del sabato sera ma anche opere e concerti, il campionato di basket e le inchieste di Enzo Biagi... il paragone con l'oggi è sconcertante. Se questi signori si ricordano solo di Pippobaudo e della Carrà devono farsi un bell'esame di coscienza. In Rai c'erano tante cose belle ma loro si ricordano solo di quello? Forse dovrebbero ripensare a come hanno gestito le loro vite... Ma ormai è passata la storia dei fagioli della Carrà e dei quiz di Mike Bongiorno, quelli cioè che erano già pronti (complici Arbore e Boncompagni, che hanno molto ben preparato il campo) per la tv commerciale, cioè per gli spot. I primi dirigenti Rai, come Pugliese e Vittorio Veltroni, volevano evitare proprio questo, che la tv diventasse solo commerciale, togliendo di mezzo le cose belle e utili. Si cercava il meglio, e c'era tanto spazio anche per le trasmissioni leggere.
Oggi si fanno degli aut aut sulla pubblicità: togliere del tutto la pubblicità alla Rai, per esempio. In realtà si potrebbe ragionare su costi e ricavi, sarebbe meglio per tutti. La Commissione di Vigilanza non ha mai posto il problema dei ricavi della pubblicità, trasmissione per trasmissione: per esempio, che senso ha riempire i film di pubblicità quando si trasmettono alle sette del mattino o alle tre di notte? Sono domande elementari, ma non se le pone nessuno.


PS: Queste riflessioni sono ormai da considerarsi obsolete: l'avvento del governo Grillo-Salvini le rende inutili, il declino continuo della tv sta trovando la sua fine, dimentichiamoci della Rai del servizio pubblico, ormai è andata. Cinque anni fa, per il Consiglio di Amministrazione Rai, Beppe Grillo scelse un dirigente delle tv commerciali, di fatto un pubblicitario ma spacciato per grande esperto di tv. Non credo che le cose siano cambiate da allora, sarei felice di essere sorpreso da buone nomine, ma così non sarà perché Lega e Grillini provengono dalla stessa direzione, cioè dalla classe dirigente allevata dai Craxi, dai Berlusconi, da CL. Figli e nipoti di paninari e reaganiani, non concepiscono altro mondo che questo. In quegli ambienti si continua a parlare dei "danni del '68", ma qui altro che il '68, ci sono danni per un secolo o due. So che esiste un nucleo di ottimi dirigenti, ma sono emarginati oppure se ne stanno alla larga. Che dire, fanno bene... se gli elettori dormono, se fanno passare per nuovo perfino il buce, cos'altro può succedere alla Rai del prossimo futuro? (la faranno a pezzi e la svenderanno, suppongo, altro non sanno fare).

 

 
(la vignetta di Krazy Kat è del 1921, quella sulla tv viene dalla Settimana Enigmistica, delle altre non ho purtroppo riferimenti precisi e me ne dispiace molto)

martedì 21 agosto 2018

«Questo programma è offerto da ...»


 
Succede tutti i giorni di ascoltare o leggere, su tutti i canali tv, frasi come queste: «Questo programma è offerto da ...» oppure: «La visione di questo programma è riservata ai soli spettatori adulti», eccetera. Un programma? No, quello che stanno trasmettendo è un film per il cinema, uscito nelle sale cinematografiche, magari un capolavoro nella storia del cinema. Non è un programma, è un film per il cinema, è un concerto, un documentario, un'inchiesta.
Può sembrare una precisazione inutile e noiosa, una seccatura di quelle che fanno dire "...ma dàaai", e invece saper distinguere un programma fatto per la tv da un film pensato per il cinema dovrebbe essere requisito essenziale per fare televisione. Così non è, e anche questo piccolo fatto spiega tante cose. Ne spiega anche troppe, per dirla tutta, e viene il magone se ci si mette a pensare allo stato in cui è ridotta la televisione italiana - ma dico tutta, non è solo la Rai, proprio ogni canale del digitale terrestre a partire da quelli da dove è iniziata la frana, cioè le reti Mediaset - Fininvest.
In un programma televisivo, pensato apposta per la tv, ci può stare benissimo la pubblicità; magari serve una pausa fra un argomento e l'altro, fra una canzone e un comico, nella pausa si inserisce lo spot. In un film, o in una partita di calcio, o in un concerto, lo spot dà fastidio: interrompe l'azione, l'emozione, si inserisce qualcosa che non c'entra proprio niente. Sembra semplice semplice, invece vediamo sempre realizzato l'opposto. Secondo me, i funzionari tv che non si accorgono di queste cose andrebbero licenziati: che si trovino un altro lavoro, che vadano a far danni altrove.

Vi sembra ancora una questione da poco? In questi giorni, dopo la tragedia del ponte di Genova, è successo questo: per ventiquattr'ore, tutti i canali Rai hanno avuto un nastro a lutto nell'angolo in alto a destra. Peccato che, poi, sotto il nastro a lutto passassero stupri, omicidi, autopsie su cadaveri in decomposizione, bestemmie, e quant'altro: uno dei soliti, immancabili, telefilm trasmessi anche in orari da bambini, senza alcun divieto né segnalazione. Intanto, magari a tarda ora, vanno in onda i film dei primi anni '60, preceduti dal severo ammonimento: "Questo programma contiene scene riservate al solo pubblico adulto". E magari è un film con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, capirai che roba: quando uscì nei cinema gli avevano messo il VM 14, vietato ai minori di 14 anni, magari per una scena di adulterio o per dei dialoghi un po' sboccati. Insomma, i nostri tostissimi funzionari si sono dimenticati di far togliere quel VM 14, o forse l'iter per toglierlo è troppo noioso e complicato, toccherebbe lavorare, toccherebbe guardare ciò che si trasmette, toccherebbe informarsi, che noia, che palle, chi te lo fa fare. Non sanno quello che trasmettono, e non hanno il minimo interesse per quello che va in onda: eppure sono lì, inamovibili. Così va, e il futuro potrebbe riservarci anche qualcosa di peggio.
Quello che si vede in questi giorni, con il governo Lega-5 stelle, è infatti la solita vecchia storia: di qualità dei programmi e di competenza non si parla mai, si parla solo di occupazione delle sedie più in vista, le direzioni dei tg, l'amministratore delegato fa discorsi in cui non compare mai la parola "servizio pubblico", le trasmissioni di punta sono il festival di Sanremo e l'isola dei famosi, tutto qui. Del parere degli ascoltatori non sanno cosa farsene. Pura e semplice occupazione dei posti di comando, anzi dei posti dove si mangia
 

ATTENZIONE: Queste riflessioni sono ormai da considerarsi obsolete, l'avvento del governo Grillo-Salvini le rende inutili, il declino continuo della tv (non solo la Rai, ma per la Rai paghiamo il canone e bisognerebbe chiedere un palinsesto di alto livello) sta trovando la sua fine, dimentichiamoci della Rai del servizio pubblico, ormai è andata. Questo programma, pardon questo post, è da considerarsi del tutto inutile: se nonostante tutto lo avete letto e siete arrivati fin qui, peggio per voi.
 
 
 
(nelle immagini, due Tognazzi vietatissimi - una delle foto è sul set di "Barbarella", con Jane Fonda)
(le altre immagini, prese on line, erano senza fonte; non era indicata né la provenienza né l'autore)