martedì 6 dicembre 2016

Match point


Match Point (2004) Scritto e diretto da Woody Allen. Fotografia di Remi Adefarasin. Interpreti: Scarlett Johansson, J. Rhys Meyers, Emily Mortimer. Durata: 124 minuti

In "Match point", film del 2004, anche Woody Allen pasticcia con il mondo dell'opera lirica, presentato in modo molto convenzionale: il teatro d’opera come luogo per ricchi signori annoiati. Questo luogo comune, lontano anni luce dall’idea di teatro di Verdi e di Mozart e di tutti i veri appassionati, è purtroppo ben presente nel cinema; mi limiterò quindi a portarne qui solo due esempi, che spero significativi. Il primo è “Pretty woman”, famosissimo film, dove Julia Roberts viene portata all’opera dal riccone Richard Gere e si commuove tanto per “La Traviata” di Giuseppe Verdi; il secondo è proprio “Match point” di Woody Allen, che mi ha ispirato qualche riflessione, più o meno dolce o amara.
Woody Allen riempie il film di arie d’opera, e lo fa con grande intelligenza; ma anche lui associa il teatro d’opera a gente ricca e svogliata, e ovviamente l’opera si ascolta nel palco, e ovviamente chi sta nel palco ha lo yacht, gioca a golf, possiede gallerie d’arte, tenute di campagna, cani, cavalli, servitù, eccetera. Io sono andato tanti anni alla Scala e negli altri teatri italiani, e posso assicurare di esser sempre stato in compagnia (anche nei palchi) di persone normalissime e competenti, tutt'altro che ricche, perfino operai e impiegati; ma i luoghi comuni sono duri a morire. Un biglietto alla Scala costa meno di quello per una partita di calcio, può sorprendere ma è così. Il film in sè può anche piacere, ma in questa sede mi interessa il modo in cui viene inserito il teatro d'opera nel cinema, e quindi lascio a ciascuno il suo giudizio sulla vicenda e su come viene narrata.


Anche il riassunto del film su wikipedia è un insieme notevole di luoghi comuni sul mondo dell'opera lirica, direi che mancano solo le cantanti grasse e le vecchie zitelle. Ne porto qui un piccolo estratto: «(...) L'uso dell'opera costituisce una novità per Allen, che solo in Mariti e mogli (1992) aveva voluto impiegarla per accompagnare scene ambientate in classi sociali altolocate. In Match Point è come se le arie commentassero ironicamente le azioni dei personaggi, talvolta prefigurandone i possibili sviluppi. Nelle fasi finali del film l'opera, di cui Chris è appassionato, accentua la freddezza del protagonista e il suo distacco dal delitto che ha commesso. I dieci minuti che intercorrono tra l'assassinio della signora Eastby e quello di Nola costituiscono il climax della narrazione, e sono segnati da gran parte del duetto tra Otello e Jago dell'Atto II dell'Otello. La scelta è inusuale per una pellicola cinematografica, dal momento che l'opera di Giuseppe Verdi non è un'aria, ma un dialogo drammatico in cui le parole sono importanti tanto quanto la musica. Nell'intenzione del regista, lo spettatore avrebbe dovuto seguire due storie parallele, quella raccontata dal film e quella raccontata dalla musica, le quali, tuttavia, hanno in comune nient'altro che il dramma.»
Eh sì, nell'Opera non ci sono solo le arie, pensa un po'. Ci sono anche i duetti, i terzetti, i concertati, i recitativi, le sinfonie avanti l'opera, ci sono perfino opere intere - ohibò - che non hanno arie vere e proprie ma dove tutto è un "dialogo drammatico in cui le parole sono importanti come la musica" (un'ottima definizione proprio per Verdi: il Falstaff è tutto così...).

E' divertente (si fa per dire) anche l'elenco delle musiche del film, "da un vecchio vinile con incisioni di prima della Grande Guerra" (wow), dove magari nei duetti si dimentica il nome di uno dei due cantanti, ma tant'è. Provo un po' a rimettere in sesto la povera colonna sonora, saltando da un sito all'altro e con l'aiuto consistente di www.imdb.com . Questi sono i brani dove si ascolta la voce di Caruso:
Giuseppe Verdi, "Il trovatore"; Mal reggendo all'aspro assalto
Antônio Carlos Gomes da "Salvator Rosa" Mia piccirella
Georges Bizet  da I pescatori di perle: Mi par d'udir ancora
Giuseppe Verdi da Macbeth: O figli, o figli miei!
Gaetano Donizetti da L'elisir d'amore: Una furtiva lagrima
Questi invece gli altri brani d'opera, con indicazioni un tantino da incompetenti che comunque riporto così come sono, perché sono tratte dai titoli di coda del film e quindi hanno valore documentario (nel senso che documentano una discreta dose di incompetenza):
Giuseppe Verdi, La traviata: Un dì felice, eterea – cantata da Alan Oke (accompagnamento al pianoforte); Giuseppe Verdi da Rigoletto Gualtier Maldé... Caro nome... cantata da Mary Hegarty; Gioachino Rossini da Guglielmo Tell : Arresta (?) cantata da Janez Lotric & Igor Morozov; Giuseppe Verdi da Otello: Desdemona (?) cantata da Janez Lotric & Igor Morozov.
Nel film di Woody Allen si ascolta però la vera voce di Enrico Caruso, un bel cd dove è stato restaurato benissimo. Caruso morì nel 1921, ed era una voce formidabile ma non sempre un modello di finezza interpretativa. Se vi piacciono le arie d’opera che avete ascoltato, posso consigliarvi altre versioni di riferimento: per esempio Tito Schipa, Alfredo Kraus, Cesare Valletti, Carlo Bergonzi, Franco Corelli, Luciano Pavarotti nelle incisioni dal 1960 al 1990, Aureliano Pertile, Jussi Bjoerling, Beniamino Gigli, e molto altro ancora.
Woody Allen è così curioso da ripescare un’aria cantata da Caruso che nessun altro avrebbe mai pensato di inserire in un film: si tratta di “Mia piccirella” viene da un’opera che non conoscevo, il “Salvator Gotta” del portoghese (ma di scuola italiana) Gomes. Infine, Woody Allen (ma non in questo film) è responsabile di una delle peggiori battute sulla musica mai ascoltate al cinema, quella su "quando ascolto Wagner mi vien voglia di invadere la Polonia". Ah, ma quale Wagner? Forse l'invocazione alla stella della sera, nel "Tannhäuser"? O l'incantesimo del fuoco? O magari la marcia nuziale dal terzo atto del Lohengrin? Mah, sorvoliamo, magari a chi gioca a tennis, oppure a chi segue "La signora in giallo" e "Il tenente Colombo", un film come Match point potrà piacere; e in fin dei conti ascoltare Enrico Caruso è sempre un piacere, anche oggi, cent'anni dopo le sue registrazioni.

Nessun commento:

Posta un commento