venerdì 21 luglio 2017

Plàcido Domingo


 
Ho avuto il piacere di ascoltare diverse volte Placido Domingo: lo ricordo soprattutto nell'Otello di Verdi diretto da Carlos Kleiber, con Mirella Freni e Piero Cappuccilli e nell'Ernani diretto da Riccardo Muti. La sua carriera (magnifica) è ancora in corso, sia come cantante che come direttore d'orchestra: e anche questa è una cosa che fa molto piacere perché Domingo è un'ottima persona. Non me la sento di dire molto di più su Placido Domingo, vista la sua fama internazionale e la sua popolarità anche al di fuori del mondo dell'opera; quindi passo all'elenco dei film dove appare, preso come sempre da www.imdb.com. Lascio da parte le riprese in palcoscenico, opere e concerti di canto, perché si tratta di un elenco veramente lungo: settantadue titoli! Altrettanto numerose anche le presenze in programmi tv come ospite: Domingo piace, è simpatico ed è quindi normale che l'elenco di Internet Movie Data Base sia così lungo.

Si comincia nel 1975 con la "Madama Butterfly" di Puccini, un vero film con la regia di Jean Pierre Ponnelle; con Domingo recita Mirella Freni, dirige Herbert von Karajan (ne ho già parlato per esteso su questo blog). Altri film d'opera interpretati da Domingo, girati per il cinema, sono la Carmen di Bizet per la regia di Francesco Rosi (1985, con Julia Migenes Johnson e Ruggero Raimondi), e Traviata e Otello con regia di Zeffirelli (rispettivamente 1983 e 1986). Non si tratta quindi di film come attore, ma di versioni cinematografiche di opere liriche; Domingo avrebbe certamente fatto bella figura in molti film, e forse gli sarebbe piaciuto ma è evidente che non ne ha avuto il tempo, vista la sua straordinaria carriera in teatro. Facile immaginare che abbia risposto di no a molte richieste: io lo avrei visto volentieri in qualche fantasy, magari anche nel Signore degli Anelli o fra i maghi di Harry Potter.
In tv Placido Domingo è presente come ospite in un episodio del Bill Cosby Show del 1989: una serie tv molto vista anche da noi, con il titolo “I Robinson”. Domingo ha una sua carriera anche nei cartoni animati: è apparso anche nei Simpson, ed è presente in voce anche in due film che io non conosco, "Dora l'esploratrice" del 2012 (il suo personaggio si chiama Malambruno) e "Il libro della vita" del 2014 (dove Domingo è, nientemeno, "Skeleton George").

 
Tra le molte opere registrate per la tv segnalo un altro Otello di Verdi dopo quello con Zeffirelli, diretto da George Solti (anno 1992, con Kiri Te Kanawa e Sergei Leiferkus) una Walkiria come Siegmund del 1996, con Waltraud Meier, direttore Muti; una Dama di picche di Ciaikovskij diretta da Valeri Gergiev, e un Tamerlano di Haendel diretto da Paul Mc Creesh nel 2008. Quest'estate, all'Arena di Verona, Plàcido Domingo terrà un recital con arie e scene tratte dalle zarzuelas, le operette di lingua spagnola: il punto dove comincia la sua storia personale, perchè la mamma e il papà di Plàcido erano per l'appunto cantanti di zarzuelas.




mercoledì 19 luglio 2017

Leopold Stokowski


Il nome di Leopold Stokowski, al cinema, è legato a "Fantasia" di Walt Disney: il direttore d'orchestra che stringe la mano a Topolino. In effetti, tutta la parte musicale di "Fantasia" è affidata a Stokowski; che all'inizio degli anni '40 era già un personaggio famoso di suo, non solo per la musica ma anche per la cronaca rosa, per il gossip, per tante notizie e titoli di giornale di cui era stato ed era protagonista. Un personaggio a tutto tondo, insomma.
Scorrendo la biografia di Stokowski le sorprese non mancano: tanto per cominciare era inglese, nato a Londra nel 1882. Il padre era di origini polacche, la madre irlandese. Sulle sue origini e sulla sua data e luogo di nascita circolano comunque molte versioni diverse, spesso diffuse da Stokowski stesso. Si trasferisce presto a New York, nel 1905; dirige l'orchestra di Cincinnati e poi quella di Philadelphia. A Philadelphia rimarrà come direttore stabile dal 1912 al 1936, portando la sua orchestra a diventare una delle migliori del mondo. Nel dopoguerra dirige la New York Philharmonic, poi sarà a Houston, dirigendo concerti in tutti i teatri, in Europa e in America. Morirà nel 1977. Per avere informazioni più dettagliate sull'attività direttoriale di Stokowski conviene rivolgersi a wikipedia in inglese, perché la versione italiana è molto stringata.
Nel campo sentimentale e della cronaca rosa, fece scalpore la sua relazione del 1938 con Greta Garbo, allora al massimo della notorietà; Stokowski e la grande attrice svedese vissero un'estate insieme in Italia, a Ravello. Si sposò tre volte, sempre con ricche ereditiere, e con numerosi figli; la prima moglie era una pianista, la seconda erede della Johnson & Johnson, la terza e ultima fu Gloria Vanderbilt, più giovane di lui di quasi quarant'anni.
Stokowski era organista di formazione; nasce da qui la sua versione orchestrale della "Toccata e fuga in re minore" che si ascolta in "Fantasia" di Walt Disney. E' una versione molto libera, che può piacere ma che gli ha riservato molte critiche; in effetti, Johann Sebastian Bach ne esce riconoscibile ma anche molto diverso dalle intenzioni dell'autore. Lo stesso discorso si può fare per Mussorgskij, sempre in "Fantasia"; ma alla fin dei conti si tratta di un film a cartoni animati che ha contribuito molto a far conoscere la grande musica ai bambini, e quindi bisogna riconoscere a Stokowski il merito della divulgazione (merito non da poco).
Al cinema oltre che in "Fantasia", Leopold Stokowski appare in tre film:
- "Carnegie Hall" (Sinfonie eterne, 1947), regia di E.G. Ulmer, film a carattere musicale con molti altri grandi solisti e cantanti: Lily Pons, Artur Rubinstein, Jan Peerce etc
- Cento uomini e una ragazza (idem in inglese, 1937) regia Henry Koster, con Deanna Durbin, dove impersona se stesso: la Durbin è un'aspirante musicista che vuole mettersi in contatto con lui.
- The big broadcast (1936) regia Mitchell Leisen, altro film con molte star dell'ambiente musicale, come Benny Goodman; protagonisti Jack Benny, Gracie Allen, George Burns, e altri attori comici e brillanti americani.
Leopold Stokowski appare inoltre, sotto forma di caricatura, in diversi cartoni animati di quel periodo, per esempio con Bugs Bunny: era una figura molto popolare e facilmente riconoscibile anche dai bambini, soprattutto dopo "Fantasia".


