sabato 23 marzo 2019

Enzo Dara


« Sì, di matti una gran gabbia ben si può chiamare il mondo;
forse appunto perché è tondo testa quadra non vi sta. »
Così Enzo Dara, nelle vesti del Barone di Trombonok, dava il via al gran finale di "Il viaggio a Reims" a Pesaro nel 1984. "Il viaggio a Reims" di Rossini era un'opera considerata perduta, ricostruita pazientemente sul libretto e su "Il conte Ory", in cui Rossini aveva fatto confluire gran parte della musica scritta per quell'opera poco fortunata. Un'operazione voluta fortemente da Claudio Abbado, che poi fece il giro del mondo e che ancora oggi è sui palcoscenici. Enzo Dara, piccolo e tondo, faccia buffa e voce intonatissima, sempre a tempo, sempre con il colore giusto, era il vero fulcro di quell'operazione e sono più che sicuro che sia stato il primo cantante a cui Claudio Abbado abbia pensato: sarà certamente un cast stellare, ma come prima cosa scritturare Dara...

 
 Cercando notizie su Enzo Dara (mantovano, 1938-2017) scopro che non è più qui con noi, e fa impressione pensarci. Devo aver sicuramente letto la notizia a suo tempo, ma è talmente incredibile che la rimozione è più che giustificata. Enzo Dara, diciamolo chiaramente, è immortale; e sono più che sicuro che mi sta leggendo proprio adesso e che sbuffa o ride da qualche parte qui intorno.
Enzo Dara debutta sul palcoscenico nel 1960, e praticamente non si ritira mai, c'è sempre qualcosa da fare per lui, come cantante e poi anche come regista. Da segnalare anche un suo libro del 1994 "Anche il buffo nel suo piccolo", ormai difficile da trovare.
Dara ha al suo attivo un film come attore: nel 1968, a fianco di Ugo Tognazzi. Purtroppo è un film che non ho mai visto, adesso che ne ho notizia sono diventato curioso.

 
Questo è un elenco delle sue apparizioni in video, preso come sempre da www.imdb.com :
- 1968 "La bambolona", film per la regia di Franco Giraldi, tratto da un racconto di Alba de Cespedes, con Ugo Tognazzi; Dara è un cantante d'opera.
- 1973 Il Barbiere di Siviglia (Rossini), dirige Claudio Abbado; la versione in film della famosa registrazione con Hermann Prey e Teresa Berganza.
- 1984 Il Viaggio a Reims (Rossini), dirige Claudio Abbado; è l'edizione famosa e celebratissima di Pesaro. Enzo Dara è il barone di Trombonok.
- 1987 L'Italiana in Algeri (Rossini) a Dresda; dirige Gary Bertini; Sesto Bruscantini come Mustafà, Dara come Taddeo, protagonista Lucia Valentini Terrani.
- 1988 Live Metropolitan, per la tv americana; Dara interpreta don Bartolo dal Barbiere di Siviglia.
- 1988 Il Viaggio a Reims (Rossini) ripreso a Vienna sempre con Claudio Abbado
- 1991 L'Elisir d'amore (Donizetti) al Metropolitan; Enzo Dara come Dulcamara, dirige James Levine, con Luciano Pavarotti e Kathleen Battle
- 1996 Great Performances, per la tv americana; Enzo Dara canta l'aria di don Magnifico dalla Cenerentola di Rossini.
- 2003 Il Viaggio a Reims (Rossini), Enzo Dara sempre come barone di Trombonok, dirige Jesus Lopez Cobos a Barcellona.



sabato 16 marzo 2019

Samuel Ramey


Samuel Ramey, basso americano nato nel 1942, non ha certo bisogno di presentazioni; dato che questo è un blog dedicato al cinema, per chi davvero non ne sapesse niente lo si potrebbe definire il Gary Cooper dell'opera lirica, per la presenza fisica e per la personalità che dimostra in ogni ruolo. Ha cantato di tutto e tutto bene, ma lo si può definire basso rossiniano per eccellenza dato che per lui (si direbbe proprio per lui...) Rossini scrive entrate da applausi: Maometto II, il Podestà nella Gazza Ladra, Lord Sidney nel Viaggio a Reims). Ramey è però grande in ogni repertorio, da Mozart a Verdi (da leggenda il suo Attila) a Offenbach, e via elencando. Sul piano mio personale, ho un ricordo nitido del suo debutto italiano nel 1981 alla Scala, per Le Nozze di Figaro dirette da Riccardo Muti. Il mio ricordo riguarda la delusione di molti davanti alla locandina: chi erano mai quegli sconosciuti stranieri, quando ancora c'erano tanti altri bravi cantanti in giro? Uno di loro, protagonista come Figaro, era proprio Samuel Ramey, che poi si rivelerà formidabile sia per il canto che per la recitazione. Formidabile è la parola adatta per descrivere Ramey: avendo trovato la giusta definizione, mi fermo e guardo cosa dice www.imdb.com

Samuel Ramey non ha girato film come attore, a parte forse "Il buio nella mente" di Chabrol nel 1995, ma è un film che non ho mai visto e non so dirne altro. Ci sono però molte sue registrazioni d'opera, tra le quali devo deplorare l'assenza del suo Mefistofele in "La dannazione di Faust" di Berlioz (magari si trova, dovrò cercare). Questo è l'elenco di ciò che ho trovato su Internet Movie Data Base:
- 1976 Live Lincoln Center; arie per basso-baritono dalla Manon di Massenet, e dal Barbiere di Siviglia come Basilio
- 1979 The Rake's Progress di Stravinskij, dir. Bernard Haitink a Londra. Uno dei ruoli più formidabili di Samuel Ramey, il diavolo chiamato Nick Shadow.
- 1980 Le Nozze di Figaro (Mozart), dirige Neville Marriner, con Barbara Hendricks
- 1980 Semiramide (Rossini), dirige Jesus Lopez Cobos, con Montserrat Caballé e Marilyn Horne
- 1984 Il Viaggio a Reims (Rossini), a Pesaro con Claudio Abbado; Ramey è Lord Sidney
- 1984 è di Samuel Ramey la voce di Figaro quando canta, in Amadeus di Milos Forman
- 1984 Moise (Rossini), diretto da Georges Pretre all'Opera di Parigi
- 1985 Hommage à Rossini, gala a Versailles con tanti grandi cantanti e Claudio Abbado sul podio
- 1985 Maometto II (Rossini), diretto da Claudio Scimone a Pesaro

