domenica 5 marzo 2017

Io e Stanley Kubrick


A casa mia nessuno si interessava di musica, né tantomeno di opera lirica. Così ho dovuto imparare tutto da solo, e devo dire che non me la sono cavata male; la vicinanza con Milano e la presenza (allora, negli anni 70 e 80, ma oggi non più) di mezzi pubblici fino a tarda ora mi hanno favorito molto. Un altro fattore, che potrebbe sembrare negativo, mi ha invece favorito in un altro senso: si tratta della mancanza di soldi, che mi spinse ad acquistare le edizioni discografiche che costavano di meno. Già al tempo del 33 giri valeva l'equazione "incisione vecchia costo più basso"; ma nel campo operistico "incisione vecchia" significava la Callas, significava Furtwaengler, Bruno Walter, Rubinstein... Insomma, quasi senza volerlo mi sono ritrovato ad avere una preparazione storica inaspettata. Il presente, cioè Claudio Abbado, Domingo, Pavarotti, Kleiber, Mirella Freni, lo vivevo di persona andando a teatro e nelle sale da concerto. Ma, prima, c'era stato Stanley Kubrick.
I film di Stanley Kubrick non solo contengono molta grande musica, ma hanno anche una costruzione musicale (ne ho parlato per esteso sul blog giulianocinema, soprattutto per Barry Lyndon e per Arancia meccanica), una forma narrativa molto simile a una sinfonia o a una sonata; e poi c'era la scelta delle musiche, non solo durante il film ma anche con i titoli di coda: canzoni molto belle (We'll meet again, Paint it black...) o grandi brani musicali (il Danubio blu, il tema della "follia di Spagna" nelle variazioni scritte da Haendel, il Valzer di Sciostakovic...) ai quali era impossibile rimanere indifferenti, infatti la curiosità sorgeva spontanea - nelle persone normali, intendo. A Stanley Kubrick devo anche la conoscenza di Rossini, di Schubert, di Richard Strauss, di Henry Purcell, di Haendel: il primo impatto con la grande musica è stato per me proprio Kubrick, io quattordicenne davanti a Odissea nello spazio (nel '72, era una ripresa al cinema) poi con Barry Lyndon. E' per questo motivo trovo insopportabile la stupida sciatteria di chi, in tv, taglia regolarmente i titoli di coda dei film e dei documentari. Nei titoli di coda ci sono informazioni importanti (le location, i nomi degli attori, le musiche...) e molti altri registi mettono bella musica non solo nel film ma anche nei titoli di coda - non solo Kubrick.
Prima ancora, prima di Stanley Kubrick, da bambino avevo trovato i cartoons di Bugs Bunny e di Tom & Jerry; anche scherzando, anche con brevi citazioni o arrangiamenti, facevano conoscere la musica più grande. Dietro quegli arrangiamenti e dietro quelle citazioni brevissime si intravedevano persone con ottima cultura e di grande conoscenza musicale; i tempi comici, la brevità e la perfezione delle storie nei cartoons Warner, erano già una preparazione alla grande musica. Porto qui un nome solo: Carl Stalling, curatore della parte musicale nei cartoni animati di quegli anni. Anche a Carl Stalling devo molto, e sono qui per ringraziarlo meglio che posso. Più tardi, a sedici o diciassette anni, fu decisivo l'incontro con Ingmar Bergman e con "Il Flauto magico": questo dunque era Mozart? Non me lo sarei aspettato, qualcosa di bello e di piacevole ma anche qualcosa di profondo, di mio: la scena dello Sprecher mi aveva colpito molto, e continua a colpirmi anche oggi.
Dopo aver visto il film di Bergman, cominciai a fare sul serio. La prima cosa da fare fu scaraventare via dal tavolo tutto quello che avevo trovato fin lì sulla "musica classica", spesso inutile e fuorviante, e poi ricominciare da zero andando direttamente alla fonte. Se ci sono riuscito io, ci può riuscire chiunque - così pensavo, e lo penso ancora. Oltretutto, oggi è molto più facile di allora: io avevo Radiotre (il terzo canale della radio), e dovevo comperare i dischi; oggi c'è youtube, e su youtube c'è davvero molto, oggi. Due regole fondamentali: mai fermarsi al primo ascolto (insistere) e fidarsi dei nomi che vengono fatti, la scrematura l'ha già fatta il tempo, spesso lasciando indietro anche compositori importanti. Poi, ognuno troverà la sua strada e i compositori che gli sono più vicini: infatti non esiste "la musica classica" ma esistono persone diverse che scrivevano musica, vissuti in epoche diverse, di carattere diverso. Ognuno con la sua personalità, anche se contemporanei: Verdi e Wagner sono nati nello stesso anno, ma sono molto diversi fra loro.
Bisognerà fare attenzione anche alla tv: vengono quasi sempre (non sempre, grazie al Cielo) programmati e trasmessi pessimi allestimenti operistici che fanno solo confusione in chi sta iniziando. Norma non è ambientata nel 1945 e Rigoletto non nella New York di Al Capone, tanto per fare qualche esempio; e di nazisti al tempo di Donizetti e di Verdi non ce ne erano (neanche al tempo di Wagner, che muore nel 1883), ma vengono ormai presentati come se Rigoletto fosse quella cosa lì, con quelle immagini lì, e invece si tratta solo di fantasie narcisistiche di qualche regista. Possono anche piacere, ma è comunque sempre un'ottima cosa leggersi le didascalie originali: Norma è ambientata in un villaggio gallico sotto l'occupazione romana, La figlia del reggimento deve mostrare soldati francesi di inizio 800... altrimenti chi guarda non capisce un tubo.
