venerdì 10 aprile 2020

Paganini 1976 ( I )


Paganini (1976) Regia di Dante Guardamagna. Scritto da Tommaso Chiaretti, Lucia Drudi Demby, Dante Guardamagna. Consulenza storico-musicale di Luigi Rognoni. Fotografia di Musiche di Paganini, Tartini, Pugnani, Rossini, Haydn, Berlioz, Offenbach; violino solista Salvatore Accardo. Interpreti: Tino Schirinzi (Paganini). 1- Nicoletta Ramorino (madre di Paganini), Giacomo Piperno (padre di Paganini), Achille Belletti (il servitore Giuseppe) Roberto Brivio (il sopranista Marchesini), Ottavio Fanfani (marchese Di Negro), Andrea Dellitala e Andrea Ruffilli (Paganini bambino), Elio Crovetto (giacobino a Genova) 2- Emilio Marchesini (Carlo Paganini), Margherita Guzzinati (Elisa Bonaparte), Luciana Buonfino (Paolina Borghese), Katia Svizzero (Angiolina Cavanna), Luciano Melani (avv. Germi), Roberto Pistone (accusa), Elio Jotta (difesa), Alessandro Sperlì (Rossini), Fulvio Ricciardi (Segura), Lorenza Guerrieri (Antonia), Dina Castigliego (cantante), Magda Guerriero (Isabella Colbran), Marco Columbro (un musicista), Caterina Lipparini (Elvira Ramella) 3- Pierlugi Zollo (dottor Bennati), Giovanni Bentivoglio (Achille), Livio Bogatec (Heine), Paola Tanziani (Elena), Aldo Suligoy (marito di Elena), Luciano Melani (Germi), Franca Castelli Rossetti e Lucrezia Colangelo Rolfini (duetto) 4- Andrea Ruffilli (Achille), Agostino De Berti (Berlioz), Serena Cantalupi (Olimpia), Giuliana Calandra (Maria Luigia di Parma)
Durata: 4 puntate di un'ora circa ciascuna

Lo sceneggiato Rai su Paganini, in quattro puntate e a colori, risale al 1976; la regia è di Dante Guardamagna, che è anche autore della sceneggiatura con Lucia Drudi Demby e Tommaso Chiaretti. Consulente storico-musicale è Luigi Rognoni, importante musicologo e persona di vasta cultura, quindi lo sceneggiato va considerato molto attendibile sia pur nei limiti di una riduzione televisiva. Protagonista è Tino Schirinzi, un attore bravissimo e troppo dimenticato che a tratti ricorda Gianmaria Volonté. Schirinzi somiglia molto ai ritratti di Paganini, mentre è difficile trovare somiglianze fra i due bambini che lo interpretano nella prima puntata e l'adulto (cioè Schirinzi), ma questo è un dettaglio del tutto secondario vista la bravura degli interpreti. Nel cast non ci sono attori famosi, ma tutti recitano molto bene e sono ben scelti in ogni ruolo. Il violino che si ascolta è quello di Salvatore Accardo, grande interprete paganiniano; vediamo spesso le sue mani ma non appare mai in figura intera. Tino Schirinzi riesce a essere credibile anche nei primi piani con il violino, mentre suona. L'elenco completo delle musiche non è purtroppo indicato nei titoli di coda; oltre alle composizioni di Paganini, si ascoltano Tartini e Pugnani nella prima puntata, poi Rossini, Haydn (la "sinfonia dei giocattoli"), Berlioz, e - a sorpresa - la scena di Olimpia dai "Racconti di Hoffmann" di Offenbach, nell'ultima puntata.
 

Manca la famosa serata del "Paganini non ripete", datata 1818 a Torino; ne rimane solo un accenno sempre nell'ultima puntata. C'è qualche buco narrativo, qualche salto un po' drastico nella narrazione, probabilmente dovuto a tagli richiesti dai funzionari Rai per rimanere nei tempi stabiliti, ma nel complesso si segue tutto con piacere e senza difficoltà. Qualche difetto si può cogliere qua e là, per esempio il servitore Giuseppe che rimane sempre della stessa età, o l'aspetto fisico di Paganini che negli ultimi anni era molto malridotto, soprattutto nel viso, ma questo non si usa far vedere e c'è comunque più che un accenno alla realtà quando Paganini dice al ritrattista che ormai non ha più denti, di fare il ritratto così.
Paganini nacque a Genova e morì a Nizza (1782-1840), ebbe una vita intensa e avventurosa; piaceva alle donne, ebbe un figlio dalla comasca Antonia Bianchi e numerosi flirt anche con donne importanti e famose; era una vera star, famoso in tutta Europa, paragonabile ai più famosi personaggi di oggi.


Prima puntata
Paganini adulto rievoca una leggenda sulla sua infanzia, presentata come un suo sogno: ammalato di rosolia, cadde in catalessi e fu dato per morto; si fanno i primi cenni sul "diavolo" che accompagna la leggenda del celebre violinista, e che torneranno spesso nello sceneggiato ma non in modo pesante, così come le storie sul violino "speciale" che in realtà non esisteva, anche se Paganini fece modifiche tecniche al suo strumento. Altri film ispirati a Paganini insistono troppo sull'aspetto demoniaco del grande violinista, questo sceneggiato è invece molto sobrio anche se non nasconde nulla su dicerie e stramberie che circolavano all'epoca.
Niccolò Paganini nasce nei carrugi di Genova, nel 1782; il padre lavora per il porto, facendo imballaggi; è una famiglia numerosa ma non povera, dove c'è la passione per la musica e tutti insieme suonano mandolino, violino, cembalo. Arrivano presto gli echi della Rivoluzione Francese, avvenuta nel 1789; a Genova ci sono da subito molti giacobini. Niccolò suona da solo in casa, lo ascolta per caso il sopranista Marchesini e lo vuole sul palco come attrazione, il bambino prodigio che fa sempre il suo effetto. Si tratta del milanese Luigi Lodovico Marchesi, detto Marchesini (1754-1829); fu uno degli ultimi celebri evirati, si esibì in tutta Europa con grande successo. Purtroppo nemmeno Guardamagna riesce ad evitare i soliti luoghi comuni sui castrati, che raramente cantavano ruoli femminili (qui l'attore Roberto Brivio si esibisce vestito da donna). Per un discorso più completo posso rimandare a quanto avevo già scritto qui a suo tempo.
 

Marchesini però se ne va per la sua strada, e si dimentica del bambino prodigio; sarà il marchese Di Negro, ricco appassionato di musica, ad aiutarlo. La madre di Paganini fa ricami e lavori di sartoria per il marchese, che però non sembra interessato al bambino; poi se lo trova mentre suona arrampicato su un albero davanti alle sue finestre, ne intuisce il talento e gli fa dare lezioni gratuite. Il marchese fuggirà poi con l'arrivo a Genova dei giacobini, lasciando ancora incompiuta l'educazione musicale del giovane Niccolò. Vediamo arrivare la Rivoluzione anche a Genova; per strada il bambino Niccolò ascolta la Carmagnola, non sa cosa significhi ma compone delle variazioni; un passante giacobino (Elio Crovetto) gli fa cadere il violino che viene calpestato dalla folla. Vediamo poi Niccolò bambino che dice al fratello che vuole andar via di casa, magari a Parma; ma qui c'è un salto narrativo e ritroviamo Niccolò già adulto non a Parma ma a Lucca. Le biografie dicono che fu il padre stesso a condurre Niccolò a Parma nel 1796, dove prese lezioni da Paer; ma Ferdinando Paer in questo sceneggiato non c'è (un taglio per restare nei tempi e nelle durate stabiliti?).
 