- 1987 Carmen (Bizet) diretta da James Levine, con Agnes Baltsa e Josè Carreras
- 1987 Macbeth (Verdi): Ramey è Banquo nel film di Claude D'Anna, con Shirley Verrett e Leo Nucci; dirige Riccardo Chailly
- 1987 Don Giovanni (Mozart) diretto da Karajan a Vienna
- 1989 Great Performances, tv americana: Ramey canta arie dal Mefistofele di Boito
- 1991 Attila (Verdi) diretto da Muti alla Scala
- 1992 Il Viaggio a Reims (Rossini) l'allestimento di Pesaro ripreso da Claudio Abbado a Vienna, sempre come Lord Sidney
- 1992 Don Carlo (Verdi); Ramey è Filippo II, dirige Muti alla Scala, con Luciano Pavarotti nel ruolo del titolo
- 1995 Il buio nella mente, film di Claude Chabrol con Isabelle Huppert e Jacqueline Bisset
- 1995 I Racconti di Hoffmann (Offenbach) diretto alla Scala da Riccardo Chailly
- 2000 Don Quichotte (Massenet) diretto da James Conlon all'Opera di Parigi
- 2001 Attila (Verdi) a Parigi, dirige Pinchas Steinberg
- 2002 Nabucco (Verdi) al Metropolitan con James Levine; Ramey è Zaccaria, con lui Juan Pons e Maria Guleghina
- 1990-2002 Ramey appare come ospite della tv americana in "Live Met", dove canta arie da Nabucco, Semiramide, Don Giovanni
- 2007 Manon di Massenet, con Nathalie Dessay e Rolando Villazon, dirige Victor Perez
- 2009 dal Metropolitan, la trasmissione "Opera HD", aire di Puccini con momenti dalla Turandot e dalla Rondine (Rambaldo)
- 2013 Boris Godunov (Mussorgskij) dir Vassili Sinaisky, da San Francisco
- 2014 "Over the garden wall" telefilm a cartoni animati dove Ramey la "voce della Bestia"

 
L'immagine qui sotto, invece, testimonia con abbondanza cosa sta veramente a cuore ai nostri funzionari televisivi. Un anticipo della stupidità del Nuovo Millennio, insomma: l'Attila del 23 gennaio 1987, alla Fenice di Venezia, direttore Gabriele Ferro (questo video non è indicato nel sito imdb). Oggi si fa di peggio, le scritte indesiderate sono talmente numerose che viene da domandarsi a cosa serva l'alta definizione. Mah. Chissà chi aveva segnato i tre gol del Genoa - e povero Attila, povero Verdi. (Spero che Samuel Ramey riesca a farsi una risata...)
 
 
 

sabato 9 marzo 2019

Florence (2016)


Florence Foster-Jenkins (2016) regia di Stephen Frears. Scritto da Nicholas Martin. Fotografia di Danny Cohen. Musiche di vari autori. Interpreti: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda, Allan Corduner  Durata 1h45'

Florence Foster-Jenkins (1868-1944) è stata una ricca ereditiera con la passione per la musica e il canto; essendo stonatissima, ed avendo grandi mezzi finanziari a disposizione, divenne nonostante tutto una celebrità. Le cronache dicono che c'era chi pagava il biglietto e comperava i suoi dischi per divertimento, la realtà è molto più triste: la signora Foster-Jenkins era gravemente malata. Era molto generosa (la si vede nel film di Frears mentre sovvenziona Toscanini e altri musicisti e istituzioni), ma probabilmente non aveva una vera idea di cosa stava facendo. Nel film di Frears si racconta con delicatezza, brevemente, cosa le era successo: il marito, il signor Jenkins, la contagiò con la sifilide a diciotto anni. La famiglia era contraria al matrimonio, lei fuggì di casa per sposarsi, poi rimase vedova; ebbe ugualmente l'eredità (una ricchezza favolosa) ma dovette convivere con la malattia per tutta la sua vita. Oggi potrebbe essere curata e guarita, ma le cure di quel tempo erano pesanti (a base di veleni, mercurio e arsenico) e probabilmente contribuirono a renderla poco lucida. Aveva studiato musica, ma la malattia le impedì di continuare a suonare il piano; ripiegò sul canto, con insegnanti che pagava generosamente ma con risultati terribili per le orecchie di chi la ascoltava. Ebbe ugualmente successo, entro una cerchia ristretta, per la bizzarria e la completa stonatura del suo canto; la gente rideva e comperava i suoi dischi, ancora oggi disponibili in cd e su youtube.
Un caso umano e un caso clinico, prima di tutto; devo ammettere che non sono mai riuscito ad ascoltare i suoi dischi (perché mai dovrei ascoltarli?) e neppure a riderne, una volta saputa la storia completa.