 

domenica 16 luglio 2017

Giuseppe Becce


Giuseppe Becce è stato uno dei pionieri delle colonne sonore al cinema, scrivendo musica per i film dal 1913 fino al 1939. Vicentino di Lonigo, nasce nel 1877; si trasferì a Berlino nel 1906, dove fu allievo di Arthur Nikisch e di Ferruccio Busoni. Inizia come attore, per un film sulla vita di Wagner (Becce interpreta proprio Wagner) e prosegue poi come musicista, svolgendo la sua carriera quasi sempre in Germania, scrivendo musica per registi come Lang, Murnau, Pabst, Lubitsch; con l'introduzione del sonoro continuò la sua opera collaborando con Luis Trenker e Leni Riefenstahl. Morirà a Berlino nel 1973. (qui sotto, un'immagine di Giuseppe Becce mentre interpreta Richard Wagner)
 
Negli anni '80 la TSI, Televisione Svizzera Italiana, produsse una serie di film utilizzando la propria orchestra, quella della RTSI (Radio Tv Svizzera Italiana), per restaurare la colonna sonora originale. Un lavoro bello e importante, che meriterebbe di essere riproposto.
Al termine della proiezione di "Das kabinett des doktor Caligari" i due curatori del ciclo per la TSI, Hans Jörg Pauli e Carlo Piccardi, tennero questa conversazione molto ricca di notizie e di idee; l'ho trascritta meglio che posso, e spero che la si possa integrare con altre informazioni. Non so se una copia di questa proiezione sia disponibile, nel caso penso che la cosa migliore sia chiederne notizia alla stessa TSI, Televisione Svizzera Italiana.
 

“Das Kabinett des Doktor Caligari”, regia di Robert Wiene (1920) Scritto da Hans Janowitz e Carl Mayer . Fotografia: Willi Hameister. Scenografie di Walter Röhrig, Walter Reimann, Hermann Warm. Costumi: Walter Reimann. Con Werner Krauss, Lil Dagover, Conrad Veidt, Friedrich Feher, Hans H. von Twardowski, Rudolf Lettinger, Rudolf Klein-Rogge Produzione: Erich Pommer per Decla Bioscop-Ufa Durata: 78 minuti
CARLO PICCARDI : ... il musicista è Giuseppe Becce, italiano, attivo in Germania, un compositore il cui nome è abbastanza familiare a chi si occupa di cinema. Il suo nome però non compare sulle enciclopedie musicali, quindi credo che abbisogni di un commento particolare.

HANS JÖRG PAULI: Giuseppe Becce aveva intenzione di fare strada nelle sale da concerto, di comporre sinfonie e opere liriche, però poi per uno strano caso dal 1913 ha trovato uno sbocco per il suo talento nel cinema tedesco. Ha iniziato la sua carriera come attore interpretando Richard Wagner nella biografia filmata di Wagner uscita in Germania nel 1913 (...) Già in questo momento, facendo l'attore, Becce si poneva il problema della musica; gli eredi di Wagner non consentivano l'uso di brani wagneriani per questa biografia filmata, così Becce stesso compose la musica, "wagnerizzando" un pochettino. Fece così le sue prime esperienze nel cinema, e qui conobbe Messter, il produttore che già negli anni 1907-1908 aveva iniziato i primi tentativi di cinema sonoro. Becce è poi diventato l'assistente e l'esperto musicale di Messter per il primo cinema sonoro tedesco, cinema sonoro per così dire "avant la lettre" che durò dal 1907 circa fino al 1915-16; in seguito ha iniziato una carriera come compositore e anche come direttore d'orchestra nelle sale del cinema muto. Becce è soprattutto conosciuto ed importante per quella collana chiamata Kinoteque (...) una collana di brani musicali, di pezzi di carattere, della durata di due o tre minuti ognuno abbinati a certi tipi standard di scene filmate. C'era l'inseguimento, la fuga, l'angoscia, il momento lirico, gli elementi della natura, il grottesco, eccetera; tutto quello che fa parte del repertorio del film commerciale. E così per ognuna di queste scene Becce scrisse pezzi musicali intercambiabili e dunque da usare non solo in un determinato film ma da mettere insieme secondo le esigenze delle dozzine o centinaia di film che uscivano in questo periodo.
PICCARDI: Questa Kinoteque ebbe due edizioni e fu molto diffusa, non solo in Germania ma anche all'estero; probabilmente era l'antologia più vasta.
PAULI: La più conosciuta e la più vasta, che diede poi la base per il celebre Handbuch del 1927, dove sono indicati più di tremila titoli per l'uso cinematografico.
PICCARDI: Dove i brani non sono tutti di Becce; sappiamo che l'abitudine era di compilare musiche pre esistenti, e questo fu anche il caso dell'accompagnamento musicale alla prima rappresentazione del Caligari, che avvenne a Berlino nel 1920, esattamente il 25 febbraio alla Marmor Haus dove si ricorda, questo è risaputo, che la colonna sonora era composta da brani di Schubert, Rossini, Bellini, Donizetti.
PAULI: E anche Beethoven.
PICCARDI: E addirittura delle canzoni, come "Frau Luna" di Paul Linke: questo per dare l'impressione delle abitudini di allora. Questa colonna sonora ebbe però un destino particolare in quanto il film, nato nel clima culturale espressionista, aveva creato delle aspettative per cui il pubblico pare che avesse reagito male a questa dozzinale colonna sonora, e il produttore Erich Pommer ritirò subito la musica e chiese a Becce di comporre qualcosa di più adatto. Nacque così una colonna sonora che corrispondeva più o meno a quello che vi abbiamo proposto questa sera. Una colonna sonora che è stata persa in quanto tale, quella di Becce; si sono salvati sicuramente questi quattro brani che si trovano nella Kinoteque, di cui abbiamo anche i titoli: Lotta, Aiuto aiuto, Spettri, e Notte misteriosa. Titoli di brani di carattere che Becce evidentemente mise nella Kinotheque anche per un uso in altri film. Su questa base, come abbiamo detto, Lothar Prox (?) ha tentato la ricostruzione della colonna originale utilizzando anche altri brani della Kinotheque, soprattutto quelli più generici come "Il mercato" e le situazioni di folla, e una suite composta da Becce nel 1929 (quindi non particolarmente concepita per il film) dal titolo "De profundis", che nei vari brani in cui si articola rivela una sintomatica parentela con il Caligari, infatti i sottotitoli sono: Lavoro forzato, Visioni di un pazzo, Disperato, Passando davanti a tombe abbandonate, Tortura. Quindi sembra proprio che questa esperienza del Caligari abbia lasciato un segno nella memoria di Becce, che poi ha ripensato il tutto in questa suite di cui noi abbiamo riutilizzato i brani in questa colonna sonora. A questo punto però occorrerebbe anche un giudizio su questa compilazione. Che valore possiamo dare al tentativo che abbiamo presentato questa sera?