A Lucca nel 1805 c'è Elisa Bonaparte, sposata Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, sorella di Napoleone e poi Granduchessa di Toscana a Firenze: Paganini inizia un flirt con lei e dà lezioni di violino al marito.
 


(segue)

Paganini 1976 ( II )


Paganini (1976) Regia di Dante Guardamagna. Scritto da Tommaso Chiaretti, Lucia Drudi Demby, Dante Guardamagna. Consulenza storico-musicale di Luigi Rognoni. Fotografia di Musiche di Paganini, Tartini, Pugnani, Rossini, Haydn, Berlioz, Offenbach; violino solista Salvatore Accardo. Interpreti: Tino Schirinzi (Paganini). 1- Nicoletta Ramorino (madre di Paganini), Giacomo Piperno (padre di Paganini), Achille Belletti (il servitore Giuseppe) Roberto Brivio (il sopranista Marchesini), Ottavio Fanfani (marchese Di Negro), Andrea Dellitala e Andrea Ruffilli (Paganini bambino), Elio Crovetto (giacobino a Genova) 2- Emilio Marchesini (Carlo Paganini), Margherita Guzzinati (Elisa Bonaparte), Luciana Buonfino (Paolina Borghese), Katia Svizzero (Angiolina Cavanna), Luciano Melani (avv. Germi), Roberto Pistone (accusa), Elio Jotta (difesa), Alessandro Sperlì (Rossini), Fulvio Ricciardi (Segura), Lorenza Guerrieri (Antonia), Dina Castigliego (cantante), Magda Guerriero (Isabella Colbran), Marco Columbro (un musicista), Caterina Lipparini (Elvira Ramella) 3- Pierlugi Zollo (dottor Bennati), Giovanni Bentivoglio (Achille), Livio Bogatec (Heine), Paola Tanziani (Elena), Aldo Suligoy (marito di Elena), Luciano Melani (Germi), Franca Castelli Rossetti e Lucrezia Colangelo Rolfini (duetto) 4- Andrea Ruffilli (Achille), Agostino De Berti (Berlioz), Serena Cantalupi (Olimpia), Giuliana Calandra (Maria Luigia di Parma)
Durata: 4 puntate di un'ora circa ciascuna
 
Seconda puntata
Paganini è a Lucca, e scrive al fratello Carlo; sono tutti e due già sui trent'anni. Da Elisa Bonaparte,a Lucca, arriva anche la sorella Paolina Borghese; Paganini le corteggia entrambe, nascono gelosie e rivalità. Paganini si presenta a un concerto in divisa da pompiere perché Elisa lo aveva nominato capitano dei pompieri, non potendogli dare altri titoli onorifici; la principessa ne è molto seccata. Paganini lascia Lucca, a Torino avrà probabilmente un flirt con Paolina ma nel film non si vede. C'è invece l'incontro con Angiolina Cavanna, sedicenne; Paganini viene arrestato per tre giorni e subirà un processo che si concluderà con il pagamento di denaro al padre della ragazza (incinta, il bambino morirà appena nato). Lungo spazio al processo, dove si dice apertamente che la giovane era una prostituta abituale e che il padre era d'accordo con lei.

 
In questa occasione Paganini conosce l'avvocato Germi, che poi diventerà suo amico e legale di fiducia; Germi legge passi dal Faust di Goethe a Paganini, Paganini risponde che per lui l'anima è solo una parte del violino. In questo periodo Paganini tiene i concerti che lo renderanno famoso, a Milano: al Teatro Carcano nel 1813 e poi alla Scala e ancora al Carcano.
Vediamo poi Paganini a Bologna, dove abita anche Rossini. Da Rossini si tiene una sfida musicale tra Paganini e l'altro violinista Segura che ritiene non eseguibile, illeggibile, il brano di Paganini; ma l'autore gli dimostra come si fa, e vince la sfida. Paganini aveva già fatto altre sfide simili, con Lafont nel 1816 e poi con Lipinski; nel film se fa un breve cenno. In questa sequenza, Paganini suona le sue variazioni su "Di tanti palpiti", un'aria di Rossini dall'opera "Tancredi". Più avanti, un soprano prova a cantare "La donna del lago", sempre di Rossini.

A Bologna nasce una grande amicizia con Rossini, i due giurano di rimanere sempre scapoli cantando "sempre andrai farfallone amoroso": sempre, e non come l'originale aria di Cherubino da "Le nozze di Figaro" di Mozart che diceva "non più andrai farfallone amoroso / notte e giorno d'intorno girando". Più avanti, però, Rossini annuncerà il suo matrimonio con la cantante Isabella Colbran.
In queste sequenze ascoltiamo un'aria dall'opera di Rossini "Matilde di Shabran", le prove al pianoforte; mancano indicazioni precise sul nome della cantante. Alla festa in strada per il carnevale, dopo l'allegria iniziale (i festanti cantano una canzone su versi di Massimo D'Azeglio), nasce un litigio fra Paganini e Rossini: Rossini sposerà Isabella Colbran, Paganini non si trattiene e fa battute pesanti sull'impresario Barbaja, notoriamente amante della Colbran.
Qui c'è un altro salto narrativo un po' brusco, e vediamo Paganini, malato, mentre viene buttato fuori casa, e il padrone gli rende perfino l'affitto già pagato pur di non averlo più tra i piedi. Una donna però lo segue e lo ama, la comasca Antonia Bianchi, più giovane di diciotto anni, che gli darà un figlio senza però mai sposarlo; per lei Paganini scrive un'aria vocale, su versi di Metastasio ("Mi lagnerò tacendo"), facendola esibire nei suoi concerti. Dalla loro relazione nascerà Achille, unico figlio di Paganini.
 
 

Terza puntata
Paganini è a Venezia, e legge cosa ha scritto su di lui Stendhal nella "Vita di Rossini", due pagine piene di errori e imprecisioni; sono con lui il medico Bennati, Antonia, e il piccolo Achille. A breve ci sarà la rottura con Antonia: vissero insieme negli anni 1824-1828, senza mai sposarsi.
Qui c'è un altro salto temporale e troviamo Achille sui sei-sette anni, in viaggio in Germania col papà che sta facendo una tournée; Paganini è un padre affettuoso ma anche molto ansioso. In albergo, i due giocano insieme e si ascolta la "Sinfonia dei giocattoli" di Haydn; Achille si ferisce cadendo dal letto, non è nulla di grave ma Paganini ne fa una malattia; arriva Bennati che lo consiglia di essere meno ansioso.
 
