giovedì 3 agosto 2017

Casta Diva (1935)


- Casta Diva (1935) Regia di Carmine Gallone. Scritto da Walter Reisch e Corrado Alvaro. Fotografia di Franz Planer e Massimo Terzano. Musiche di Bellini, Rossini, Paganini arrangiate e dirette da Willy Schmidt-Gentner. Interpreti: Sandro Palmieri (Bellini), Martha Eggerth (Maddalena Fumaroli), Gualtiero Tumiati (Paganini), Lamberto Picasso (giudice Fumaroli), Achille Majeroni (Rossini), Giulio Donadio (Felice Romani), Ennio Cerlesi (Tosi), Bruna Dragoni (Giuditta Pasta), Maurizio D'Ancora (Mercadante) Gino Viotti (Zingarelli). Durata 87 minuti
- The divine spark (1935) Regia di Carmine Gallone. Scritto da Walter Reisch e Richard Benson. Fotografia di Franz Planer. Musiche di Bellini, Rossini, Paganini arrangiate e dirette da Willy Schmidt-Gentner. Interpreti: Phillip Holmes (Bellini), Martha Eggerth (Maddalena Fumaroli), Hugh Miller (Paganini), Donald Calthrop (giudice Fumaroli), Edmund Breon (Rossini), Peter Gawthorne (Felice Romani), Benita Hume (Giuditta Pasta), Edward Chapman (Mercadante), John Clements (Fiorino), e altri attori inglesi. Durata 82 minuti

"Casta Diva" è un film di pura fantasia, un'invenzione che si appoggia sulla vita di Bellini, che Gallone gira tre volte: due nel 1935, versione italiana e versione inglese (con attori diversi), e poi nel 1954, a colori. La sceneggiatura è quasi identica, ci sono differenze (nel primo film c'è Rossini ma non Donizetti, nel secondo c'è Donizetti e non c'è Rossini) ma tutto sommato le due versioni possono essere considerate identiche perché tutto ruota intorno all'amore tra Vincenzo Bellini e la giovane napoletana Maddalena Fumaroli, figlia di un importante giudice. Il soggetto parte probabilmente dalla biografia di Francesco Florimo, amico e compagno di studi di Bellini, ma le libertà prese da Gallone e dai suoi sceneggiatori sono davvero tante, direi anzi troppe e troppo spesso inverosimili. E' vera la storia d'amore tra Bellini e Maddalena Fumaroli: si conobbero a Napoli dove Bellini studiava al Conservatorio, ma il padre di lei si oppose sempre alla relazione. Del tutto inverosimile, al limite del ridicolo, l'idea che una scena complessa come quella di "Casta Diva" possa essere inserita nella Norma all'insaputa del compositore, basandosi su un semplice foglio manoscritto. Mercadante, più anziano di qualche anno, qui è solo un manichino con un nome e cognome; Bellini non è figlio di un anonimo maestro di canto, ma di un Maestro di Cappella, organista e compositore, una famiglia di musicisti già a partire dal nonno (di origini abruzzesi). Nel film sembra che Il Pirata sia la prima opera di Bellini, ma così non è: prima del Pirata ci sono "Adelson e Salvini" e "Bianca e Fernando". Insomma, è un film del tutto inaffidabile dal punto di vista biografico, ma ci si può ugualmente divertire guardandolo. Si può aggiungere qualche data: Giuditta Pasta nacque nel 1797, Bellini nel 1801; erano quindi quasi coetanei. Mancano del tutto, inoltre, Maria Malibran e Giulia Grisi. Si può ancora far notare che il soggetto è di Walter Reisch, ma i dialoghi italiani sono di Corrado Alvaro.
 
Il film è costruito intorno a Martha Eggerth, importante soprano di operetta e moglie del tenore Jan Kiepura (Lehar scrisse alcune opere sulla sua voce) che però si dimostra del tutto inadatta alla vocalità belliniana e lascia molto a desiderare anche come attrice. La Eggerth è presente in entrambe le versioni, italiana e inglese.
La versione inglese, "The divine spark" ("La scintilla divina") è purtroppo introvabile in rete; in Germania ebbe il titolo "Maddalena". Il film è visibile su youtube, purtroppo con un sonoro molto malridotto; per essere più precisi direi che ad essere pessimo è il ritocco digitale del sonoro nella versione su youtube, che ha in parte cancellato il fruscio ma facendo più danni che utile. Si tratta comunque di un'operazione meritevole nel rendere visibile questo film altrimenti introvabile.
Il protagonista Sandro Palmieri è piuttosto piatto e antipatico, la Eggerth è improbabile come attrice e molto in difficoltà nel canto, Bruna Dragoni nell'interpretare Giuditta Pasta rifà il cliché della diva autocompiaciuta e per fortuna ha poco spazio (il personaggio di Giuditta Pasta sarà più presente nel remake del 1954).
 