PAULI: Per dire due parole molto personali, a me piace; credo che sia molto funzionale. Ci sono due o tre cose su cui discutere, mi son chiesto per esempio perché questa musica dell'inizio nel manicomio, che viene riproposta alla fine, e che dunque fa da cornice, si ritrovi anche all'interno dove c'è un accenno all'amore fra la donna e uno dei due ragazzi, quello che poi verrà assassinato; è un brano che si trova nella Kinotheque e si chiama "In un giardino incantato", dal terzo volume della Kinotheque. Mi sono chiesto perchè c'è questa ripetizione, ma questi sono dettagli che si possono discutere in ogni compilazione. Mi pare che si vedano due cose, in questa compilazione: la prima è il vantaggio se tutto il materiale è scritto dallo stesso compositore, c'è una certa unità di stile, unità di gesti, eccetera. La seconda cosa è esattamente la stessa però con connotazioni negative: il fatto è che lo stile di Becce si basa su una gestualità quasi uniforme su un'armonia basata sulla triade aumentata do-mi-sol-sol diesis o sull'accordo di settima diminuito; dunque è un linguaggio così fatto di cliché che man mano diventa prevedibile, dunque l'ascoltatore o lo spettatore si stanca.
PICCARDI: Sarebbe pensabile allora un'altra musica?
PAULI: Esistono altre compilazioni, per esempio quando questo Caligari è stato proiettato a New York presso il Capitol Theatre, che era famoso per l'accuratezza dell'accompagnamento musicale, una grande orchestra con un organico di ottanta musicisti, suonarono parte di "Thill Eulenspiegel" di Richard Strauss, parti di "Prelude à l'apres midi d'un faune" di Debussy e brani di Prokofiev, di Stravinskij e di Schoenberg. Dunque l'avanguardia musicale per questa avanguardia cinematografica: scelta però perché è il racconto di un pazzo, dunque "si può usare la musica di questi pazzi modernisti", all'epoca ritenuti pazzi dal grosso pubblico, "senza offendere il grosso pubblico". Sempre lo stesso discorso. (Pauli si riferisce allo "scandalo" per la prima di Le sacre du printemps, dello stesso periodo, e altro)

PICCARDI: Ispirandosi sicuramente a questa esperienza particolare, perché fu un'eccezione questa di New York di usare compositori d'avanguardia per il cinematografo, data la caratteristica del film, questa pellicola ha ispirato altri tentativi di ricostruzione. Ce ne sono di anni recenti, di compositori d'avanguardia di oggi, una in particolare firmata da Peter Hamel, che evidentemente segue la stessa linea però rivendicando in questo caso la legittimità di una musica d'avanguardia per un film d'avanguardia; e qui credo che bisognerà fare attenzione perché si può creare una certa imprecisione. Credo che possiamo essere d'accordo che il film, pur essendo catalogabile in quest'ambito estetico espressionista, non è comunque un film d'avanguardia ma era un film concepito da un'industria cinematografica come era quella tedesca in quegli anni, cioè per un pubblico piuttosto vasto; e non è da sottovalutare il fatto che fu allestito nel 1919 quando la stagione dell'espressionismo era già trascorsa, era già archiviata direi addirittura. O, se vogliamo, quando le testimonianze dell'espressionismo erano già state assimilate. Quindi direi che nonostante tutto, per concludere, anche se forse Schoenberg in quel momento si sposava abbastanza bene con queste immagini a New York nel 1920, o se un compositore moderno può fare qualcosa che è compatibile ancora con questa rappresentazione deforme della realtà, forse Becce nonostante tutto si adatta meglio perché corrisponde di più all'aspettativa del pubblico, un pubblico che voleva essere solleticato da questa esperienza d'avanguardia ma che non voleva perdere quella facilità di accesso all'espressione cinematografica che la musica di Becce, moderatamente romantica, aiutava in quel caso.
(Hans Jörg Pauli e Carlo Piccardi, per la proiezione tv del 1988 alla TSI, Televisione Svizzera Italiana) (nelle immagini, Giuseppe Becce nei panni di Wagner, e fotogrammi da "Das kabinett des doktor Caligari; qui sotto, Conrad Veidt e Rudolf Klein Rogge come protagonisti del Caligari)



 

venerdì 14 luglio 2017

Wagner 1913 (Becce)


 
Richard Wagner (1913) Regia di Carl Froelich e William Wauer. Scritto da William Wauer. Produzione Messter Film Berlino. Musiche di Giuseppe Becce, con citazioni da Mozart, Rossini e Wagner, a cura di Bernd Schultes. Deutsche Staats Philharmonie Rheinland-Pfalz dir. Frank Strobel. (Eye Film Institute Amsterdam, FW Murnau Stiftung Wiesbaden; restauro a cura Haghefilm Amsterdam) Interpreti: Giuseppe Becce (Wagner), Manny Ziener (Minna), Olga Engl (Cosima), Ernst Reicher (Ludwig II), Miriam Horwitz (Mathilde Wesendonck). Durata: 1h44'
 
Nel 1913 ricorre il centenario della nascita di Richard Wagner, e il cinema (appena nato o quasi) lo festeggia con un film biografico; nel 2013, per il bicentenario, il film verrà restaurato e trasmesso da Art'e, che organizza per l'occasione una proiezione cinematografica con orchestra, come si usava nei cinema già ad inizio Novecento. E' ancora oggi un buon film, ben scritto e visibile con piacere, che ripercorre con correttezza la vita di Richard Wagner. La musica originale del film non è però di Richard Wagner, perchè gli eredi del compositore misero il veto all'utilizzo di brani wagneriani. Una cosa un po' strana, perché leggendo "L'opera d'arte dell'avvenire" e altri testi di Wagner il pensiero corre subito al cinema (l'orchestra invisibile, come a Bayreuth, e le didascalie dei suoi libretti che disegnano scenografie impossibili a teatro ma possibili al cinema...), ma così è andata. I produttori del film si rivolsero dunque, per le musiche, all'attore che impersonava Wagner, e che era anche musicista: il vicentino Giuseppe Becce. Becce recita come attore solo in questo film e in un altro dello stesso anno, e in seguito abbandonerà la recitazione e si dedicherà completamente alla musica per film, lavorando per il cinema fino agli anni '50. Come attore Becce è molto bravo e credibile, il suo Wagner piace e convince ed è molto divertente l'uso della musica fatto da Becce, con inserti da Mozart, Rossini e brevissime citazioni da Wagner (quel poco che era possibile fare, non avendo accesso agli originali). Nel riassunto del film che sto per fare qui sotto userò per comodità la dizione "colonna sonora": va ricordato che la colonna sonora vera e propria fa parte solo del cinema sonoro (è la "colonna" che scorre di fianco ai fotogrammi). La versione di Art'e (visibile su youtube) dura 1h44', esiste un'altra versione su youtube che dura venti minuti di meno.
Sono molto interessanti le riprese in teatro, quasi sempre viste da un palco; oggi possono sembrare rudimentali ma se si pensa alla data in cui fu realizzato il film, a solo diciotto anni dalla proiezione dei Lumière, viene spontaneo rendere omaggio alla bravura tecnica dei registi del film, Carl Froelich e William Wauer.