A Florence Foster-Jenkins sono stati dedicati due film di recente: "Marguerite" (2015, regia del francese Xavier Giannoli) e questo "Florence" di Stephen Frears (uscito un anno dopo, 2016). Il film francese, del quale ho parlato qui, si ispira liberamente alla biografia di Florence Foster-Jenkins, cambia i nomi e i luoghi, aggiunge personaggi di fantasia; ciononostante è un buon film, molto fine nel trattare la materia, con ottimi attori e con una protagonista eccellente in Catherine Frot. Il film di Stephen Frears è invece molto più vicino alla vera vita di Florence Foster-Jenkins, i personaggi che vediamo sono veri, la storia non si discosta molto dalla realtà. Per esempio, è vero il finale: il 25 ottobre 1944 si tenne il recital alla Carnegie Hall, ed è vero che Florence morì un mese dopo quel concerto, a 76 anni. La protagonista è Meryl Streep, molto attenta a rendere con sensibilità le sofferenze dell Foster-Jenkins, ma anche molto divertita (spesso è lei che canta, ovviamente stonando). Hugh Grant interpreta il secondo marito della Foster-Jenkins, un ex attore molto premuroso, che le vuole bene e la assiste nei suoi progetti anche se con il necessario distacco. Il buffo Simon Helberg interpreta il pianista texano Cosmé Mc Moon (nome vero e personaggio vero, probabilmente meno caricaturale di quello che vediamo sullo schermo) che la accompagna anche nei suoi dischi. Rebecca Ferguson è la compagna di vita del marito di Florence, Nina Arianda è la giovane bionda che prima ride ai suoi concerti ma poi la incoraggia. L'attore John Kavanagh è troppo alto come Toscanini ma una certa somiglianza c'è; Aida Garifullina appare nelle prime sequenze del film nei panni della grande soprano Lily Pons, cantando "la jeune indue" dall'opera Lakmé di Léo Delibes.


Si tratta di un buon film, ben realizzato e anche divertente; io continuo a preferire il film francese ma il mio vero parere è che due film sulla Foster Jenkins sono troppi. Oltretutto, questi film nei loro passaggi in tv verranno visti da gente che quasi certamente non capirà la differenza tra la Foster-Jenkins e un soprano vero. Dal punto di vista storico, sarebbe stato interessante fare un discorso più ampio sui mecenati, ma richiederebbe un lungo lavoro e probabilmente avrebbe scarso appeal tra il pubblico ormai non più cinematografico ma televisivo e (come si può dire?) "smartphoniano" al quale ormai ci si deve rivolgere nel Nuovo Millennio. In questo "nuovo mondo" temo che tutta l'opera lirica finisca per apparire così come Florence Foster-Jenkins appare agli appassionati d'opera, ma questo è un discorso triste e non ho voglia di continuarlo qui.

Questa la lista dei brani cantati o suonati nel corso del film, presa da imdb.com:
- Oh! Susanna (Stephen Foster ) eseguita da Carl Davis & Stefan Bednarczyk, arrangiata da Terry Davies
- Cavalcata delle Valchirie (Richard Wagner) arrangiamento di Terry Davies
- Lakmé (Leo Delibes) aria della campanelle, cantata da Aida Garifullina
- Rapsodia ungherese n.2 (Franz Liszt) pianista Jonathan Plowright
- il cigno, dal Carnevale degli animali (Camille Saint-Saëns), pianista Simon Helberg
- Va' pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi (suonato da Leon Michener)
- It's a Sin to Tell a Lie (Billy Mayhew) eseguita da David Mills
- Sing, Sing, Sing (Leon Berry, Andy Razaf & Louis Prima) suonata da Benny Goodman
- Take It Easy (Dorothy Fields & Jimmy McHugh) suonata da Fats Waller
- Sarabanda dalla Partita No. 2 per violino solo (Johann Sebastian Bach) eseguita da Lucy Van Dael
- Wiegenlied, Op. 49 No. 4 (Johannes Brahms) eseguita da Anne Sofie von Otter e Bengt Forsberg
- Charlie's Prelude (Louis C. Singer) suonato da John Kirby
Meryl Streep, nelle vesti di Florence Foster-Jenkins, accompagnata al piano dall'attore Simon Helberg nei panni di Cosmé McMoon, storpia queste musiche:
- Lakmé (Leo Delibes) aria della campanelle,
- The Musical Snuff Box (Anatol Liadov)
- Biassy (Alexander Pushkin & Count Alexis Pavlovitch) basata sul Prelude 16 di Johann Sebastian Bach
- Mein Herr Marquis (aria della risata) dall'operetta "Il Pipistrello" di Johann Strauss
- Like a Bird (Cosmé McMoon)
- Valse Caressante (Cosmé McMoon)
- Preludio in mi minore (Frédéric Chopin)
- Aria della Regina della Notte (Der Hölle Rache) dal "Flauto Magico" di Wolfgang Amadeus Mozart
- When I Have Sung My Songs to You (Ernest Charles)
Sui titoli di coda si può ascoltare la vera Florence Foster-Jenkins, sempre che un funzionario tv molto stupido (ce ne sono tanti, su tutti i canali) non ve li tagli via in modo brusco mentre state ascoltando.
 