Ad Amburgo, incontro con il pittore Lyser, sordo ma autore di famosi disegni di Paganini mentre suona; dovremmo essere nel 1830. C'è anche Heinrich Heine, e ascoltiamo le sue pagine su Paganini. Qui Paganini conosce Elena, con la quale avrà una relazione clandestina (è sposata); non sono riuscito a rintracciare chi sia di preciso. Elena fa una battuta sul servitore di Paganini: si chiama forse Leporello?
A Genova muore Carlo, fratello di Paganini; dopo la cerimonia, nel cimitero, Paganini fa un pesante discorso ateistico e anticlericale e il parroco si offende. Sempre a Genova, l'avvocato Germi consiglia Paganini e gli dice di pensare a suonare, lasciando Achille a sua madre e anche a lui stesso, che si è sposato e ha una bella casa con parco di ulivi. Paganini ne rimane colpito: anche Germi si è sposato, dei vecchi scapoli è rimasto solo lui. Nella scena successiva, da Paganini arriva il marito di Elena, la donna conosciuta ad Amburgo: lei si è suicidata. e lui gli porta le lettere indirizzate "a Niccolò".
(qui sotto, Elena con Heine, Paola Tanziani e Livio Bogatec)

 
Alle terme di Aix les Bains ritrova Rossini, sta suonando il "Duetto buffo dei gatti" con due cantanti e Paganini si unisce a loro con la chitarra: bella la scena, ma non è certo che il duetto sia stato scritto proprio da Rossini, anche se la musica è sua. Rossini si è ritirato dalle scene, ma continua a scrivere musica, composizioni brevi per pianoforte (i "Peccati di vecchiaia") e altro, ma non più per il teatro; segue la discussione su cosa resterà della musica di Paganini senza Paganini. Il "Duetto dei gatti", come ricorda Paganini stesso, contiene musica dall'Otello di Rossini, "atto secondo, aria di Rodrigo, cabaletta". Il matrimonio di Rossini con la Colbran va male, Paganini non si risparmia un'ennesima battuta su Barbaja ma Rossini abbozza: "la vita è un'opera buffa senza lieto fine". Si parla della morte di Beethoven, Rossini lo ha incontrato in completo abbandono; si torna su Faust e sull'anima, "è un'opera che avresti dovuto scrivere tu" dice Rossini a Paganini.
Le biografie dicono che Paganini fu dal 1828 a Vienna, poi a Praga dove viene contestato. Dal 1832 è a Genova, poi a Parigi e in Inghilterra dove ebbe una relazione con Charlotte Watson, inglese (ma nello sceneggiato Charlotte non c'è). E' del 1834 la diagnosi definitiva sulla sua malattia: tubercolosi.
 

Quarta puntata
Paganini è a Bruxelles, poi prepara una messa in scena buffonesca per il suo concerto, dà fuoco ai fogli dello spartito (quasi come Jimi Hendrix a Woodstock, viene da pensare), viene contestato dal pubblico ma ne ride con gli amici, è contento di aver fatto sensazione. Qui Paganini riceve la notizia della morte della madre; a Genova ormai non ha più nessuno e prenderà con sè definitivamente il figlio.
Si mostra l'incontro con Hector Berlioz: Paganini gli chiede un concerto per viola, non per violino: ha appena comperato una magnifica viola e vuole usarla. Il concerto di Berlioz sarà "Aroldo in Italia", ma a Paganini non piacerà anche se continuerà ad ammirare Berlioz.

 
Il figlio Achille, iscritto a un collegio religioso dall'avvocato Germi di nascosto dal padre, ha sentito dire delle storie diaboliche su Paganini, che gli mostra il suo violino: dentro c'è scritto Jesus, è un Guarneri del Gesù. "Vedi che non potrei essere un diavolo?" dice Paganini a suo figlio, poi mostra ad Achille le partiture di Liszt che riprendono le sue opere, come la famosa "campanella".
In questi anni Paganini accetta l'invito da Parma, dove avrà una sua orchestra; ha dissensi con Maria Luigia, che trova gelida, e si invaghisce di una giovane che ha visto in un palco (Olimpia). A Parma aveva già comperato una villa, che ha ancora oggi il suo nome. Tenta un'avventura con Olimpia, che viene commentata sulle musiche di Jacques Offenbach (un anacronismo, ma piacevole): Olimpia come la bambola meccanica dei "Racconti di Hoffmann", ma non so da dove venga questa sequenza, e se abbia un fondamento storico.

Seguono i problemi con l'offerta da Parigi per il "Casinò Paganini", che poi non si farà; ne nasceranno dispute giudiziarie, querele, richieste di danni che dureranno per anni e seguiranno Paganini fino alla sua morte. A Parigi suonerà Berlioz, con grande successo, e Paganini gli scrive una lettera con ammirazione: "la vostra musica è un prodigio"; lo paragona a Beethoven e gli dà ventimila franchi, smentendo la sua fama di avaro.
Di seguito, Paganini è a colloquio con Germi, la situazione finanziaria è precaria e c'è in ballo la denuncia per il fallimento del Casinò a Parigi, ma Paganini ha già messo da parte i soldi per il figlio.
Paganini è sempre più malato, non ha più voce e fa parlare Achille in sua vece. Padre e figlio si trasferiscono a Nizza dove vanno ad abitare in una stanza d'affitto; lì lo raggiungono i creditori del Casinò di Parigi, che però rinunciano viste le condizioni in cui si trova. Paganini, sentendo vicina la morte, manda via il figlio con una scusa; poi prende un'ultima volta il violino.


 
 
 

giovedì 2 aprile 2020

Il maestro di canto

 
Il maestro di musica (Le Maître de musique, 1988) regia di Gérard Corbiau. Scritto da Gerard Corbiau, Andrée Corbiau, Luc Jabon, Christian Watton. Fotografia di Walther van den Ende. Musiche di Mahler, Verdi, Bellini, Schubert,Schumann, Wolf, Mozart, Offenbach. Musiche per il film di David Miller. Interpreti: Josè van Dam, Patrick Bauchau (principe Scotti), Anne Roussel (Sophie, voce nel canto di Dinah Bryant), Philippe Volter (Jean, voce nel canto di Jerome Pruett), Sylvie Fennec (Ester) Marc Schreiber (Arcas, voce nel canto di Jerome Pruett) e molti altri. Durata: 1h33'