Si inizia con un busto di Wagner che ruota su se stesso, fermandosi sul profilo; vediamo poi Wagner a otto anni, con il patrigno che spera che abbia talento per la musica. Wagner bambino suona "Ein mädchen oder weibchen" dal Flauto Magico, poi ascoltiamo in orchestra le danze dal Don Giovanni, accenni alle sinfonie di Mozart, "Eine kleine Nachtmusik". La scelta musicale di Giuseppe Becce per descrivere l'infanzia di Wagner è quindi Mozart.
Nel 1834 Richard Wagner conosce e sposa Minna; nel 1836 arrivano i primi debiti per arredare la casa. I debiti saranno la costante nella vita di Richard Wagner.
Nel 1838 Wagner è a Riga, per il suo primo impiego stabile; avendo uno stipendio fisso comincia a spendere troppo e ha grossi problemi con i creditori. Qui Becce mette Rossini, "La gazza ladra" in prova d'orchestra con Wagner che dirige, e poi "zitti zitti piano piano" dal Barbiere di Siviglia per la fuga rocambolesca dei Wagner dai creditori.
Nel 1839 Wagner è a Parigi, e il viaggio per mare da Riga ispira "L'Olandese Volante"; Becce ne fa citazione nella colonna sonora (poche battute, ma bastano per identificare l'opera). A Parigi Wagner scrive il Rienzi; Meyerbeer gli scrive una lettera di raccomandazione (nel film Meyerbeer appare annoiato ma gentile) per l'Opera, ma la raccomandazione non avrà effetto. Wagner si reca quindi da Liszt (che appare molto più alto di lui); sta scrivendo Der Fliegende Holländer, nel frattempo litiga con Minna, non ha soldi per la legna del camino e rompe la sedia per scaldarsi. Temi da Der Fliegende Holländer in colonna sonora.

 
Nel 1842 il "Rienzi" è accettato a Dresda: gliene dà notizia da Lipsia il cognato Brockhaus, aggiungendo che ci sono anche dei soldi come anticipo. Wagner è contento e fa la pace con Minna. A Dresda ci sarà grande successo per Rienzi (si vedono scene in palcoscenico, con Wagner nel palco) e Wagner va a prendere gli applausi con i cantanti.
Al minuto 39, Wagner ha trent'anni ed è kapellmeister a Dresda; ricomincia a spendere e fare debiti. Becce mette in colonna sonora la Sinfonia Pastorale di Beethoven.
Nel 1843 c'è il fiasco per Der Fliegende Holländer (temi da Der Fliegende Holländer in colonna sonora); ne vediamo scene in palcoscenico, come per Rienzi.
Al minuto 42 Wagner fa il bagno (dietro la tenda) e così nasce il Tannhäuser. Arrivano ancora i creditori, che lo interrompono mentre compone. Becce mette temi di Beethoven in colonna sonora.
Al minuto 46 Wagner viene chiamato a rapporto dall'intendente del Re; si è creato molte antipatie, "si crede di essere meglio di Meyerbeer". Gli viene mostrata una lettera del re, firmata Augustus Rex, in cui si chiedono le sue dimissioni.
Nel 1845, va male anche la prima del Tannhäuser; ne vediamo scene in palcoscenico e il pubblico che scuote la testa e se ne va. Becce mette cenni della musica del Tannhäuser nella colonna sonora.


Al minuto 48, Wagner incontra l'anarchico Bakunin (con la Marsigliese di sottofondo), poi Bakunin esce tra la folla in compagnia di Wagner. Wagner tiene un comizio a favore di Bakunin; seguono i moti del 1849 a Dresda, le barricate. Becce mette l'ouverture del "Guglielmo Tell" di Rossini. Wagner riesce fortunosamente a sfuggire all'arresto, ma è ricercato. Al minuto 55, a Weimar, Liszt aiuta Wagner a fuggire in Svizzera (ascoltiamo ancora la Marsigliese). Vediamo il mandato d'arresto per Wagner affisso per le strade a Dresda.
Nel 1852, a Zurigo, Wagner recita il poema dei Nibelunghi agli amici; nelle immagini del film ne vediamo alcune scene: Wotan con Loge e Alberich (quella dell'elmo, che però è un berretto, come nella leggenda originale e come sarà nel film di Fritz Lang dieci anni dopo), il risveglio di Brunilde dal Sigfrido, Wotan con Erda, il funerale di Sigfrido. Becce in colonna sonora imita i temi wagneriani, senza vere e proprie citazioni tranne la morte di Sigfrido che è ben riconoscibile (poche note, come sempre). E' da notare il lavoro molto intelligente fatto da Becce sulla musica di Wagner.
A 1h04' troviamo Mathilde Wesendonck e la nascita del Tristano; Minna però è gelosa e fa scenate. Il marito di Mathilde interviene, vediamo una scena a quattro dove Minna deve ritirarsi perchè il marito della Wesendonck, presenti anche Wagner e Mathilde, spiega che non c'è niente da nascondere e che la dedica sulla partitura è davvero poca cosa. Alla fine della spiegazione, Herr Wesendonck stringe la mano al musicista facendo capire che non tiene conto dei sospetti su Wagner e Mathilde denunciati da Minna.
 
Nel 1858 Wagner divorzia da Minna; la didascalia dice che il musicista resta in solitudine e vive solo per il suo lavoro, ma nella realtà Wagner aveva già iniziato la sua relazione con Cosima.
A 1h10' Wagner è a Stoccarda, dove nel 1864 riceve un messaggio da Ludwig II di Baviera che lo invita alla sua corte. A 1h14' Wagner è a Monaco di Baviera, dove "ministri e gesuiti" tentano di comperarsi ("to bribe" nella didascalia inglese) il suo favore, cercando anche di coinvolgere Wagner nella fondazione di una banca cattolica, ma Wagner non firma.
Nel 1865 la prima rappresentazione del "Tristano" a Monaco, al Residenz Theater. Vediamo la prova generale a cui assiste solo Ludwig. Ministri e gesuiti continuano a tramare contro Wagner, bersaglio facile per le sue spese folli finanziate dal re con denaro pubblico. Pfistermeier, ministro di Ludwig, fa pagare Wagner in monete e banconote di piccolo taglio, con pacchi voluminosi e ben visibili, così il popolo vede la consegna e protesta per lo sperpero. A Wagner vengono anche rimproverate le barricate di Dresda, lo si chiama spia. Quarantamila cittadini firmano una petizione contro Wagner, e Ludwig si fa convincere ad allontanarlo dalla Baviera; però gli scrive una lunga lettera di scuse. Ludwig ha il busto di Wagner sulla scrivania. Qui Becce usa musica di sua composizione, musica originale scritta per il film, che ricorda molto Puccini nell'orchestrazione
A 1h29 Wagner è a Lucerna, dove scrive i Maestri Cantori; "vede" i personaggi come un'allucinazione (Pirandello?) Riceve la visita di Ludwig, che vediamo arrivare in una barca con davanti un cigno (ma non è il cigno a trainare la barca, è solo un'impressione). Wagner viene presentato come anziano e malato, Ludwig invece è prestante e giovane, non c'è nessun segno della follia di Ludwig in questo film.
A 1h33 vediamo finalmente Cosima, alternata con le immagini di Brunilde nel "Sigfrido" già viste in precedenza.