Tra le cose che ho spazzato via, senza alcun rimpianto, ai miei inizi di appassionato di musica, c'erano anche tutte le presentazioni tv che avevo visto fin lì. Avrei salvato e recuperato, in seguito, solo le lezioni e le spiegazioni fatte dai musicologi veri, quelli come Piero Rattalino e Roman Vlad, per esempio, parlando di tv. L'ultimo della fila degli "spiegatori", almeno fino ad oggi, è Elio di Elio e le Storie Tese; ma prima c'era stato Baricco (mio coetaneo), prima ancora Antonio Lubrano, e tanti altri e altre tutti ben intenzionati ("This is opera" su Rai5) ma che quasi sempre cascano nello stesso errore, che è quello di insistere sulla storia, di raccontare "la trama" (errore in cui cadono anche quasi tutti i registi di teatro e di cinema, da vent'anni in qua, nell'opera lirica). E' un errore perché "la trama" può anche fare da scheletro a musiche diverse, ci si dimentica che Rossini non è Paisiello (Il Barbiere di Siviglia), Paisiello non è Pergolesi (La Serva Padrona), Puccini non è Massenet (Manon Lescaut), Verdi non è Rossini (Otello)...la trama è la stessa, ma l'opera è completamente diversa. Che si fa? Ci si continua a raccontare la disperata storia di Violetta Valéry, la fucilazione di Cavaradossi, la gelosia del Pagliaccio? Troppo facile, e anche fuorviante. Ci sono cascati quasi tutti, da Lubrano a Baricco fino ad oggi con il famoso Elio delle Storie Tese. Il mio consiglio è di saltare tutti gli intermediari, andate direttamente alla fonte, prendetevi i dischi e ascoltate, e se siete capaci di leggere la partitura leggetevela, suonatevela, perché solo andando direttamente all'origine si può capire la musica. E bisogna avere pazienza, e costanza: non sempre ciò che non piace dopo tre minuti è da buttar via. Io ho impiegato dei mesi per capire e farmi piacere la voce di soprano e più in generale il modo in cui cantano i cantanti d'opera, e una decina d'anni per capire Bruckner e Mahler, ma poi non li ho più lasciati. Capita la stessa cosa con i film tratti dai libri: se il regista e gli sceneggiatori mettono solo la trama poi si rimane delusi, per forza di cose. La lettera scarlatta, Moby Dick, Guerra e Pace, sono libri complessi e bisogna tenere conto di tutto quello che ha scritto l'autore (che non è un cretino qualsiasi, ogni tanto bisognerebbe ricordarsene - ma se tu frequenti solo le cretinette e i cretinetti va a finire che te ne dimentichi), perché tutto è importante nell'opera dei grandi autori.
Va anche detto che a salvarsi è comunque solo la Rai, radio e televisioni, perché per le altre emittenti (cioè Mediaset, e il 99% di ciò che non è Rai) l'opera non esiste proprio, i loro dirigenti e programmatori non sanno nemmeno cos'è. Avevo un altro punto fermo, la tv della Svizzera Italiana: che fino a quando è stata TSI non perdeva un colpo, oggi che ha un altro nome si è sempre più seduta sui canoni della tv commerciale imperante in Italia.
Il miglior consiglio per chi volesse cominciare a conoscere l'opera e la grande musica è secondo me questo: fare piazza pulita degli intermediari e andate diritti al sodo, ci sono così tante registrazioni (più di un secolo) che non serve nemmeno conoscere la musica. Dopo l'ascolto, andare a cercare libri e podcast di musicologi veri, Massimo Mila, Rattalino, Terni, Petazzi... Bisognerà prendere con cautela anche le varie interviste a cantanti, direttori d'orchestra, registi ("Prima della prima", le prove d'orchestra con commento), dove quasi tutti appaiono autocompiaciuti, narcisisti o peggio. Nelle interviste o nei documentari "dedicati a" finiscono per essere tutti Grandi Artisti, o anche Grandissimi Artisti, magari Magnifici Creatori: un po' di senso del limite sarebbe utile. Perfino un musicista davvero grande come Riccardo Muti, nelle sue prove d'orchestra filmate, finisce con il recitare, cercando una bella frase da ripetere allo spettatore (non proprio come il Nerone di Ettore Petrolini, ma quasi). Insomma, ci si guarda un po' troppo allo specchio, ed alla lunga è una cosa stucchevole.
Io avevo a disposizione molte belle riviste, sia per il cinema che per la musica, dove al di là del singolo articolo o dell'opinione di chi firmava l'articolo c'erano sempre nomi, pareri, indicazioni utili; oggi queste riviste non ci sono quasi più, esistono uffici stampa e propaganda, la critica vera è relegata nei blog, o in riviste che leggono solo gli appassionati (ma così non era fino a qualche anno fa). Insomma, non è che sia facilissimo ma - ripeto - se c'è riuscito uno come me, ci può riuscire chiunque. Buon ascolto, e tenete duro: è come per le camminate in montagna, le prime volte viene voglia di mollare tutto, poi ci si appassiona e non si finirebbe più.
 