(le immagini vengono dal sito www.imdb.com )
 

sabato 2 marzo 2019

Stormy weather


- Stormy Weather (1943) Regia di Andrew L. Stone. Soggetto di Seymour Robinson. Scritto da Frederick J. Jackson, Ted Koehler, H.S. Kraft, Jerry Horwin. Fotografia di Leon Shamroy, Lee Garmes. Musiche di Cyril J. Mockridge e altri. Coreografie di Maggie Hathaway e altri. Interpreti: Lena Horne, Bill Robinson, Cab Calloway and His Cotton Club Orchestra, Katherine Dunham and Her Dance Troupe, Fats Waller, The Nicholas Brothers, Ada Brown, Dooley Wilson, The Tramp Band, e molti altri. Durata: 78 minuti
- Hellzapoppin' (1941) Regia di Henry C. Potter. Per le scene di danza e musica afroamericana: Slim and Slam (gruppo di musicisti jazz), Six Hits and a Miss (cantanti), Congaroo Dancers (ballerini, diretti da Frank Manning)

"Stormy Weather" è un film leggendario, ed è anche molto di più di un film. Se ne è scritto molto: il primo film interpretato solo da afroamericani, per esempio - ma di questo non mi sento in grado di parlare e del resto c'è già molto in proposito on line. E' anche, purtroppo, un film molto dimenticato: non credo che le generazioni sotto i trent'anni, o magari anche sotto i quaranta, ne abbiano mai sentito parlare o ne conoscano qualche sequenza. Io sono stato più fortunato, perché negli anni in cui crescevo era normale vedere in tv i grandi capolavori dei decenni precedenti, e ricordo ancora lo stupore (che dura ancora oggi) davanti alla danza dei favolosi Nicholas Brothers, la bellezza di Lena Horne e la sua interpretazione della canzone che dà il titolo al film, la simpatia di Cab Calloway, e tanto altro ancora. Il soggetto, esile come quello di quasi tutti i musical, è infatti un pretesto per portare sullo schermo grandi talenti della musica e della danza afroamericana, come il grande pianista jazz Fats Waller e le leggendarie compagnie di ballo.

C'è anche un altro film di quegli anni da segnalare, per gli appassionati di musica e danza afroamericana, ed è "Hellzapoppin' " film comico girato con attori bianchi: l'ho rivisto di recente e l'ho trovato purtroppo molto invecchiato (non sono i fratelli Marx, non è Laurel & Hardy, non a tutti è data l'immortalità) ma la sequenza con i musicisti e ballerini neri è ancora oggi impressionante per la sua bellezza. Oltre al jazz e alle canzoni, anche "Hellzapoppin' " contiene numeri di danza straordinari dove tutto è così incredibile che ci si chiede se il filmato non sia stato accelerato in qualche modo, magari anche di poco. A me non sembra, direi che è tutto reale ma in ogni caso si tratta di un prodigio di tempo, ritmo e coordinazione atletica.


 
(qui la sequenza completa da "Hellzapoppin' " )
 
Sul mio piano personale, devo dire che quando ascolto e vedo jazz mi chiedo spesso se non mi stiano prendendo in giro. Basta soffiare un po' nel sax, rullare un po' i tamburi e i piatti, mettersi un berretto di lana, et voilà il grande evento. Capita anche con nomi famosi e importanti, capita anche con lo swing: trovo terrificanti gli arrangiamenti swing di canti natalizi, che a fine anno sono talmente pressanti che mi fanno evitare negozi di ogni tipo, librerie comprese. Tutto questo però non mi capita con il jazz della prima metà del Novecento, e il motivo c'è. Non mi capita nemmeno con "Stormy Weather", che continuo a trovare grande o grandissimo in ogni suo numero. Forse non è un gran film dal punto di vista narrativo (capita spesso, con i musical) ma in fin dei conti diventa un dettaglio irrilevante, con tutto quello di grande e di bello che si vede e si ascolta.
Ho ascoltato spesso anche il discorso (una vera e propria lamentazione) sul "dovere" di far entrare il jazz nei Conservatori e nei licei musicali, per di più detto con il fiero cipiglio di chi si sente derelitto e perseguitato, e che in ultima analisi non vuole vedere la realtà che stiamo vivendo. Dai Conservatori escono infatti tipi come Allevi, o come quel mio conoscente diplomato in flauto che al nome di Bach diceva (chiedo scusa, è una citazione originale) "sì che palle". Il jazz e il rock, il rap e la canzone commerciale, sono cose che si trovano da soli, anche senza bisogno di cercarli. Il mondo è pieno di musicisti di successo che non hanno studiato nei Conservatori, e spesso che non hanno nemmeno studiato musica: molti sono celebri e ricchi, molti sono bravi, qualcuno è addirittura fenomenale (come Louis Armstrong e come la maggior parte dei grandi jazzisti, o come i Pink Floyd e i Beatles e i Rolling Stones, come Eric Clapton... tutta gente che non ha studiato nei Conservatori). Molto più difficile, quasi impossibile, è trovare da soli Bach e Rameau e capirne il significato. Per Johann Sebastian Bach, per Rameau, per Monteverdi e Scarlatti, per tramandare la grande musica, c'è bisogno dei Conservatori; per suonare il jazz si può fare anche tutto da soli, molti pianisti jazz erano autodidatti e guardando "Stormy Weather" si capiranno tante cose riguardo al jazz, cose che a scuola non insegneranno mai, tanto per intenderci.

 
Negli anni in cui usciva "Stormy Weather", fra le altre cose, si stava realizzando un grande cambiamento nel jazz, cambiamento che è stato ben sintetizzato da Charlie Chaplin: «...ma quel mondo è ormai scomparso, sostituito da un altro in cui gli occhi vedono diversamente, le emozioni reagiscono ad altri temi. Gli uomini piangono ascoltando la musica jazz, e la violenza ha assunto una carica sessuale. Il mondo avanza a grandi passi. » (Charles Chaplin a Londra per "Luci della ribalta", anno 1952; da "La mia autobiografia", pag.491 ed.Oscar Mondadori 1977). Il jazz, a differenza del blues, era nato come musica di divertimento, di ballo; e così era stato per almeno cinquant'anni, dalla fine dell'Ottocento insomma. Chaplin era stato uno dei fortunati testimoni della sua nascita, così come Giacomo Puccini. Dagli anni '50 in avanti, invece, il jazz diventa sempre più serio e anche molto più fumoso: se siamo nelle mani di Miles Davis e John Coltrane va sempre bene, con altri non è detto che funzioni.
Una ventina d'anni dopo, Frank Zappa avrebbe detto, scherzando ma forse parlando sul serio: «Jazz is not dead, it just smells funny». Però il jazz continua a piacere, si fanno festival ovunque (sempre più aperti al rock e al pop, peraltro), può darsi che sia io quello che sbaglia. Nel dubbio, torno a rivedere e riascoltare "Stormy Weather", (qui) forse per la centesima volta.
 