 
Nel 1873-75 arriva il progetto di Bayreuth, un nuovo teatro costruito appositamente per Wagner e finanziato da Ludwig. A 1h35 il Festspielhaus di Bayreuth è pronto; vediamo Wagner a Villa Wahnfried. Nel 1876 viene rappresentato il ciclo dei Nibelunghi a Bayreuth, presenti Wilhelm I di Prussia e Ludwig II di Baviera. Nel 1882 c'è la prima rappresentazione del Parsifal, destinato a essere rappresentato solo a Bayreuth. Wagner presenta a Ludwig la moglie Cosima e i tre figli; vediamo alcune scene del Parsifal: Amfortas risanato dalla lancia, il Graal, lo svenimento di Kundry. Il 13 febbraio 1883 Wagner muore a Venezia; Becce sceglie l'Eroica di Beethoven.
Nel finale, con una bella idea registica, uno alla volta i suoi personaggi rendono omaggio a Wagner. L'ultimo ad apparire è Sigfrido.
 

martedì 11 luglio 2017

L'assassinat du duc de Guise


L'assassinat du duc de Guise (1908). Regia di André Calmette e Charles Le Bargy. Musiche di Camille Saint Saens. Interpreti: Albert Lambert (il duca), Charles Le Bargy (il Re), Gabrielle Robinne (marchesa). Durata: 15 minuti

"L'assassinio del duca di Guisa"è il primo film ad aver avuto musica scritta appositamente per il film da un grande compositore. Siamo nel 1908, il cinema esiste da poco più di dodici anni (la proiezione pubblica dei Lumière è del 1895) e il compositore in questione è Camille Saint-Saëns . Saint-Saëns, nato nel 1835 (morirà nel 1921), ha composto musica di ogni genere: opere, sinfonie, musica da camera, musica sacra; tra le sue composizioni più celebri l'opera "Sansone e Dalila" (1877) e il "Carnevale degli animali" (1886). "L'assassinat du duc de Guise" nel catalogo di Saint-Saëns è indicato come op.127.

 
Il soggetto del film è storico: nel 1588 il re Enrico III di Francia ama la marchesa di Noirmoutiers; suo rivale in amore è il Duca di Guisa. Il re farà uccidere il rivale più fortunato; all'inizio avevamo visto la marchesa mettere in guardia il Duca, che però non prende sul serio la minaccia. Con la morte del Duca termina il film, che dura 15 minuti ed è ben fatto e ben recitato. Protagonista femminile è Gabrielle Robinne, attrice molto celebre in quegli anni, che alternò il teatro (alla Comédie Française) con il cinema (debuttò con Segundo de Chomon, diventando una delle primissime dive dello schermo); il re è interpretato da uno dei due registi, Charles Le Bargy. Il duca, molto prestante, è Albert Lambert.


Nel 1908 il cinema si muove ancora intorno a Georges Méliès e alle sue magie; non sono ancora arrivati i grandi kolossal ("Cabiria" di Pastrone è del 1914, "The birth of a Nation" di Griffith è del 1915), il primo film di Charlie Chaplin è del 1914. Il soggetto storico, e l'attualità, sono comunque ben presenti nel cinema fin dagli inizi, già con Méliès che girò film (quasi cinegiornali) raccontando con attori il caso Dreyfus e l'incoronazione di Edoardo VII (quest'ultimo nel 1902).


"L'assassinat du duc de Guise" è presente su youtube in molte versioni, quindi è bene fare attenzione di scegliere una di quelle giuste: basterà ascoltare poche note iniziali per capire che cosa si sta ascoltando, l'orchestra di Camille Saint-Saëns non è mai banale. In uno di questi filmati si vede l'orchestra sotto al palcoscenico, come accadeva anche nel 1908; tutto molto bello, purtroppo però nelle immagini il film è relegato sullo sfondo ed è quindi poco visibile. Per quanto mi riguarda (parere personalissimo) la partitura non mi sembra particolarmente memorabile, direi proprio che Saint-Saëns ha scritto cose migliori. Rimane comunque l'unica partitura da lui scritta per il cinema.

 

domenica 9 luglio 2017

La Favorita (1952)


La favorita (1952) Regia di Cesare Barlacchi. Dall'opera di Gaetano Donizetti. Fotografia di Massimo Dallamano (Ferrania Pancro C7). Interpreti: Sofia Lazzaro (voce di Palmira Vitali Martini, Eleonora), Gino Sinimberghi (voce di Piero Sardelli?, Fernando), Paolo Silveri (re di Castiglia), Franca Tamantini (voce di Miriam Di Gioia?, Ines), Alfredo Colella (Baldassarre, anche voce), Giorgio Costantini (ufficiale del re, voce di Nino Russo?). Direttore d'orchestra Nicola Rucci. Orchestra Organizzazione Rizzi. Balletto Opera di Roma, coreografo Guglielmo Morresi. Costumi Ditta Ferroni. Carla Ragionieri assistente regia. Durata: 1h15'

"La Favorita" di Cesare Barlacchi (1952) rischia di rimanere famoso solo per la presenza di Sofia Loren come protagonista (doppiata da una vera cantante). All'inizio della sua carriera, la Loren usò dapprima il suo vero cognome, Scicolone, e poi alcuni pseudonimi come appunto questo Sofia Lazzaro, per poi diventare definitivamente Sophia Loren. Nel repertorio operistico della Loren c'è anche un'Aida, pochi mesi dopo questa "Favorita"; il grande successo arriverà nel 1954-55, con Blasetti e con Vittorio De Sica. L'opera di Donizetti è famosa e contiene musica molto bella; il libretto è spesso poco comprensibile e nel film è quindi benvenuta la voce del narratore fuori campo, che spiega bene tanti dettagli altrimenti poco comprensibili. Il soggetto è quello del giovane che si innamora di una ragazza senza sapere che quella ragazza è la favorita del Re di Castiglia; il giovane è valoroso e si guadagna benemerenze sul campo di battaglia, così che il Re gliela concede in sposa. Dopo il matrimonio, il giovane scoprirà la verità sentendosi beffeggiato dai cortigiani. Il finale è tragico; il soggetto verò ripreso da Offenbach con l'operetta "La Périchole" (con Offenbach c'è il lieto fine, e anche tanta altra bella musica da conoscere).
 
Su questo film, e sulla regia di Cesare Barlacchi, bisognerà dare indicazioni contrastanti: la parte operistica è irritante, quasi parodistica, invece il resto non è male, un buon film d'avventura con un'ottima fotografia (di Massimo Dallamano, in bianco e nero) e scene di guerra in esterni, con cavalli e cavalieri, molto ben fatte. Le coreografie, peraltro non brutte, mostrano danze di turchi e amazzoni, con turbanti e roteare di scimitarre e con precisi dettagli delle ballerine in primo piano, roba da night o da varietà ma che comunque aveva un suo scopo e che tutto sommato non dispiace.
La compagnia di canto non è delle migliori, bravi comunque il baritono Paolo Silveri e il basso Alfredo Colella; ad essere irritante è la voce della cantante applicata a Sofia Loren. Il sincrono c'è, ma l'insieme è del tutto improbabile (forse non era così all'uscita del film, ma la voce della Loren ormai la conosciamo benissimo...). Tutti recitano comunque bene, spenderei una parola per l'attrice Franca Tamantini (Ines), molto convincente nel suo ruolo.
 