 
(piccolo quiz: quante volte appare Stanley Kubrick in questo post?)
(il signore al pianoforte è Carl Stalling)

6 commenti:

  1. the perfect number, i think :-)

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  2. quattro? ( sono sue le mani sulla sinfonia n.9- oltre che sugli elementi della batteria?? )

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  3. eh no, quello è Malcolm Mc Dowell. :-)
    guarda bene la prima immagine in alto

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  4. La prima volta che ho visto "2001" di Kubrick sono rimasto affascinato dalle immagini, sebbene "quel" valzer è davvero indimenticabile, sembra sia stato scritto proprio per accompagnare le scene nello spazio di quel film. Ad ogni modo, "Sul bel Danubio blu" l'ho sempre associato a "2001", anche quando lo sento altrove non posso non ricollegarlo mentalmente alle scene del film. Per quanto mi riguarda, un'altra fonte d'iniziazione alla musica classica fu per me "Fantasia" della Disney. Il successivo "Fantasia 2000" mi deluse, all'epoca, ma forse oggi meriterebbe una riscoperta. Chissà, dovrei rivedermelo.

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  5. I due Fantasia li trovi su giulianocinema; il primo, quello storico, è il più visitato del blog e ne sono molto contento, per una volta sono stato utile :-)
    Anche per la musica in Kubrick ho scritto molto.
    Sono andato giù un po' pesantino in questo post, ma tieni conto che mi riferisco a persone ed episodi precisi... per esempio, quando scrivo "persone normali" penso ancora ai commenti dei tre compagni di classe con cui ero andato a vedere Odissea nello spazio (mi vergogno ancora per loro, dopo tutto il tempo che è passato)

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