Le musiche che si ascoltano in "Stormy Weather", prese da www.imdb.com:
- Rang Tang Tang (musica di Cyril J. Mockridge, testo di Bill Robinson)
danzata da Bill Robinson e dai bambini
- There's No Two Ways About Love (1943, musica di James P. Johnson e Irving Mills, testo di Ted Koehler) cantata da Lena Horne, poi ripresa da Lena Horne, Bill Robinson e Cab Calloway
L'introduzione alla ripresa è opera di Lionel Newman
- At a Georgia Camp Meeting (1897, musica di Kerry Mills)
suonata dall'orchestra al ballo, e interpretata da Bill Robinson, Lena Horne e coro.
- De Camptown Races (1849, scritta da Stephen Foster)
suonata dall'orchestra al ballo, e interpretata da Bill Robinson, Lena Horne e coro.
- Linda Brown (1937, scritta da Alvis Cowens)
eseguita da Bill Robinson e The Tramp Band
- That Ain't Right (194, musica di Nat 'King' Cole, testo di Irving Mills)
Fats Waller al piano, Ada Brown canto.
- Ain't Misbehavin' (1929, musica di Fats Waller e Harry Brooks, testo di Andy Razaf )
Fats Waller al piano
- Diga Diga Doo (1928, musica di Jimmy McHugh, testo di Dorothy Fields)
cantata da Lena Horne e danzata con il coro
- African Dance (1939, musica di Clarence Muse e Connie Bemis, testo di Langston Hughes)
cantata da Emmett 'Babe' Wallace e danzata da Bill Robinson
- I Lost My Sugar in Salt Lake City (1942, scritta da Leon René e Johnny Lange)
cantata da Mae E. Johnson
- Rhythm Cocktail (Cab Calloway)
eseguita da Cab Calloway and His Band
- I Can't Give You Anything But Love (1928, musica di Jimmy McHugh, testo di Dorothy Fields)
suonata e interpretata da Bill Robinson, Lena Horne e coro.
- Geechy Joe (1940) (scritta da Cab Calloway, Jack Palmer, Andy Gibson)
eseguita da Cab Calloway and His Band
- Stormy Weather (1933, musica di Harold Arlen, testo di Ted Koehler)
cantata da Lena Horne; danzata da Katherine Dunham and her Troupe
- My, My, Ain't That Somethin' (1933, scritta da Pinky Tomlin e Harry Tobias)
eseguita da Bill Robinson, Cab Calloway and His Band, e danzata da The Nicholas Brothers
- The Jumpin' Jive (1939, scritta da Cab Calloway, Jack Palmer e Frank Froeba)
eseguita da Cab Calloway and His Band, danzata da The Nicholas Brothers
- Moppin' and Boppin' (1935, musica di Fats Waller e Benny Carter)
eseguita brevemente da Cab Calloway and His Band all'inizio della sequenza al Memphis Cafe
- Over There (1917, scritta da George M. Cohan)
per le truppe di ritorno dalla prima guerra mondiale
- Columbia, the Gem of the Ocean o "The Red, White and Blue" (1843) (scritta da David T. Shaw, arrangiamento di Thomas A. Beckett)
per le truppe di ritorno dalla prima guerra mondiale
- The Darktown Strutters' Ball (1917, di Shelton Brooks)
suonata dall'orchestra al ballo
- Walkin' the Dog (1916, di Shelton Brooks)
accennata dall'orchestra al ballo, in medley con "The Darktown Strutters' Ball"
- Cakewalk (traditional)
suonata dall'orchestra al ballo, con danze
- Memories (1915, di Egbert Van Alstyne)
suonata nelle scene in cui Bill Robinson mentre parla con i bambini
- Nobody's Sweetheart (1924, di Billy Meyers ed Elmer Schoebel)
danzata da un ballerino non identificato subito dopo "I Lost My Sugar in Salt Lake City", quando Gabe porta dolci alle ragazze







sabato 23 febbraio 2019

Anna Karenina (1948)


 
Anna Karenina (1948) Regia di Julien Duvivier. Tratto dal romanzo di Tolstoi. Sceneggiatura di Jean Anouilh, Guy Morgan , Julien Duvivier. Fotografia di Henri Alekan (b/n). Musiche di Constant Lambert. Interpreti: Vivien Leigh, Ralph Richardson, Kieron Moore, Gino Cervi, Sally Ann Howes, Niall Mc Ginnis. Durata: 2h12'

Anna Karenina di Duvivier, prodotto da Alexander Korda, è del 1948 ed è un'onesta e ben condotta riduzione da Tolstoi. Sarebbe da vedere in lingua originale, perché gli attori sono molto bravi ed è un peccato perdere le loro voci. Dura 2h12' la fotografia è del grande Henri Alekan (qui molto semplice) protagonisti sono Vivien Leigh, Kieron Moore (Vronskij) e un grande Ralph Richardson che dà spessore e credibilità all'ingrata parte del marito di Anna. Sally Ann Howes è Kitty, Niall Mc Ginnis è l'uomo che sposa Kitty e la rende felice, nelle sequenze di Venezia c'è anche Gino Cervi ma è difficile riconoscerlo anche perché è molto truccato. Alla sceneggiatura collaborò Anouilh, i costumi sono di Cecil Beaton.