Siamo agli inizi del Novecento, e un famoso e carismatico cantante d'opera (lo interpreta Josè van Dam) dà il suo concerto d'addio, cogliendo tutti di sorpresa. Nell'ombra di un palco, il suo rivale principe Scotti (Patrick Bauchau) sorride di quello che considera un suo trionfo, o forse una vendetta. Altre notizie le apprenderemo nel corso del film, per ora vediamo il cantante - è un basso/baritono come van Dam, e il personaggio si chiama Joachim Dallayrac - che inizia a dedicarsi all'insegnamento. Insegnerà a una sola allieva, Sophie (Anne Roussel, voce nel canto di Dinah Bryant) e la moglie lo mette in guardia dalle voci e dai pettegolezzi; ma lui non se ne cura, così come sorvola sulle voci che lo vorrebbero in cattiva salute. Troverà un secondo allievo in un modo strano: camminando per il mercato ascolta un giovane che canta, e la voce gli piace ma quel giovane è un ladro, un borsaiolo. Lo prende con sè lo stesso, e gli dà lezioni gratis portandolo un po' alla volta a livelli di eccellenza. Lo scopo, come scopriremo alla fine, è un concorso di canto dove i suoi allievi sfideranno gli allievi del principe Scotti, suo antico rivale; quando arriva il momento del concorso però Dallayrac è già morto, la malattia di cui si parlava era dunque reale.
Al momento del concerto si scopre l'arma segreta di Scotti: un altro giovane tenore, che ha (meraviglia delle meraviglie) la voce identica a quella dell'allievo di Dallayrac (li interpreta nel canto lo stesso tenore, Jerome Pruett). I due "gemelli vocali" finiscono per sfidarsi in un vero e proprio duello, su un'aria di Bellini; vengono mascherati per dare giudizio senza essere influenzati ma uno dei due stona clamorosamente e l'altro vince. Veniamo a sapere che una sfida simile c'era già stata tanti anni fa, protagonisti proprio il principe Scotti e Dallayrac; da allora il principe si era ritirato dalle scene, e qui sta il motivo del suo risentimento.
C'è molto di più nel film, con Anne Roussel protagonista di scene d'amore e di turbamenti, ma lascio aperta a chi vorrà vedere il film la possibilità di vedere da solo cosa succede. Devo dire che "Il maestro di canto", pur essendo di buona fattura e ben interpretato, non mi è sembrato un film memorabile. La storia del duello di canto non l'ho mai sentita, e non mi sembra verosimile (non in questi termini); c'è qualcosa di satanico in Scotti (un Mefistofele?), che tenta anche Sophie e cercherà di appropriarsi di Jean dopo il successo. Il suo allievo Arcas ha la voce identica a quella di Jean, e anche qui c'è qualcosa di mefistofelico perché due voci identiche in natura non esistono (concetto ribadito più volte nel corso del film), ma l'idea non mi sembra ben sviluppata e forse non era Corbiau il regista più adatto per la messa in scena del suo soggetto. Mi viene da pensare a James Ivory, che però avrebbe di sicuro girato un film totalmente diverso.
Un duello vocale, senza armi, in un'epoca in cui i duelli erano cosa normale; si replica qualcosa che deve essere accaduto fra i due maestri tanti anni prima, ed è questa la "scena madre" del film, che rischia di rimanere incomprensibile a gran parte del pubblico, specialmente a chi non ha molta confidenza con l'opera lirica e che magari finisce per credere che cose simili siano la normalità: non è così, le rivalità esistono ma si esplicano in altro modo. Per fare un esempio famoso, esiste la celebre registrazione di una recita dal vivo dell'Aida di Verdi tenuta a Città del Messico nel 1951, dove Maria Callas e Mario Del Monaco, all'epoca molto giovani, che si sfidano a colpi di "vediamo chi ha più fiato sugli acuti"; ed è spettacolare ma si tratta, per l'appunto, di tutt'altra cosa da quella che vediamo nel film di Corbiau.


Molta la musica nel film, con Mahler in primo piano e "Ich bin der Welt abhanden gekommen" vero motivo conduttore del film; vale la pena di portarne la traduzione italiana (il testo originale è di Friedrich Rückert, Mahler lo mette in musica nel 1905)
Io sono ormai perduto per il mondo / con il quale da molto avevo sprecato (il mio tempo); / da tanto non ha più sentito parlare di me / crederà forse che io sia morto. / E anche a me non importa niente / se il mondo mi considera morto; / e non ho proprio nulla da obiettare / perché sono davvero morto per il mondo. / Io sono morto al tumulto del mondo / e ho trovato pace in una zona silenziosa; / io vivo solo nel mio cielo / nel mio amore, nel mio canto.
L'ultima strofa, da "Ich bin gestorben dem Weltgetümmel", è cantata da Van Dam nel finale, come voce fuori campo (il suo personaggio è già morto) dopo il duello vocale, mentre le barche scorrono sull'acqua tra la nebbia, e i due giovani si guardano (ma lei è già di un altro).
La musica: Josè van Dam, belga, è davvero un cantante d'opera importante ed ha una sua fama anche come attore, a partire dal "Don Giovanni" di Losey (1980) dove interpretava Leporello. Ho anche alcuni miei ricordi personali su Van Dam, nei concerti di canto e come Don Giovanni (nel ruolo del protagonista, stavolta) alla Scala, sotto la direzione di Riccardo Muti. Qui canta il Rigoletto nella scena iniziale, poi i lieder di Schumann e Schubert. Non sono invece diventati voci importanti il tenore Jerome Pruett e il soprano Dinah Bryant, che ascoltiamo in esecuzioni buone ma non trascendentali, doppiano gli attori nelle parti cantate. La scena da "Traviata", nel finale, è di quelle che all'Arena di Verona ho sentito definire "applausi che vanno direttamente a Verdi", più che all'esecuzione in sè. Nel corso del film, Van Dam accenna alcune arie che non sono indicate nei titoli di coda: è dal "Così fan tutte" di Mozart l'accenno a "guardate, toccate, il tutto osservate" (in italiano) quando presenta Jean a sua moglie; è di Rossini, dal "Barbiere di Siviglia", l'accenno di "La calunnia è un venticello" rivolto alla moglie che gli parla delle voci che corrono sulla sua unica allieva e lui. Viene dal Don Giovanni di Mozart "Là ci darem la mano" cantata in duo sul calesse con Sophie; ed è l'inizio di "Le nozze di Figaro" (sempre Mozart) il conteggio "Cinque, dieci, quindici" nella scena del compleanno, soffiando sulla torta. Jean, nella sua apparizione, rubacchia al mercato cantando "la canzone di Kleinzach" dai "Racconti di Hoffmann" di Jacques Offenbach. La scena finale del duello è basata su un'opera poco nota di Vincenzo Bellini, "Bianca e Fernando".


Altri appunti presi durante la visione: 1) le maschere nel finale, per i due tenori, ricordano il "Don Giovanni" di Losey, in particolare il Convitato di Pietra, però in bianco. 2) Ulysse Waterlot è l'attore che interpreta il direttore d'orchestra (pseudonimo?) 3) Dinah Bryant, soprano, è la voce di Sophie; Jerome Pruett, tenore, è la voce di entrambi i tenori, che per questo sono davvero identici. 4) la voce di Sophie sembra sempre provenire da un'altra stanza, anche quando è in primo piano. 5) è possibile insegnare a cantare partendo dal Mahler del padiglione cinese del "Canto della Terra"? Non sono un cantante ma ho i miei dubbi, è un'aria molto particolare e piuttosto difficile per un principiante. 6) nel disco, "Recondita armonia" dalla Tosca di Puccini (probabilmente cantata dallo stesso Pruett) viene presentata come una novità; siamo agli inizi della registrazione sonora, ma non mi sembra una ricostruzione del tutto attendibile.
 

Gli attori: oltre a Josè Van Dam, molto bravo in una parte probabilmente scritta su misura per lui, il più famoso è Patrick Bauchau, attore francese di lungo corso che ha lavorato anche con Wim Wenders e con Rohmer. Anne Roussel, qui ventottenne, è un'attrice ancora in attività; Philippe Volter (1959-2005) ebbe poi un momento di notorietà interpretando "La doppia vita di Veronica" di Kieslowski, nel 1991.
Da wikipedia in francese apprendo che le prime sequenze, con l'annuncio del ritiro del cantante, sono girate nel teatro del castello di Chimay; altre sequenze in interni e in esterni riguardano il castello di La Hulpe.