Si comincia con Paganini, a Napoli in concerto; una sequenza piuttosto lunga, più di cinque minuti con molta musica, incluse alcune variazioni su temi rossiniani. Paganini è irritato con un giovane del pubblico che sembra ridere di lui; lo fa chiamare in camerino e gliene chiede ragione. Il giovane, studente del Conservatorio, è Bellini: l'equivoco è presto chiarito, e nel frattempo Paganini memorizza il nome del giovane.
Al minuto 9:45 ascoltiamo i ragazzi della scuola di musica, in coro; poi arrivano gli studenti prossimi al diploma. Mercadante è in ritardo, il rettore Zingarelli (che fiuta tabacco) lo sgrida; tra i presenti c'è Francesco Florimo, amico e futuro biografo di Bellini. Florimo, così come Mercadante, è nel film poco più di un nome buttato lì, un personaggio che serve per scambiare qualche battuta col protagonista. Nella versione inglese verrà chiamato Fiorino, nella versione del 1954 Fiorillo: è probabile che sia sorta qualche questione intorno all'uso del cognome Florimo. I giovani diplomati, secondo l'uso del Conservatorio di Napoli, saranno invitati a cena da famiglie napoletane importanti. A Bellini tocca la casa del giudice Fumaroli, che non ama affatto la musica ma che si è fatto convincere dalla figlia.
Uno degli amici di Bellini, al minuto13:35, si ritrova a una cena vegetariana che non apprezza; con lui a tavola c'è anche una scimmietta (un cebo?). Al minuto16:00 Bellini suona il piano a casa Fumaroli, con motivi belliniani; facilmente riconoscibile "Vaga luna che inargenti", una delle "Sei melodie da camera". Il giudice gli chiede ben presto di smettere di "far rumore", e Bellini si adegua; ha però modo di conoscere Maddalena, figlia del giudice, che apprezza molto lui e la sua musica. Al minuto 21:00, tornato al Conservatorio, disegna per i suoi amici gli occhi della ragazza; si dispiace di non saper disegnare, trasforma il disegno in un pentagramma e comincia a scrivere la melodia che poi sarà Casta Diva, sul testo "occhi puri, occhi casti".
Segue una passeggiata per Napoli, con canti e danze di bambini, vedute e panorami, il Vesuvio. Nel film del 1954 Gallone rifarà questa scena mettendo un pazzariello (Dante Maggio).
Al minuto 27:00 Maddalena canta (o meglio grida, la Eggers non è molto adatta a Bellini) "Occhi puri" davanti a suo padre e al fidanzato Ernesto Tosi, segretario particolare di Sua Maestà.
Al minuto 32:00 Bellini va da Tosi, che lo invita a comporre una Cantata per un ricevimento dove sarà presente il Re; è un grande onore ma Bellini rifiuta, "non ci tengo ad essere celebre". Bellini non cerca il successo e vorrebe solo tornare a Catania, ma poi parla con Maddalena e scopre che la ragazza "non è felice". Più spigliata della Lualdi del 1954, quasi civetta, mondana, Martha Eggers rende poco il senso del personaggio.
Vediamo quindi l'esecuzione della Cantata, al San Carlo. Di questa Cantata non esiste traccia nelle biografie belliniane. Al minuto 40 ecco arrivare in teatro Giuditta Pasta (l'attrice è Bruna Dragoni), già molto famosa e celebrata; nella realtà era quasi coetanea di Bellini ma qui non si direbbe. Giuditta Pasta si intrattiene con re Ferdinando I, che le dice di invidiare la sua celebrità; "vostra Maestà non sa fare i gorgheggi" risponde la cantante. Giuditta viene presentata come amante anche di Tosi, fidanzato di Maddalena; Bellini li vede mentre parlano sulla scalinata del teatro. Comunque sia, la Cantata ha successo e soprattutto Bellini può rivedere Maddalena. Bella la scena sulle scale con Pasta, Tosi e Bellini che li ascolta, divertente il dettaglio della gabbietta con le colombe al minuto 46.
Al minuto 46 Bellini è ancora con gli amici, al Conservatorio; c'è un riferimento probabilmente a Boccherini "che fuggì con una giovane", poi entra la Pasta e chiede di Bellini, dice che lo vuole a Milano per scrivere un'opera. Si insiste molto su Bellini biondo, ma tutti i ritratti (tranne uno) lo mostrano piuttosto sul castano chiaro.
Al minuto 49 un ballo dove si suona Mozart ("grazie di tanto onore", dal Don Giovanni) e poi dei valzer. Maddalena dovrebbe partire di nascosto con Bellini, sulla stessa nave, ma "si sacrifica" perchè ascolta la Pasta dire "che non si riduca a fare il maestro di canto a Catania". Al minuto 54 entra in scena Rossini (Achille Majeroni) che viene presentato a Maddalena: "basta poco per fare di un genio uno sciocco, basta volerlo tutto per sè" le dice, e cita di sfuggita sua moglie (che non era una moglie qualsiasi, era la Colbran: ma nel film non lo si dice e finisce per sembrare una battuta del tipo di quelle del tenente Colombo). "L'Italia ha bisogno di geni" dice Maddalena, sacrificando il suo amore per l'arte. Maddalena resterà a Napoli, Vincenzo avrà il successo a Milano.
 