Porto qui "Anna Karenina" di Duvivier per le sequenze al teatro d'opera, dove non si ascolta musica ma l'opera è vista unicamente come luogo d'incontro per ricchi annoiati, e questo mi dispiace sempre ma è un luogo comune molto presente nel cinema e questo film è un esempio molto evidente di cosa si pensa della grande musica al di fuori della cerchia degli appassionati competenti. Purtroppo, è anche una rappresentazione abbastanza veritiera di una certa parte del pubblico dei teatri d'opera. Nel film di Duvivier ci sono molte sequenze in teatro, ma si vedono solo i palchi e non si ascolta musica: viene da pensare che ai presenti la musica non interessi affatto, e purtroppo per queste persone non ci si discosta molto dalla realtà. E' così, per esempio, anche alle prime della Scala del 7 dicembre dove molte persone vanno a teatro solo per farsi vedere, ma alla musica non sono interessati e preferirebbero essere altrove. La vera stagione musicale, per gli appassionati competenti, comincia dalla seconda rappresentazione...


Altri due appunti presi durante la visione: 1) nel finale del film si nomina Adelina Patti 2) a un certo punto si dice che è il 21 settembre e comincia l'inverno russo, e mi sono reso conti che era effettivamente il 21 settembre anche per me, in quel momento. (21.09.2016)



sabato 16 febbraio 2019

La giacca verde


 
La giacca verde (1979) regia Franco Giraldi. Soggetto di Mario Soldati. Sceneggiatura di Lucio Battistrada, Sandra Onofri, Franco Giraldi, Cesare Garboli. Fotografia di Dario Di Palma. Musiche di Verdi, Massenet, Liszt, Chopin, Mendelssohn, Richard Strauss. Musiche per il film di Luis Bacalov. Interpreti: Jean Pierre Cassel, Renzo Montagnani, Senta Berger, Vittorio Sanipoli, Laura Trotter, Adriana Russo, e molti altri Durata: 1h50'

"La giacca verde" inizia e termina con l'Otello di Verdi, in teatro; nel mezzo c'è una storia del tempo di guerra, immaginata da Mario Soldati nel suo racconto omonimo, tratto dal volume "A cena con il commendatore". E' la storia, simile per molti versi a quella di Harold Pinter per "Servo di scena", di un direttore d'orchestra italiano che al tempo delle persecuzioni fasciste deve nascondersi sotto falso nome nelle montagne dell'Abruzzo, in un convento. Gli Alleati stanno per arrivare a Roma, ma - come raccontano i libri di Storia - impiegheranno più tempo del previsto ad arrivarci, dando purtroppo tempo ai fascisti e ai nazisti di fare la strage delle Fosse Ardeatine. Ma di questo nel film non si parla, nel convento e nel paesino abruzzese la guerra è solo un evento lontano. Nel convento il direttore d'orchestra, nascosto sotto l'identità di un qualsiasi ragioniere, troverà un altro musicista: un grande Maestro, così gli dicono i frati. In realtà, si tratta di un orchestrale dell'Opera di Roma che approfittando dell'ospitalità dei frati e della gente del paese si fa passare per un musicista famoso; è un timpanista, e la giacca verde del titolo è sua (ci tiene molto).


Il direttore d'orchestra sta al gioco e si diverte, chiamando anche lui "maestro" il timpanista e facendosi passare per un semplice dilettante di musica; in seguito, tutti e due lasceranno il convento per andare ad abitare in paese, ospiti nella villa dove abita una bella signora, una diva del cinema di origini ungheresi. La presenza della donna, bella e intelligente, crea qualche problema di gelosia ma il rapporto fra i due è ormai consolidato, con il timpanista che continua a passare per grande musicista e il grande musicista che gli fa credere di essere solo un dilettante al suo servizio; un gioco un po' strano che finisce quasi per diventare verità. Il gioco continuerà fino alla fine della guerra, o meglio fino all'arrivo a Roma degli americani (la guerra continua, ma solo al Nord), quando i due lasceranno il rifugio tranquillo per tornare a immergersi nella vita quotidiana.
Nell'immediato dopoguerra, il direttore è tornato al suo lavoro e un impresario gli ha affidato la direzione dell'Otello di Verdi, con un cast importante; ma va in crisi quando in orchestra si ritrova il timpanista, il gioco era durato troppo a lungo e ora qualcosa non torna. Chiede all'impresario se sia possibile trovare un altro timpanista, ma il finale sarà a sorpresa e anche un tantino beffardo.
 

Ho fatto una piccola ricerca sull'ottimo sito dell'Opera di Roma, giusto per vedere se ci fosse qualche aggancio con la realtà storica, ma all'Opera di Roma l'Otello di Verdi, qui definito come "la prima rappresentazione del dopoguerra", fu rappresentato solo due stagioni dopo la fine della guerra, nel 1947, con direttore Gabriele Santini e con i cantanti Francesco Merli, Gino Bechi / Tito Gobbi, Renata Tebaldi. Il direttore d'orchestra del finale è chiamato "Rossi" e in effetti c'è stato un importante direttore con quel cognome, Mario Rossi; ma la sua presenza a Roma fu sporadica. Mario Rossi fu direttore stabile alla Rai di Torino dal 1946 e per molti anni.
Il direttore d'orchestra che si vede nel finale è probabilmente Franco Tamponi, consulente per il film riguardo alla direzione d'orchestra. Franco Tamponi (1925-2010) fu violinista e musicologo oltre che direttore d'orchestra; è stato anche stretto collaboratore di Salvatore Accardo scrivendo per lui cadenze di concerto.
 
 
Nei titoli di testa e di coda non c'è il minimo rimando agli interpreti che si vedono e si ascoltano nel film, e non sono riuscito a trovare altre informazioni. Si parla di un tenore Ridolfi e di un soprano Marga, ma sono ovviamente nomi fittizi; metto qui qualche immagine presa dalla recente trasmissione del film su Rai 3 (nottetempo ma meglio che niente) nel caso qualcuno riconosca i cantanti.