Alcune arie di Donizetti sono tra le mie preferite: "Vien Leonora", "Splendon più belle", "Spirto gentil", e altre ancora; difficile comunque togliersi dalla memoria le tante registrazioni e gli ascolti dal vivo. Soprattutto il tenore (le indicazioni in merito sono poco precise, dovrebbe essere la voce di Piero Sardelli che doppia l'altro tenore Gino Sinimberghi, qui usato solo come attore) non riesce a rendere bene l'idea di che cosa sia la sua parte; per chi fosse interessato consiglierei le registrazioni di Aureliano Pertile, di Tito Schipa, di Alfredo Kraus, di Pavarotti... (la lista completa sarebbe lunghissima). Interessante la messa in scena di "Spirto gentil" nel finale, come riassunto di ciò che è successo, montando in sequenza brani dalle scene precedenti (direi una buona idea). Nel complesso, un film più che dimenticabile ma che ha comunque i suoi pregi.

 

giovedì 6 luglio 2017

Eroica (Beethoven 2003)


Eroica (2003) Regia di Simon Cellan Jones. Scritto da Nick Dear. Musica di Ludwig van Beethoven (Terza Sinfonia). Direttore d'orchestra John Eliot Gardiner, con l'Orchestre Révolutionnaire et Romantique . Fotografia di Barry Ackroyd. Montaggio di Joe Walker. Costumi di Andrea Galer. Interpreti: Ian Hart (Ludwig van Beethoven), Peter Hanson (Wranitzky) Jack Davenport (principe Lobkowitz) Leo Bill (Ries), Claire Skinner (Josephine Deym), Lucy Akhurst (Therese Brunsvik, sorella di Josephine), Frank Finlay (Franz Joseph Haydn), Trevor Cooper (Otto Fischer), Sarah Ford (Frau Fischer), Fenella Woolgar (principessa Marie Lobkowitz), Victoria Shalet (Kirstin), Celina Liesegang (Stella), Jacob Engelberg (Franz), Jonathan Aris (Paul Dorfmueller), Ian Thompson (Albrecht Dorfmueller), Tim Pigott-Smith (conte Dietrichstein), Robert Glenister (Gerhardt), Joseph Morgan (Matthias), Anton Lesser (Sukowaty), Jeffrey Towers (cameriere), Andrew Byrt, Peter Lale, David Watkin (musicisti). Durata: 1h23'

"Eroica" di Simon Cellan Jones è la ricostruzione della prima esecuzione della Terza Sinfonia di Beethoven, avvenuta il 9 giugno 1804 a Vienna, nel palazzo del principe Lobkowitz. E' un film prodotto dalla BBC, ed è molto bello, prima di tutto per la bravura di regista e attori ma anche perchè si ascolta per intero la sinfonia, la cui esecuzione è affidata a un'orchestra con strumenti originali (fine 700 e inizio 800), che è quella fondata da John Eliot Gardiner. A prima vista, può colpire l'organico orchestrale, molto ridotto rispetto a ciò a cui ci siamo poi abituati: ma la ricostruzione storica è esatta, i manoscritti di Beethoven riportano questo organico e non altro. Da qui, e dalla presenza di Haydn nel finale, si può partire per raccontare le trasformazioni in corso, non solo nella musica, che portarono alla società moderna: Haydn, grande compositore e di grande successo in vita, modello di riferimento per tutti i musicisti, era ancora un uomo del Settecento, e svolse la sua vita al servizio di una famiglia nobile, come un maggiordomo; Beethoven era un uomo libero, la sua professione era la musica. Questo processo inizia già con gli ultimi anni di Mozart, che esce dai teatri di corte con "Il flauto magico"; ma va ricordata la data del 1789, la Rivoluzione Francese. Di Napoleone, e della fascinazione che esercitò anche negli ambienti della nobiltà viennese, si fa cenno nel film; Beethoven dedicò alcune sue opere a Napoleone, ma cancellò le dediche dopo l'autoincoronazione come imperatore, proprio in quest'anno 1804. Napoleone che diventa imperatore era la negazione di tutti gli ideali della Rivoluzione, una delusione profonda.

 
E' da sottolineare la bravura tecnica del regista Simon Cellan Jones, con movimenti di macchina degni di Kubrick e di Max Ophuls, oppure di Bergman nel "Flauto magico"; si pensa a Kubrick anche per "Barry Lyndon", a Ophuls soprattutto per i movimenti di macchina avvolgenti. La rappresentazione privata di quel 1804 viene utile anche per evitare i soliti luoghi comuni sul dirigere l'orchestra presenti più o meno in tutti i film: il Beethoven di Ian Hart raramente "dirige", spesso sta seduto e lascia fare al primo violino, a volte si allontana di poco. La musica è rappresentata con primi piani sui musicisti e sulle persone presenti, con molta intelligenza e con evidente passione e amore per ciò che si sta facendo, qualità ormai rara. Non conosco altri film di questo regista, che stando a www.imdb.com ha diretto quasi soltanto per la tv.

 
Ludwig van Beethoven nasce nel 1770, quindi nel 1804 era poco più che trentenne, ancora nel pieno della vigoria fisica, ed è ben ritratto dall'attore Ian Hart. Franz Joseph Haydn nasce nel 1734, morirà nel 1806, due anni dopo. Degli altri personaggi storici presenti nel film, trascrivo i profili biografici di Wranitzky, Ries e Lobkowitz, dalla Garzantina:
- Paul Wranitzky (Vranicky secondo un'altra grafia) , 1756-1808, compositore e direttore d'orchestra moravo. Amico di Mozart, di Weber e di Beethoven, fu direttore d'orchestra al teatro di corte di Vienna dal 1785 fino alla morte. Nel 1800 diresse la prima esecuzione della Sinfonia n.1 di Beethoven e la "Creazione" di Haydn. Compose numerosi singspiele, opere, balletti, azioni coreografiche, musica sinfonica e da camera.
- Ferdinand Ries (1784-1838), pianista e compositore tedesco, nativo di Bonn. Appartenente a una famiglia di musicisti, prese lezioni di pianoforte da Beethoven a Vienna. Si dedicò quindi alla carriera concertistica, esibendosi in molti paesi europei. Le sue composizioni sono stilisticamente influenzate da Beethoven, del quale scrisse anche una biografia.
- Franz Joseph Maximilien Lobkowitz (1772-1816) mecenate boemo. Di famiglia principesca e amante della musica, musicista dilettante egli stesso, protesse Beethoven cui concesse uno stipendio annuale. Beethoven gli dedicò diverse composizioni, fra le quali la terza, la quinta e la sesta sinfonia, i quartetti op.18 e op.74, il triplo concerto op.56, il ciclo di lieder "All'amata lontana" op.98.
Si può far notare che Lobkowitz si muove con le stampelle, che Ries appare molto giovane e impacciato, e che le donne sono belle ed eleganti, non giovanissime (dell'età di Beethoven e Lobkowitz), con qualche ruga ma affascinanti; Ries ne subisce il fascino, Beethoven ha una relazione con Josephine von Deym, che è vedova e ha quattro figli.