L'elenco competo delle musiche e degli esecutori, da www.imdb.com :
- Mahler: Ich bin der Welt abhanden gekommen, cantato da Josè Van Dam
- Mahler: Symphonie No 4, 1. Ruhevoll; dir. André Vandernoot RTBF Symphony Orchestra
- Mahler: Von der Jugend, da "Das Lied von der Erde"); tenore Jérôme Pruett, RTBF Symphony Orchestra dir. Ronald Zollman
- Mahler: Um mitternacht ("Ruckert-Lieder: No. 5) José van Dam, RTBF Symphony Orchestra dir. Ronald Zollman
- Schumann: Stille Tränen (da "12 Gedichte op. 35" No. 8) testo di Justinus Kerner (José van Dam, Jean-Claude Vanden al piano)
- Schumann: Widmung (da "Myrthen, op. 25" No. 1) testo di Friedrich Rückert (José van Dam, Jean-Claude Vanden, piano)
- Schubert: An die Musik, su testo di Gottlieb Schober (José van Dam, David Miller piano)
- Mozart: "Alcandro, lo confesso ... Non so d'onde viene", aria da concerto K294 (Dinah Bryant, RTBF Symphony Orchestra dir. Ronald Zollman (che è però in origine per basso-baritono)
- Bellini: Sorgi, o padre (da "Bianca e Fernando"), testo di Felice Romani (Janet Baker, Keiko Kusaka)
- Bellini: A tanto duol (da "Bianca e Fernando"), testo di Felice Romani (Jérôme Pruett, tenore; RTBF Symphony Orchestra dir. Ronald Zollman)
- Offenbach: canzone di Kleinzach (da "Les Contes d'Hoffmann"), Jérôme Pruett (tenore)
- Puccini: Recondita armonia, da Tosca (su disco per grammofono, senza indicazioni)
- Hugo Wolf: Wohl denk' ich oft (da "3 Gedichte von Michelangelo" Nr. 1); José van Dam, Jean-Claude Vanden pianoforte
- Verdi: Follie!... Sempre libera (da "La Traviata"); Dinah Bryant e Jérôme Pruett, RTBF Symphony Orchestra dir. Ronald Zollman
Si ascolta anche "Waltz" di David Miller, curatore della parte musicale del film, suonata da Anne Leonardo (violoncello), Guy Danel (violino), Paul Declerck, Ursula Gorniak (viola) dir. David Miller

 
(le immagini sono fra le poche che ho trovato on line;
ringrazio chi le ha messe a disposizione)
 


domenica 29 marzo 2020

Verdi di Francesco Barilli


 
Giuseppe Verdi (1999) Scritto e diretto da Francesco Barilli. Consulenza e testi di Gustavo Marchesi. Fotografia di Stefano Pancaldi. Musiche di Verdi, Lavigna, Rolla. Interpreti: Roberto Abbati (Rigoletto), Andrea Ronchini, Pietro Barilli, Gerardo Foglia, Francesco Barilli, Renzo Cecchi (Verdi alle varie età), Giuliano Ziveri (medico), Laura Cleri (mamma di Verdi). Durata: un'ora.
 
Il "Verdi" di Francesco Barilli è un documentario con parti recitate, molto ben fatto e molto chiaro nell'esposizione; direi un capolavoro di concisione, però mancano Macbeth e Simon Boccanegra e questo mi dispiace sempre. Almeno un accenno si poteva fare, ma pazienza.
Barilli si basa su lettere e testi originali di Verdi stesso, con la consulenza di Gustavo Marchesi che è un noto musicologo e studioso verdiano, autore di molti libri su Verdi e sulla musica. Nel film troviamo ottime scelte di musiche e filmati, e belle immagini nei luoghi verdiani; ottimo il lavoro del direttore della fotografia Stefano Pancaldi.

 
Si parte dal Rigoletto di "Novecento": Barilli è della cerchia di Bernardo Bertolucci e ha interpretato come attore "Prima della Rivoluzione". In particolare, il finale con il grido "Verdi è morto" si ricollega direttamente all'inizio di "Novecento"; cambia però l'attore che interpreta Rigoletto, e che qui è Roberto Abbati. Rigoletto fa da narratore collegando i diversi interventi, e questo ricorda molto "Il flauto magico" di Gianini e Luzzati, dove un attore che impersonava Papageno raccontava, con toni molto simili, quello che succede nell'opera di Mozart. L'insieme è sempre gradevole, si notano l'amore per la musica e la competenza di Barilli e dei suoi collaboratori.
Giuseppe Verdi è interpretato da diversi attori, secondo le età: nell'ordine, partendo dal neonato e arrivando agli ultimi anni, si tratta di Andrea Ronchini, Pietro Barilli, Gerardo Foglia, Francesco Barilli, Renzo Cecchi. La madre di Verdi è Laura Cleri, la si vede nelle prime scene raccontare al figlio della guerra, e dei cosacchi che fecero stragi in paese proprio nell'anno in cui nacque Peppino, alla fine dell'età di Napoleone Bonaparte.

 
E' molto bello riconoscere i luoghi: il Regio di Parma, il cinquecentesco Teatro Farnese sempre a Parma, i palazzi e le chiese di Busseto. Invito a leggere i titoli di coda per conoscere i luoghi, le musiche, i nomi dei collezionisti e delle associazioni che hanno collaborato con Barilli fornendo immagini e documentazione. Per gli appassionati, è anche bello riconoscere e distinguere le voci e le musiche durante la visione: io ho mancato la Muzio ma ho riconosciuto Rosa Ponselle (e Pertile, ma qui è fin troppo facile, la voce di Pertile era unica). Nel dettaglio: l'incisione di Traviata diretta da Toscanini; Claudia Muzio nella Traviata; il Requiem diretto da Serafin nel 1939; Cesare Siepi come Filippo II nel Don Carlo, il "Va pensiero" del Nabucco diretto da Toscanini; Aureliano Pertile per l'aria da "Luisa Miller", l'Aida e la sinfonia da "La forza del destino" dirette da Toscanini, e Rosa Ponselle nelle due arie da "La forza del destino".

 
In video, dall'archivio del Regio di Parma: Attila, Un ballo in maschera, La battaglia di Legnano, Un giorno di regno, tutte in registrazioni della fine degli anni '90; il Rigoletto del 1987, e il Falstaff del 1986 con Renato Bruson. Si tratta di filmati rari, ottenuti per concessione del Regio di Parma e di Giancarlo Del Monaco per i filmati di suo padre nel Trovatore (1957) e nell'Otello (1958).
Ci sono brevi estratti da film famosi, come il "Verdi" di Matarazzo del 1953, "Divine armonie" di Gallone del 1938 (un'altra biografia di Verdi), il Trovatore con regia di Claudio Fino, l'Otello con regia di Franco Enriquez.
Si ascoltano anche musiche di due dei maestri di Verdi: di Vincenzo Lavigna "Contrappunto n.4" con Dino Rizzi che suona l'organo delle Roncole di Busseto, e di Alessandro Rolla "Sonata in mi bemolle maggiore n.2" da un cd con Ruggero Marchesi al violino e Roberto Guglielmo al pianoforte.
Il "Verdi" di Francesco Barilli è disponibile anche su youtube.
 