 
Gli attori: il protagonista del film è Jean Pierre Cassel, che se la cava bene anche quando dirige; come aspetto è una via di mezzo fra Herbert von Karajan e Johnny Dorelli, ed è convincente nella parte. Renzo Montagnani è il timpanista Romualdi: sornione, da grande attore, spesso e volentieri ruba la scena quasi senza farsi notare. Senta Berger impersona l'attrice ungherese: in gran forma e con la sua vera voce, dà forza e spessore al film. Vittorio Sanipoli è l'impresario Gatti, Laura Trotter è la bella giornalista bionda, Adriana Russo la domestica di Senta Berger. Molti altri attori in parti più o meno piccole: le coriste, i frati, e via via tutti gli altri.


 
La musica all'inizio, con il dettaglio delle mani del direttore, si direbbe Richard Strauss; il coro natalizio dal "Werther" di Massenet è spacciato dal timpanista come sua composizione. Sempre il timpanista suona, meglio che può, un brano di Chopin; il direttore d'orchestra suona invece Liszt, quando proprio non ne può più, ma il timpanista pensa che abbia invece suonato la signora che li ospita. C'è anche un breve coro natalizio di Mendelssohn, cantato dalle coriste del paese; di nessuno di questi brani viene detto il titolo.



Nel film si inizia da Londra nel1946, quando il direttore d'orchestra ha già ripreso la sua attività; poi ci si sposta a Roma per l'Otello di Verdi e il resto viene narrato in flashback. La presenza dell'attrice ungherese, come spiegato in un'intervista successiva, è una modifica di Giraldi approvata da Soldati; nel racconto originale era un'italiana sfollata da Roma.
Sarebbe interessante conoscere anche i luoghi dove è stato girato il film: il paese (Abruzzo?), le montagne, il convento con teatro, la chiesa con gli affreschi per il coro con harmonium. Metto qui sopra qualche immagine per chi volesse provare a dare un nome almeno alla chiesa.



sabato 9 febbraio 2019

Compositori immaginari ( II )


2.
Un'altra curiosità riguardo ai compositori più o meno immaginari del cinema è legata a Francesco Ceruomo: la sua "Appassionata op.69" è lo spartito sul piano di Alida Valli in "Il caso Paradine" di Alfred Hitchcock. Si tratta in realtà di Frank Waxman, autore delle musiche per il film: in inglese "wax" è la cera e "man" significa uomo, "uomo di cera". Francesco Ceruomo è dunqua una traduzione del nome e cognome di Frank Waxman, e lo spartito sul pianoforte è la musica del film in quel punto.
Altri aneddoti e biografie più o meno immaginarie, sempre da "La vita istruzioni per l'uso" di Georges Perec:
(...) la signora de Beaumont era stata invitata come presidente onorario al festival Alban Berg dato a Berlino per commemorare contemporaneamente il novantesimo anniversario della nascita del compositore, il quarantesimo della sua morte (e del Concerto à la mémoire d'un ange) e il cinquantesimo della prima mondiale di Wozzeck (...)
pag.503

Morellet non aveva nessuna delle conoscenze tecniche necessarie per risolvere un problema di questo genere, ma indirizzò Bartlebooth dal suo capo, un chimico di origine tedesca che si chiamava Kusser e vantava una lontana discendenza dal compositore
KUSSER o COUSSER (Johann Sigmund) compositore tedesco di origine ungherese (Pozsony 1660 - Dublino 1727). Lavorò con Lulli all'epoca del suo soggiorno in Francia (1674-1682). Maestro di cappella al servizio di varie corti principesche in Germania, fu direttore d'orchestra ad Amburgo dove fece rappresentare numerose opere: Erindo (1693), Poro (1694), Piramo e Tisbe (1694), Scipione l'Africano (1695), Giasone (1697). Nel 1710 diventò maestro di cappella della cattedrale di Dublino e lo rimase fino alla morte. Fu uno dei creatori dell'opera amburghese in cui introdusse "l'ouverture alla francese" e uno dei precursori di Haendel nel campo dell'oratorio. Di questo artista si conservano sei ouverture e varie altre composizioni.
pag.29-30
(la voce su Kusser della Garzantina è quasi identica, salvo che nel luogo di nascita indicato come Bratislava)


Emmanuel de Dinteville (1814-1849): amico di Liszt e di Chopin, è conosciuto soprattutto come autore di un valzer turbinoso giustamente soprannominato La trottola.
pag.60
(non ho trovato notizie su Dinteville)

Uno dei due, un giovanotto in abito di tela, a piedi nudi, sprofondato nei cuscini, sul punto di accendersi una sigaretta con uno zippo, è un musicista svedese, Svend Grundtvig. Allievo di Falkenhausen e di Hazefeld, adepto della musica postweberniana, autore di costruzioni sapienti quanto discrete, la più celebre delle quali, Crossed Words, offre una partitura stranamente simile a uno schema di parole incrociate, con la lettera orizzontale o verticale corrispondente a sequenze di accordi dove le "caselle nere" hanno funzione di pausa, Svend Grundtvig è nondimeno smanioso di accostarsi a musiche più popolari e ha appena composto un oratorio, "Proud Angels", il cui libretto si basa sulla storia della caduta degli angeli. La riunione di questa sera studierà mezzi e modi di promozione prima che venga rappresentato al festival di Tabarka.
pag.195
(non ho trovato notizie su Falkenhausen e Hazefeld)