Al minuto 55 la Maddalena di Martha Eggers canta (o, meglio, grida) un'aria di Rossini, "una voce poco fa" dal Barbiere di Siviglia; poi sta per svenire ma Rossini accorre in suo soccorso, la abbraccia e la sostiene un attimo prima che cada.
A 1h02 il successo di Bellini è presentato con una serie di pagine sfogliate velocemente, con le locandine del successo di Bellini: 1828 il Pirata, 1829 La straniera, 1830 Capuleti e Montecchi, 1830 Beatrice di Tenda, 1831 Sonnambula...
A 1h03 Bellini perde molti soldi al casinò, e si irrita con chi sottintende "sfortunato al gioco, fortunato in amore". Il riferimento è a Maddalena, "ispiratrice" dei suoi personaggi femminili. In questo film, Gallone tace e glissa sul rapporto tra Giuditta Pasta e Bellini; nel film del 1954 sarà molto più esplicito. Intanto, Martha Eggers nei panni di Maddalena urla da Napoli "ah non credea mirarti" (La sonnambula); il fidanzato Tosi e suo padre giocano a scacchi e commentano il successo di Bellini leggendo i giornali milanesi.
A 1h05 Rossini commenta l'influenza di Maddalena sulla musica di Bellini; nel film si insiste molto sul fatto che tutte le sue eroine siano Maddalena. Bellini si arrabbia, dice che di Maddalena non ne vuole più sapere, e incarica Felice Romani di scrivergli un soggetto basato sull'odio, che sarà Norma. Alla prima rappresentazione, "Norma" viene fischiata alla Scala; a Napoli si commenta che in "Norma" manca una melodia del Bellini giovane (Bellini non ha ancora trent'anni...). Maddalena ascolta tutto, parte in carrozza per Milano e affronta il viaggio tra neve e montagne appenniniche per portare il manoscritto a lei dedicato con l'aria "Occhi puri" all'amato Bellini, a Milano (in sottofondo, tra neve e montagne, la sinfonia da "Norma").

 
A 1h11' Giuditta Pasta fa i gargarismi davanti a Romani e Bellini; qui arriva Maddalena, che parla solo con la Pasta e le consegna il manoscritto. L'opera va in scena nelle repliche (a 1h14), Giuditta Pasta e Felice Romani inseriscono "Casta Diva" a insaputa del compositore (ohibò), trionfo in scena ma Bellini non c'è, non se l'è sentita di andare in teatro ed è rimasto in albergo dove arriva Paganini a rincuorarlo. A 1h16 Paganini evoca i grandi fiaschi di Beethoven (Fidelio) e Mozart (Don Giovanni) ma Bellini dei fiaschi degli altri non sa cosa farsene, vuole il successo per lui e basta; poi arriva la notizia del trionfo.
A 1h19 Maddalena è malata a Napoli, il viaggio le è stato fatale; nel delirio finale scambia Tosi per Bellini, che però è a Milano a prendere gli applausi. A Milano arriva Mercadante, che gli dà la feral notizia.
La vera Maddalena Fumaroli morì nel 1834, quando Bellini era a Parigi. A Parigi, nel 1835, dopo il successo di "I Puritani", morirà anche Vincenzo Bellini, a soli 34 anni, probabilmente di colera.


 

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