sabato 27 maggio 2017

Senso ( Luchino Visconti )


 
Senso (1954) Regia di Luchino Visconti. Tratto da un racconto di Camillo Boito. Sceneggiatura di Suso Cecchi D'Amico e Luchino Visconti. Fotografia di Aldo Graziati, Robert Kasker, Giuseppe Rotunno. Musica di Verdi e di Bruckner. Interpreti: Alida Valli, Farley Granger, Sergio Fantoni, Rina Morelli, Massimo Girotti, Heinz Moog. Durata: 115 minuti
 
"Senso" di Luchino Visconti è un film così grande e bello, e così famoso, che pensare di farne l'ennesima recensione mi sembra pretendere troppo, da me e da chi mi legge. Mi limiterò quindi a poche righe, ma solo perché un sito dedicato all'opera non può fare a meno di questo film, anche solo per una citazione. La sua sequenza iniziale è tra le più belle in assoluto nella storia del cinema, ed è anche esemplare nel rendere l'opera così come è in teatro. Sembra davvero di essere lì, in quel momento, e non è solo un modo di dire: chi è stato in teatro lo sa.

 
Dal punto di vista di un appassionato d'opera, la prima cosa da sottolineare è che possiamo vedere il teatro "La Fenice" di Venezia così come era, prima dell'incendio del 1996. La Fenice andò a fuoco un'altra volta, nel 1836, e porta proprio il nome del mitologico uccello che rinasceva dalle sue ceneri. Dopo l'incendio del 1996, iniziarono presto i lavori di ricostruzione e il teatro riaprì nel 2003, con Riccardo Muti sul podio.
Gli incendi, non solo nei teatri ma anche in città intere, erano tutt'altro che rari: si costruiva in legno, si illuminava con lampade ad olio e con candele. Nelle grandi città si era arrivati al punto da costruire grandi muri per tentare di circoscrivere a una sola zona eventuali (e probabili) incendi: veri e propri sipari anti incendio.
Esistono diverse interviste, anche in video, ai protagonisti di "Senso", e spesso vi si ricorda che oggi non sarebbe possibile girare di nuovo questa scena, perché Visconti volle che si vedesse il teatro così come era nell'Ottocento, cioè senza luce elettrica, ripristinando il grande candelabro centrale con le candele accese. I pompieri e le norme di sicurezza, ormai da decenni, vietano l'uso di fiamme libere nei teatri.
 
 
L'azione del film inizia nel maggio 1866 a Venezia: l'Italia unita esiste già dal 1860, mancano però ancora Venezia (in mano austriaca) e Roma (Stato Pontificio), oltre a Trento e Trieste. Roma verrà conquistata nel 1870, Venezia proprio in questo 1866. E' ancora in corso il Risorgimento, quindi; e i patrioti veneziani inscenano una manifestazione lanciando volantini dal loggione della Fenice verso la platea, dove si trovano gli ufficiali austriaci. In questa scena si vedono da subito i protagonisti del film: Alida Valli (la contessa Serpieri), Sergio Fantoni e Massimo Girotti (fra i patrioti italiani) e Farley Granger (giovane ufficiale austriaco).
L'opera che sta andando in scena è "Il Trovatore" di Giuseppe Verdi; i cantanti sono Gino Penno (tenore) e Anita Cerquetti (soprano); non sono riuscito a trovare il nome del direttore d'orchestra ma è probabile che sia Franco Ferrara, in alternativa direi Franco Mannino. Dal Trovatore si ascoltano tre momenti: il duetto "L'onda de' suoni mistici" (atto terzo), la cabaletta "Di quella pira" (atto terzo), e l'aria "D'amor sull'ali rosee" (atto quarto). Il Trovatore ebbe la sua prima nel 1853, quindi non molti anni prima del 1866 nel quale è ambientato il film

 
Oltre a Verdi, in "Senso" si ascolta anche Anton Bruckner, una scelta tutt'altro che banale perché al tempo dell'uscita del film Bruckner e Mahler erano quasi assenti dai programmi di concerto, non solo in Italia ma anche in Austria. La grande popolarità di Mahler e di Bruckner in Italia è in gran parte merito di Claudio Abbado, soprattutto per Mahler (che in Senso non si ascolta, ma è molto presente in Visconti), a partire dagli anni '60. Di Anton Bruckner si ascolta la Sinfonia N. 7 in mi maggiore, con l'Orchestra Sinfonica Rai diretta da Franco Ferrara. Si può ricordare, anche solo di sfuggita, che la Rai aveva molte orchestre, e non solo una come oggi. Per la precisione, a Torino, a Milano, a Roma, e a Napoli (orchestra Scarlatti); le orchestre Rai furono il primo posto dove andarono a tagliare i nuovi funzionari di scuola pubblicitaria più o meno berlusconiana, negli anni '90. Salvatore Accardo commentò che, tutte insieme, le orchestre Rai costavano meno di una puntata del festival di Sanremo; e aveva ragione, ma così è andata e da tempo ormai la Rai non fa più un vero servizio pubblico - ma qui stiamo ragionando su "Senso" di Luchino Visconti e mi vedo costretto a fermare ciò che stavo pensando.

 

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