 
Al minuto 48, è da sottolineare la risposta di Beethoven alle critiche che gli vengono rivolte da uno dei presenti: « Difficult is good, difficult is beautiful, difficult is closer to the truth.» La difficoltà è un bene, la difficoltà è bella, la difficoltà è vicina alla verità.
Al minuto 53, durante l'intervallo fra il secondo e il terzo movimento, vediamo la proposta di matrimonio di Beethoven a Josephine von Deym; lei risponde con discorsi molto pratici, ha quattro figli (li vedremo più avanti), come potrà mantenerli Beethoven, come può la madre lasciarli da soli, "Non posso" è la risposta di Josephine alla domanda "vuoi sposarmi". "Ti amo, ma non posso sposarti". Molto bravi in questa scena i due attori, Claire Skinner e Ian Hart.
A 1h03' ecco arrivare Haydn, a Scherzo già iniziato; dirà che è la composizione è lunga e discutibile, ma nuova. Da qui comincia qualcosa di nuovo, conclude Haydn (l'attore è Frank Finlay).
 

Alcuni appunti che mi sono segnato durante la visione del film: 1) fascinazioni per Napoleone e per la Rivoluzione Francese, anche fra la nobiltà viennese; 2) la sinfonia è più strutturata, si fa notare a Beethoven; le sue forme sono troppo libere, persino confuse. E' in discussione il modello di sinfonia di Haydn, insomma. 3) c'è un intervallo dopo i primi due movimenti, ci sono applausi spontanei dopo la fine del primo movimento. 4) Beethoven non è un servitore, si dice al minuto 50: i musicisti nel Settecento erano quasi sempre al servizio di qualche corte, Haydn compreso. 5) la musica arriva fino in cucina, vediamo la preparazione cibo che poi verrà servito agli orchestrali. 6) il film è girato tutto in Inghilterra, in queste tre locations: Chiswick House, Burlington Lane, Chiswick, Londra; Osterley Park House, Isleworth, Middlesex; Witanhurst House, Highgate West Hill, Highgate, Londra. 7) l'orchestra nel film è diretta da Peter Hanson, che interpreta Wranitzky.

 
Dal punto di vista musicale, a livello mio personalissimo, io sto con Furtwaengler (soprattutto per l'Eroica); ma è comunque sempre un bel sentire, e questo è un film che avrei visto volentieri al cinema, tutto d'un fiato, completamente immerso dentro il film, magari al President di Milano (una sala che non esiste più, peccato). E infine, altra notazione mia personale, aver imparato a memoria le sinfonie di Beethoven, sia pure con tutti i miei limiti, è stata una delle cose più belle che potevano capitarmi nella vita.

 
Questo è il riassunto del film, preso da wikipedia versione inglese:
The film is set in Vienna on 9 June 1804, the date of the private, first performance of Beethoven’s third symphony, later to be known as the ‘Eroica’. The performance, and most of the action in the film, takes place at the palace of one of Beethoven’s patrons, Prince Franz Lobkowitz. Midway during the performance, Beethoven tries to get his lover, a widow named Josephine von Deym, to marry him, but she refuses because of the unfair laws regarding child custody — she is a member of the nobility, and cannot marry a commoner without losing custody of her children. Later, composer Joseph Haydn, now old and feeble, arrives just in time to hear the last movement of the symphony.
During the last few minutes of the symphony, the film flashes forward, and we see Beethoven going to dinner with his pupil, Ferdinand Ries, where he is told that Napoleon has just declared himself Emperor of France, thereby completely betraying Beethoven's faith in him. In a rage, he crumples up the title page of his symphony, which he originally intended to call the "Bonaparte". As he leaves the performance, Haydn is asked his opinion of the symphony, which he describes as "quite new", and then utters his now-famous and prophetic comment, "From this day forward, everything [in music] is changed". The film ends on a grim note; as the performance of the Eroica ends, Beethoven looks at his audience and is momentarily unable to hear any natural sounds — an ominous sign of his approaching deafness.
 

 