 

venerdì 20 marzo 2020

Verdi (1953)



Verdi (1953) Regia di Raffaello Matarazzo. Scritto da Leo Benvenuti, Mario Monicelli, Liana Ferri, Piero Pierotti, Giovanna Soria, Raffaello Matarazzo. Fotografia di Tino Santini. Musiche di Giuseppe Verdi. Interpreti: Pierre Cressoy (Verdi, voce di G.De Angelis), Anna Maria Ferrero (Margherita Barezzi, voce di Renata Marini), Gaby André (Giuseppina Strepponi, voce di Dhia Cristiani), Camillo Pilotto (Barezzi), Emilio Cigoli (Donizetti), Loris Gizzi (Rossini), Laura Gore (Barbarina Strepponi), Aldo Bufi Landi (Dumas figlio), Guido Celano (Hugo), Irene Genna (Violetta), Enzo Biliotti (impresario Martini), Sandro Ruffini (impresario Marelli), Eduardo de Santis (Muzio), Gianni Agus, e molti altri. Cantanti: Mario Del Monaco (Tamagno), Tito Gobbi (Giorgio Ronconi), Vito de Taranto, Orietta Moscucci . Durata: 1h48'

Il "Verdi" di Matarazzo inizia come "Citizen Kane" di Orson Welles: dopo l'introduzione con Mario Del Monaco che canta il finale di "Otello", vediamo infatti Giuseppe Verdi morente e ascoltiamo la sua ultima parola: non è "Rosebud" ma il nome della sua prima moglie, Margherita. Da qui in avanti, in flashback, ripercorriamo gli inizi di carriera di Verdi: in carrozza verso Milano, lo vediamo passare il confine fra Parma e l'Austria (cioè fra Emilia e Lombardia, visto da oggi) in compagnia della moglie e del figlio. Già da questo breve inizio si capisce che a Matarazzo non importa molto della verità storica: il figlio di Verdi si chiamava infatti Icilio, non Gino. E' vero che Icilio è un nome raro, rarissimo, ma si poteva conservare; è comunque un segnale chiaro, il film di Matarazzo può piacere ancora oggi (fu campione d'incassi nella stagione 1953-1954) ma l'attendibilità storica latita spesso. Per essere onesti, dire che Matarazzo si prende delle libertà è un gentile eufemismo; non è mai stato un regista finissimo ma guardando il suo "Verdi" viene ogni tanto da pensare che se avesse scelto come protagonisti Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, suoi compagni di viaggio in molti film di successo, tutto sarebbe stato molto più chiaro. E' comunque bella la parte iniziale, i primi trentacinque minuti tutti dedicati a Margherita Barezzi, prima moglie di Verdi: non esistono testimonianze sui loro anni a Milano, sappiamo però che a Busseto avevano già perso una figlia, ancora bambina, e che a Milano morirà anche l'altro figlio. Anche la morte di Margherita è purtroppo vera, così come il dettaglio che Verdi in quel periodo stava scrivendo un'opera comica, non proprio un'opera buffa ma di carattere brillante. Dato che non esistono riscontri storici precisi su questo periodo nella vita di Verdi, la ricostruzione è più che lecita ed è anzi ben fatta e ben interpretata; molto brava Anna Maria Ferrero nella parte di Margherita.
 
 
I problemi iniziano subito dopo: l'idea che sia proprio Giuseppina Strepponi a mettere il libretto del Nabucco nelle tasche di Verdi non ha alcun riscontro storico, e più in generale il film di Matarazzo è del tutto inattendibile soprattutto nelle scene dove c'è la Strepponi. In particolare, è improbabile che Donizetti ne prenda le difese: era davvero molto malato, purtroppo di una malattia che non lasciava molto spazio per interessarsi alla sorte di altri (Donizetti morirà nel 1848 dopo lunghe e devastanti sofferenze). Il dialogo tra Barezzi, suocero di Verdi, e Giuseppina Strepponi è tratto di peso da "La Traviata" , e anche qui non c'è nessun riscontro in documenti o testimonianze. Si tace anche sul fatto che Giuseppina Strepponi aveva già avuto due figli e molti amanti; è vero che si mostra la sua relazione con l'impresario Merelli (qui detto Marelli, forse per problemi legali con gli eredi) ma la sua relazione con Verdi risulta molto diversa da come viene mostrata nel film, dove ha un rilievo inatteso la sorella Barbarina. Sorvolo sugli altri momenti di pura invenzione, ho trovato però quantomeno curiosa la battuta a 1h30', quando nella stanza di Verdi entra Barezzi e chiede "chi era quel giovane": il giovane che è appena uscito è Emanuele Muzio, che come Verdi fu aiutato proprio da Barezzi agli inizi della sua carriera. Probabilmente, quando Renato Castellani girò il suo Verdi per la tv, trent'anni dopo, tenne presenti queste sequenze del film di Matarazzo: Carla Fracci come Giuseppina Strepponi sembra l'esatta confutazione di questo film, punto per punto.
 
 
Gli attori: protagonista è Pierre Cressoy, attore francese molto attivo nel cinema italiano di quegli anni; è stato anche interprete di Mascagni in "Melodie immortali". Non è un'interpretazione memorabile, oltretutto ha anche una truccatura molto pesante, per renderlo almeno un po' somigliante a Verdi. Cressoy è doppiato da Gualtiero De Angelis. Margherita è Anna Maria Ferrero, molto brava ma anch'essa doppiata: ai tempi si usava, non sempre gli attori erano disponibili al momento del missaggio finale e la Ferrero era molto attiva anche in teatro. Giuseppina Strepponi è affidata a Gaby André (madre di Carole André), che rifà le dive fatali degli altri film di Matarazzo (Yvonne Sanson su tutte) ed è abbastanza inattendibile nel suo ruolo anche se la colpa non è tutta sua. Barezzi è Camillo Pilotto, ottimo attore di teatro (recitò con Strehler in ruoli importanti) e caratterista in molti film di quel periodo; era già stato Barezzi nel Verdi del 1938, regia di Carmine Gallone. Donizetti è Emilio Cigoli, storico doppiatore dei più famosi attori americani: per una volta lo si può vedere e non solo ascoltare, la voce è proprio la sua e non stiamo guardando John Wayne. Rossini è Loris Gizzi, molto divertito e molto in parte: un bravo attore spesso presente nel cinema e negli sceneggiati Rai degli anni '60. L'impresario Martini, all'inizio, è Enzo Biliotti; l'impresario Merelli (qui chiamato Marelli) è Sandro Ruffini. La sorella della Strepponi è Laura Gore; Violetta in teatro è interpretata da Irene Genna, moglie di Amedeo Nazzari, doppiata probabilmente dal soprano Orietta Moscucci. (qui sotto, Cigoli/Donizetti)


I cantanti: Mario Del Monaco e Tito Gobbi cantano e recitano per tutto il film, la voce femminile dovrebbe essere Orietta Moscucci, presentata nei titoli di testa come "vincitrice del Premio Internazionale di Ginevra 1953". Nel finale, Falstaff è interpretato dal basso buffo Vito de Taranto. Non ci sono indicazioni precise sugli esecutori, i titoli di testa parlano solo di scelta delle musiche a cura di Renzo Rossellini, dirette da Giuseppe Morelli.  (qui sotto, Loris Gizzi come Rossini mentre mette pace tra Verdi e Victor Hugo)