A sinistra, dietro al banco, il padrone, un uomo obeso in maniche di camicia e bretelle scozzesi, guarda con aria circospetta un manifesto che una ragazza sembra timidamente chiedegli di mettere in vetrina: in alto, una lunga cornetta metallica molto appuntita, con molti fori; al centro, l'annuncio della prima mondiale nella chiesa di Saint Saturnin a Champigny, sabato 19 dicembre 1960 alle 20.45, di Malakhitès opus 35, per quindici ottoni, voci umane e percussioni, di Morris Schmetterling, eseguita dal New Brass Ensemble of the Michigan State University at East Lansing, diretto dal compositore. Proprio in basso, una carta di Champigny-sur-Marne precisa gli itinerari da seguire uscendo dalle porte di Vincennes, Piepus e Bercy.
pag.223

(...) il famoso telegramma, "Shut up, you singing boy!", che aveva fatto spedire a Caruso pochi minuti prima del suo debutto sulle scene del Metropolitan (...)
pag.273 (il telegramma viene spedito da un personaggio che si chiama Grace Twinkie)

(...) Enrico Romagnesi, compositore di romanze, 1781-1851 (...)
pag.302 (nessuna notizia anche su Romagnesi, fa parte delle "voci cancellate dal Larousse")

Sulla parete di fondo, accanto alla porta che dà sul vestibolo, a sinistra, tre quadri di formato più o meno identico: il primo è il ritratto di Morrell d'Hoaxville, pittore inglese del secolo scorso, dei fratelli Dunn, clergymen del Dorset, entrambi esperti in materie oscure, la paleopedologia e le arpe eolie. Herbert Dunn, lo specialista in arpe eolie, è a sinistra (...)
pag.341

(...) la partitura manoscritta di Incertum op.74 di Pierre Block, per voci umane e percussioni, rilegata in una pelle di bufalo incrostata d'osso e avorio.
pag.342

(...) avevano un comune amore per la musica antica tedesca: Heinrich Finck, Breitengasser, Agricola. (...) (due dei protagonisti del libro, Bartlebooth e Beaumont)
 (Heinrich Finck 1445-1527, Martinus Agricola 1483-1556)
pag.378

Ci si sarebbe potuti aspettare che un simile personaggio impressionasse Gertrude. Ma la robusta cuoca della signora Moreau aveva visto ben altro, e non per niente aveva nelle vene sangue di Borgogna. Dopo tre giorni di servizio, e a dispetto del severissimo regolamento che il primo segretario di lord Ashtray le aveva imposto al suo arrivo, andò a trovare il nuovo padrone. Che era in sala da musica, dove assisteva a una delle ultime prove dell'opera che intendeva offrire come primizia ai suoi invitati la settimana seguente, Assuero, lavoro ritrovato di Monpou (Hippolyte). Esther e quindici coriste, inspiegabilmente vestite da alpiniste, iniziavano il coro che chiude il secondo atto: Quand Israel hors d'Egypte sortit, quando Gertrude fece irruzione. Senza badare minimamente allo scompiglio che provocava, buttò il grembiule in faccia al lord dicendogli che i prodotto forniti erano pessimi e che non aveva nessuna intenzione di farci qualcosa.
pag.461
(esiste Federico Mompou, catalano, nella prima metà del Novecento; Lord Ashtray è, alla lettera, Lord Portacenere)


(...) un compositore famelico che scrive febbrile in una mansarda un'opera, L'Onda bianca, in cui è leggibile il titolo (...) 
pag.469 (descrizione di una delle incisioni appese al muro)

(...) uno studio a pastello di Joseph Ducreux per il ritratto del violinista Beppo. Quel virtuoso italiano la cui popolarità rimase ben viva nel periodo rivoluzionario ("Zonerò il violino", rispose quando, sotto il Terrore, gli domandarono come contasse di servire la Nazione), era arrivato in Francia all'inizio del regno di Luigi XVI. Carezzava allora l'ambizione di diventare Violino del Re, ma la nomina toccò a Louis Guéné. Divorato dalla gelosia, Beppo sognava di eclissare il rivale in tutto: essendo venuto a sapere che François Dumont aveva appena dipinto una miniatura su avorio raffigurante Guéné, Beppo si precipitò da Joseph Ducreux ordinandogli il proprio ritratto. Il pittore accettò, ma fu presto evidente che il focoso strumentista era incapace di mantenere la posa per più di qualche secondo; il miniaturista, dopo aver vanamente tentato di lavorare con quel modello volubile ed eccitato che lo interrompeva ad ogni momento, vi rinunciò quasi subito, e dell'ordinazione non rimase che questo schizzo preparatorio in cui Beppo, scomposto, gli occhi al cielo, il violino impugnato, l'archetto pronto all'attacco, sembra sforzarsi di avere un'aria ancora più ispirata del suo nemico.
pagina 478

(...) il baritono belga Léo Van Derckx, l'italiano Martiboni, il verbalista spagnolo Tortosa, il fotografo Arpad Sarafian e la saxofonista Estelle Thierarch' , la cui influenza su certe tendenze precipue dell'arte contemporanea non ha ancora finito di farsi sentire. 
(  lista di persone presente ai "martedì del pittore Hutting", anni '50)
pag.486

(...) una serata con l'orchestra da camera di Bregenz diretta da Hal Montgomery con Virginia Fredericksburg solista (Corelli, Vivaldi, Gabriel Pierné) (....)
pag.437

 

Brani da
Georges Perec, da "La vita istruzioni per l'uso", ed. Rizzoli 1989, traduzione di Dianella Selvatico Estense

(il dipinto in apertura è di Carl Holsoe; la donna con l'arpa è di Antoine Hébert, 1858; il ritratto di Louis Guéné ad opera di Ducreux; un autoritratto dello stesso Ducreux)
(Georges Perec è nella sua foto più famosa; il dipinto sulla copertina del libro è di Felix Vallotton)