domenica 2 luglio 2017

Bach e la viabilità


Bach e la viabilità
di Carlo Boccadoro ( da Golem, rivista on line fondata da Umberto Eco, 1998 )
Le nefaste conseguenze dell’inquinamento acustico che vengono periodicamente ricordate su giornali, trasmissioni radiofoniche e televisioni sono a tutti ben note. Raramente si pensa, però, al disastroso effetto retroattivo che automobili, camion e motorini senza marmitta hanno avuto sulla Storia della Musica. Che c’entra il traffico con il regno dei suoni, vi chiederete (forse)? Apparentemente nulla. Chiunque si trovi bloccato in un ingorgo automobilistico, magari costretto a una lunga attesa in coda, difficilmente si metterà a pensare a Bach o a Vivaldi; semmai passerà il tempo a imprecare contro gli altri automobilisti. Eppure un pensierino al riguardo, se non altro per curiosità oziosa, vale la pena di farlo. Prima di arrivare al traffico, però, bisogna fare un esempio musicale.
Se avete mai assistito a un concerto di musica orchestrale vi sarete accorti che, prima dell’entrata in scena del direttore, l’oboe suona una nota lunga. Il primo violino la riprende e progressivamente tutti gli strumenti della compagine orchestrale si uniscono a lui, cercando di bilanciare l’intonazione del proprio strumento attorno a quella nota: si tratta della famosa "accordatura" dell’orchestra (vi ricordate Fantasia di Walt Disney? c’era anche lì). Orbene, il suono che dà vita a tutto questo procedimento è la nota La. L’ascoltatore deve quindi presumere che questa nota, fungendo da baricentro per l’accordatura di tutti gli strumenti, debba essere di una intonazione infallibile, inattaccabile, definitiva. Niente affatto. Ogni orchestra ha un La differente, seppure di una sfumatura, e quindi ci sono sempre dei problemi per sostenere l’accordatura durante tutta la durata di un concerto. La scienza acustica ci spiega che ogni nota è formata da un certo numero di frequenze che vengono misurate in hertz. Per cercare di ovviare a questi problemi di intonazione nel 1939 si tenne a Londra una convenzione internazionale di musicisti, foniatri e specialisti di acustica, i quali stabilirono che il La doveva avere una frequenza di 440 hertz al minuto secondo. Prima di questa convenzione il La variava non solo da nazione a nazione, ma anche a seconda del genere musicale (opera, concerto, musica da chiesa, ecc.).
Sulla carta, dunque il problema era risolto. Nei fatti, molto meno. Sugli hertz di ogni nota influiscono le caratteristiche ambientali del luogo in cui si suona (acustica della sala, riverbero, ecc.) e persino le condizioni atmosferiche. Non andate a sentire concerti in sale umide o in serate particolarmente fredde e piovose, altrimenti potreste sentirne di tutti i colori, specialmente tra gli strumenti a fiato. Nel 1971 il La a 440 hertz fu ulteriormente ratificato da una delegazione del Consiglio d’Europa, che aveva nuovamente consultato fior di luminari al riguardo. Eppure in molte orchestre il La iniziale è a 442 hertz, talvolta è a 443, in altre 440 e in alcuni teatri lirici arriviamo anche a 445 hertz. Recentemente ho assistito a un concerto in cui uno strumento era accordato a 442 e l’altro a 446 hertz, con risultati che vi lascio immaginare. Ebbene, possiamo ormai stabilire con certezza che il principale imputato di questa Babele acustica è proprio il rumore della vita quotidiana intorno a noi, particolarmente il famigerato traffico.
Ai tempi di Bach, infatti, quando la vita scorreva più tranquilla e sotto le finestre passavano al massimo le carrozze a cavalli, il La aveva una frequenza molto più bassa: 415 hertz. Uno degli strumenti più in uso era il clavicordo, che possiede un timbro così flebile da poter essere udito quasi esclusivamente da chi lo suona. Questo ci dice essenzialmente due cose: molta musica era destinata principalmente al diletto casalingo, e quest’ultimo non era disturbato da rumori esterni. Quando la popolazione è aumentata, e di conseguenza anche il rumore della vita cittadina, il nostro orecchio ha avuto bisogno di un maggior numero di frequenze per essere in grado di udire chiaramente la musica. Il clavicordo ha dunque lasciato il passo al più sonoro clavicembalo. Tuttavia anche quest’ultimo, per essere apprezzato appieno, necessita di assoluto silenzio e di poche persone attorno. Il progresso bussa alle porte, arriva la rivoluzione industriale, nascono la locomotiva a vapore, il tram; il rumore intorno a noi cresce lentamente ma inesorabilmente. Ecco quindi il clavicembalo che viene soppiantato dal ben più sonoro pianoforte, dotato di una robustissima struttura in legno e metallo, e dal suono capace di farsi sentire anche in ambienti rumorosi (non a caso esiste il piano-bar ma non il clavicembalo-bar). Con il mostruoso crescere del caos (rumori industriali, martelli pneumatici, colonne di automobili strombazzanti, televisioni, stereo e apparecchi radio a tutto volume, ecc.) il povero La ha dovuto aumentare in modo esponenziale le sue povere frequenze, giungendo agli attuali 440 e oltre. Nel frattempo sono stati inventati strumenti elettrici utilizzati nella musica rock, in grado di produrre suoni a volumi acustici allarmanti. I sintetizzatori e le batterie elettroniche oltrepassano tranquillamente il limite di pericolosità per le nostre orecchie, dato che molti concerti rock si svolgono in campi di calcio e arene destinate ad ospitare decine di migliaia di persone.
 
 
Torniamo dunque alla nostra vecchia equazione: molte persone = molto rumore = molti più hertz necessari = La in vertiginosa ascesa. Si potrebbe obiettare: a noi che ce ne importa se il La cresce di frequenza? Ce ne importa eccome. Prima di tutto si tratta di un segnale d’allarme sulla pericolosità acustica del nostro modo di vivere, e inoltre crea enormi problemi a strumentisti e cantanti, dato che molte opere di musica classica sono state pensate per note con hertz molto più bassi. Certe fioriture vocali di Rossini, oppure certi passaggi sovracuti presenti nelle opere di Bellini oggi risultano quasi ineseguibili e costano agli esecutori sforzi tremendi per raggiungere note che ai loro tempi erano quasi un tono sotto di quelle attuali. Se si va avanti di questo passo molte opere del bel canto saranno irraggiungibili per le voci. (Non ve ne frega nulla? Potreste anche avere ragione.)
Dal punto di vista teorico, invece, la cosa può anche avere un risvolto divertente: il rumore quotidiano ha reso molte tonalità originali del tutto inesistenti. Mi spiegherò meglio con un esempio, paradossale ma non troppo: prendiamo la celeberrima Toccata e fuga in Re minore per organo di Johann Sebastian Bach. La tonalità del brano è scritta a chiare lettere nel titolo: ma se noi ascoltiamo questo pezzo così come Bach lo ha concepito a suo tempo (su un organo antico accordato a 415 hertz) il risultato per le nostre orecchie, abituate a 440 hertz e oltre, suonerà esattamente mezzo tono sotto. Ecco quindi il brano trasformato come per magia nella Toccata e Fuga in Do diesis minore. D’altro canto se Bach resuscitasse e volesse andare a sentire come viene eseguita la sua musica su un organo moderno si troverebbe davanti alla Toccata e Fuga in Re diesis minore dato che per lui il nostro LA risulterebbe mezzo tono sopra.
Dunque, o Do diesis o Re diesis. E il Re minore originale che fine ha fatto?
In realtà non è mai esistito in quanto tale, dato che si tratta di un parametro variabile, ma certo il rombare delle automobili e delle moto, i videoclip di MTV e le urla nei dibattiti televisivi hanno contribuito a relegare il suo sapore originale nel limbo. Ogni tonalità, infatti ha un suo colore particolare: nel caso di un autore come Mozart la corrispondenza psicologica con le varie tonalità è fondamentale, ed è stata ampiamente sviscerata da dotti studiosi. Sentire il Requiem eseguito in Mi bemolle minore, come capita oggi, anziché nel Re minore in cui Mozart lo immaginò non è proprio la stessa cosa.
Non crogioliamoci, però, in queste fisime minuscole da addetti ai lavori. Suggerisco di inoltrare subito una formale protesta alla Motorizzazione Civile perché la Pastorale di Beethoven ritorni in Fa Maggiore, e Per Elisa sia restituita al suo La Minore originario. Propongo inoltre la costituzione del CPICDH (Comitato Per Il Controllo Degli Hertz), organo dal nome facilmente memorizzabile che si occupi di tenersi costantemente in contatto con gli organi governativi di tutto il mondo per arginare la ormai quotidiana ascesa di frequenze e garantire così un futuro ai nostri padiglioni auricolari.
Ricordate, Bach andava a piedi.

"Golem" è stata la prima grande rivista di internet, a metà anni '90; fu fondata da Umberto Eco con altri nomi importanti della cultura italiana. Oggi non esiste più, e da pochi anni non si può nemmeno più leggerla on line; ma conteneva articoli molto belli e molto utili, come questo di Carlo Boccadoro. Mi dispiace molto che quegli articoli non siano più disponibili, metto qui "Bach e la viabilità" come modesta proposta per poter riavere le annate di "Golem".

 
(le immagini: una fotografia scattata da Stanley Kubrick prima di diventare famoso;
la prima violinista è del 1884, opera di Burne-Jones;
la violinista seduta è di George Harcourt, la pianista di William Merritt Chase, 1915. 
 In un concerto del 1981, il pianista Friedrich Gulda
suonò alcuni brani di Bach sul clavicordo;
a quel tempo, Raidue faceva ancora servizio pubblico e trasmise il tutto)