 
La musica: all'inizio vediamo e ascoltiamo il finale di "Otello", con Mario Del Monaco; ancora dall'Otello è l'Ave Maria per la morte di Verdi, in versione orchestrale.
La ninna nanna accennata da Verdi per il bambino viene da "Un ballo in maschera"; di "Oberto" e "Un giorno di regno", le prime due opere di Verdi, vediamo solo la chiusura del sipario.
Ascoltiamo estratti da "La forza del destino" per le scene di Margherita, più in dettaglio "la vergine degli angeli" quando lei muore; anche il preludio da "Rigoletto" aiuta a rendere la drammaticità della scena. Si ascolta "Traviata" per il primo incontro con la Strepponi, un anticipo di quello che succederà. Dal "Nabucco" ascoltiamo il coro atto terzo, "Va pensiero", purtroppo gridato (anche dal coro).
Si salta direttamente all'Ernani (minuto 55), con l'aria "Ernani involami", e con il coro "Si ridesti il leon di Castiglia" siamo già nel '48 con i moti insurrezionali.
Da "Rigoletto" (anno 1851) in teatro, la scena di "Povero Rigoletto", "Cortigiani vil razza dannata", e "La donna è mobile", con Tito Gobbi e Mario Del Monaco.
Da "Il trovatore" si ascoltano, e si vedono in teatro, "Il balen del suo sorriso", "Di quella pira", e il coro degli zingari, sempre con Gobbi e Del Monaco.
Una gondola a Venezia introduce "La traviata", la scena del brindisi ("libiamo"), "amami Alfredo" e il finale; non c'è "Sempre libera" che è quasi d'obbligo quando si parla della Traviata, la scena è quasi tutta per Mario Del Monaco.
Si salta poi direttamente ad Aida, la marcia trionfale, con Verdi e la Strepponi già piuttosto anziani (1870); per il "Falstaff" Verdi sarà da solo, ottantenne (1893). In scena ascoltiamo e vediamo "quand'ero paggio", con Vito de Taranto e Orietta Moscucci.
Si chiude con l'Ave Maria da "Otello", e con un raggio di luce su Verdi morente.
 
(l'impresario Merelli e le sorelle Strepponi)
 
(Verdi e Dumas fils)
 
(Gaby André)
 
 


martedì 10 marzo 2020

Divine armonie (Verdi 1938)


Divine armonie - Giuseppe Verdi (1938) regia di Carmine Galllone. Sceneggiatura di Carmine Gallone e Lucio D'Ambra. Fotografia di Massimo Terzano. Musiche di Giuseppe Verdi. Orchestra diretta da Tullio Serafin. Scenografie di Camillo Parravicini. Interpreti: Fosco Giachetti (Verdi), Gaby Morlay (Giuseppina Strepponi), Germana Paolieri (Margherita Barezzi), Camillo Pilotto (Antonio Barezzi), Cesco Baseggio (padre di Verdi), Maria Jacobini (Luigia Uttini, madre di Verdi), Maria Cebotari (Teresa Stolz), Febo Mari (Marelli), Eugenio Duse (Massini), Carlo Duse (Solera), Enrico Glori (Mariani), Clara Padoa (contessa Maffei), Achille Majeroni (Il maestro Basili), Carlo Tamberlani (Demaldé), Augusto Di Giovanni (Ghislanzoni), Gustavo Serena (Cammarano), Guido Celano (Piave), Lamberto Picasso (Donizetti), Gianni Agus, Pierre Brasseur (Dumas figlio), Henri Rollan (Victor Hugo) Alberto Campi, Giorgio Capecchi, Ennio Cerlesi (Muzio), Gabriel Gabrio (Balzac), Beniamino Gigli (il tenore Mirate), Amina Pirani Maggi (venditrice di castagne), Carlo Romano, Carla Sveva (attrice per Dumas), Gino Viotti (Lavigna), e molti altri. Cantanti: Beniamino Gigli, Tito Gobbi, Pia Tassinari, Gabriella Gatti, Apollo Granforte, Dominici, Tomei, Mazziotti, Huder, Limberti, Ungaro.
Durata: 1h38'

"Divine armonie" è un film del 1938, noto anche con il titolo "Giuseppe Verdi", che è molto più comprensibile: è infatti una biografia del grande compositore. E' un film che regge ancora oggi, ben girato e senza troppe imprecisioni nella parte storica; la regia è di Carmine Gallone che è stato un ottimo professionista del cinema, non uno dei grandi ma certamente capace e attento.
Verdi è interpretato da Fosco Giachetti, uno dei divi del cinema italiano di quel periodo; è un bravo attore e riesce ad essere credibile anche se, come accadrà anche ad altri interpreti di Verdi nei film successivi, appare molto ingabbiato dal trucco e forse anche dalla difficoltà di rendere al meglio una personalità così forte. Giachetti tornerà ad essere Giuseppe Verdi negli anni '50, per "Casa Ricordi", sempre con la regia di Gallone.
 

Il film si apre sui titoli di testa con la marcia trionfale da "Aida", poi si inizia con il Verdi giovane, a Busseto; lo vediamo agli inizi a casa Barezzi, poi al matrimonio con Margherita (figlia di Barezzi). E' un matrimonio destinato ad avere un destino tragico: moriranno prima i due figli, poi la stessa Margherita; tutto questo è ben rappresentato nel film di Gallone. Non esistono documenti storici su questi avvenimenti, si tratta quindi di una ricostruzione libera ma più che accettabile. L'unico dubbio è quando appare l'impiegato del Monte di Pietà, che dice a Margherita di essere un ammiratore di Verdi: si presenta come Antonio Ghislanzoni, futuro autore del libretto di "Aida", ma Ghislanzoni era nato nel 1824 e all'epoca dei fatti avrebbe avuto quindici o sedici anni, è molto improbabile che lavorasse in un ufficio dove si richiede esperienza e competenza. Il padre di Verdi è Cesco Baseggio, grande interprete del teatro veneziano e di Goldoni; Barezzi è Camillo Pilotto, che tornerà a rivestire i panni del suocero di Verdi nel film del 1953 diretto da Matarazzo.
Vediamo le prove al pianoforte di "Un giorno di regno", seconda opera di Verdi: una rarità, e una finezza degli autori. Come si sa, l'opera fu scritta proprio nel periodo dei gravi lutti di Verdi; la ricostruzione di ciò che succede è fedele a quanto ci è stato tramandato. Anche per il "Nabucco" c'è una buona ricostruzione, con il manoscritto messo da Merelli (qui con il librettista Solera) nelle tasche di Verdi. Due dettagli, l'oste che nega a Verdi un piatto di minestra e la venditrice di caldarroste, torneranno quasi identici nel film biografico del 1953 diretto da Matarazzo.
 
Dopo il successo del Nabucco, e l'incontro con Giuseppina Strepponi che diventerà la sua seconda moglie, si salta direttamente al Rigoletto, con una scena divertente: a 1h09 c'è Beniamino Gigli nella parte del tenore Mirate che al fianco di Verdi, in gondola a Venezia, canta "La donna è mobile". Verdi in persona consegna al gondoliere due tappi per le orecchie, ma il gondoliere se li toglie di nascosto. Non so se questa scena sia autentica, si sa però che Verdi si diede da fare per tenere nascosta "La donna è mobile" fino all'ultimo, per conservare il "colpo di teatro" connesso a quell'aria almeno fino alla prima rappresentazione. Il tenore Raffaele Mirate (1815-1895, napoletano) fu effettivamente il primo interprete del Duca in "Rigoletto" ed è stato uno dei più importanti della sua epoca.
 

Manca "Il trovatore" ed è una scelta abbastanza strana ma comprensibile con la breve durata di un film. Si passa direttamente a "La traviata", e anche queste scene sono rese con una buona fedeltà; Barezzi è presentato come probabilmente era in realtà, cioè una brava persona che non si oppone al nuovo matrimonio del genero. Si può ricordare che nel film del 1953 il regista Matarazzo darà di questa scena un resoconto piuttosto inattendibile, basato più che altro sui dialoghi dei personaggi nella "Traviata".
Da "La traviata" si passa direttamente al "Don Carlo", che vediamo in scena (il momento in cui Eboli viene scacciata dalla corte). E' poi il momento di "Aida", con l'entrata in scena di Teresa Stolz e la conseguente gelosia di Giuseppina Strepponi; ma la gelosia si risolverà in amicizia fra le due donne, Verdi si sente già vecchio e l'ammirazione per la Stolz è solo artistica; e anche questa è una ricostruzione abbastanza fedele, ripresa anche da Renato Castellani nello sceneggiato Rai del 1982. Non esistono infatti prove o testimonianze circa una relazione di Verdi con Teresa Stolz, e bene ha fatto Gallone a rimanere nei limiti di ciò che si può ricostruire. Certa è invece l'amicizia della Stolz con i Verdi, destinata a durare nel tempo. Teresa Stolz è interpretata dal soprano Maria Cebotari (qui sotto, con il costume del "Don Carlo")
 

Non si fa cenno delle altre opere e nemmeno della "Messa di Requiem"; si salta direttamente all'Esultate che apre "Otello", penultima opera di Verdi. Non c'è niente del "Falstaff", e la parola fine arriva sulle trombe dell'Aida. C'è un veloce accenno a Boito e alle polemiche su Wagner, all'inizio il giovane Verdi a Busseto dirige la Filodrammatica, e c'è anche il violinista girovago che apparirà anche nello sceneggiato Rai del 1982. Vediamo anche gli incontri con Balzac, Dumas fils e Victor Hugo, interpretati rispettivamente da Gabriel Gabrio, Pierre Brasseur e Henri Rollan. In questo film Giuseppina Strepponi è brillante, vivace, ha slanci affettuosi imprevisti e finge perfino di svenire quando è gelosa di Teresa Stolz; la interpreta Gaby Morlay, attrice francese doppiata da Lydia Simoneschi. Molto belle le riprese in teatro, spesso nei luoghi originali, così come le scenografie e le messe in scena.
 

Nei titoli di testa sono indicati anche gli esecutori delle musiche, in modo molto sbrigativo come si usava in quei tempi: il direttore d'orchestra è Tullio Serafin, con Luigi Ricci come maestro sostituto. I cantanti vengono divisi in signore e signori, elencati solo per cognome; le signore si chiamano Tassinari, Gatti, Huder, Limberti, Ungaro, e i signori (oltre a Beniamino Gigli) si chiamano Gobbi, Granforte, Dominici, Tomei, Mazziotti. Orchestra e coro sono del Teatro Reale dell'Opera, che immagino sia l'attuale Opera di Roma. Nelle prime sequenze del film il giovane Verdi esegue al piano due arie: "In solitaria stanza", con dedica a Margherita Barezzi, e una "Ninna nanna".

(con Merelli e Solera)

(con Balzac e la contessa Maffei)

(con Victor Hugo)

(con Dumas figlio)
 
(con un giornalista)
 
 

lunedì 2 marzo 2020

Nemo e la musica

 
« ... in altri tempi amavo collezionare queste bellezze create dall'uomo. Ero un avido ricercatore, un segugio instancabile, e ho potuto raccogliere alcune cose eccellenti. Sono gli ultimi ricordi di quella terra che per me è morta. Per i miei occhi i vostri artisti moderni sono già più che degli antichi: hanno due o tremila anni di vita e li confondo nella mia mente. Ma i maestri non hanno età.»
« E i musicisti?» chiesi mostrando gli spartiti di Weber, Rossini e Mozart, di Beethoven, di Haydn, di Meyerbeer e Hérold, di Wagner, Auber, Gounod, e altri, sparsi su un grandioso organo addossato a una delle pareti del salone.
«Questi musicisti - rispose il capitano Nemo - sono contemporanei di Orfeo, poiché le differenze cronologiche si annullano nella memoria dei morti. E io sono morto, signor professore, morto quanto i vostri amici che riposano sei piedi sotto terra. »
(Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari - pagina 96 ed. Oscar Mondadori 2010, traduzione di Enrico Lupinacci)

 

Il capitano Nemo suona l'organo solo altre due volte, in "Ventimila leghe sotto i mari", ma sempre di passaggio, poche righe per passare ad altro; il finale del libro è però dedicato alla musica e le ultime immagini del capitano Nemo sono legate proprio all'organo:
... in quel punto, ecco arrivarmi da lontano una musica delicatissima e triste, l'espressione musicale di un'anima che voglia invano sciogliersi dai legami terrestri. Non era la prima volta che ero affascinato dalle armonie che il capitano Nemo modulava all'unisono con l'organo del Nautilus. (...) Erano prossime le dieci, il momento per lasciare la mia stanza e raggiungere i compagni. Non esitai, infine, anche se l'uscio dischiuso con la massima cautela parve a me fare un rumore tremendo. Rasentando le pareti, nell'oscuro corridoio, arrivai alla porta angolare del salone e l'aprii piano piano. Nuovamente il buio. Gli accordi dell'organo risuonavano debolmente. Il capitano Nemo era là. Non si accorse del mio entrare. Credo che sarebbe avvenuto lo stesso in piena luce, tanto era assorbito nella musica. (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari - pagina 458 ed. Oscar Mondadori 2010, traduzione di Enrico Lupinacci)

Ho trovato curiose le omissioni nella lista degli spartiti, da Bach a Haendel, e poi Schubert, Schumann, Mendelssohn, Verdi, Brahms, Chopin... E' bello però che ci sia Carl Maria von Weber. E' probabile che il professor Aronnax abbia annotato solo quelli che più si addicevano ai suoi gusti, in quel 1866; visto dal 2020 si può notare che di Hérold non si ricorda più nessuno, di Auber quasi soltanto per Fra Diavolo. Gli altri invece sono ancora saldi in repertorio, anche se Meyerbeer non riscuote più il grande successo che ebbe nella prima metà dell'Ottocento.


Nel film Disney del 1954, regia di Richard Fleischer, il capitano Nemo suona ovviamente la "Toccata e fuga in re minore" di Johann Sebastian Bach, che fa sempre colpo. Si può far notare che davanti alla faccia di James Mason c'è uno specchio e che sopra l'organo c'è una grande N: Nemo, e non Napoleone. L'azione si svolge nel 1866, e quindi Nemo non può aver preso parte alla Rivoluzione Francese. Mi sono chiesto il perchè di questi due dettagli, il narcisismo non fa certo parte del carattere del capitano Nemo.
(la musica che ho scelto viene da "Solaris" di  Andrej Tarkovskij: Johann Sebastian Bach, Preludio corale in fa minore BWV 639.)  (qui)