sabato 7 luglio 2018

Testimony ( I )


Testimony (1988) Regia di Tony Palmer . Scritto da Tony Palmer e David Rudkin sulla base del libro di Solomon Volkov. Fotografia di Nicholas D. Knowland. Musiche di Shostakovich, Musorgskij, Mozart, Chopin, direttore Rudolf Barshai. Musiche per il film di Zeljko Marasovich. Interpreti: Ben Kingsley (Shostakovich), Sherry Baines (Nina Shostakovich), Magdalen Asquith (Galya Shostakovich), Rowena Parr (Galya a 39 anni), Mark Asquith (Maxim Shostakovich), Nicholas Fry (Maxim a 37 anni), Terence Rigby (Stalin), Ronald Pickup (maresciallo Tukhachevsky), John Shrapnel (Zhdanov), Robert Reynolds (Brutus),Vernon Dobtcheff (Gargolovsky), Colin Hurst (segretario di Stalin), Joyce Grundy (madre di Stalin), Mark Thrippleton (Stalin da giovane), Liza Goddard (l'umanista inglese), Van Martin (umanista tedesco), Peter Woodthorpe (Alexander Glazunov), Robert Stephens (Vsevolod Meyerhold), William Squire (Khatchaturyan), Murray Melvin (montatore del film), Robert Urquhart (giornalista), Christopher Bramwell (Vanya), Brook Williams (H.G. Wells), Marita Phillips (Madame Lupinskaya), Frank Carson (l'uomo grasso del carnevale), Chris Barrie (l'uomo magro del carnevale), Mitzi Mueller (suora), Tracey Spence (Marina Cvetaeva), Dorota Kwiatkowska (Akhmatova), Ed Bishop (commentatore americano), Andrew Brittain (Malko), Curly Carter (lo strabico), Rosemary Chamney (portinaia), Jane Cox (la vedova), Chris D'Bray (Dorian Gray), Val Elliott (scuola francese), Peter Faulkner (Mayakovsky), Margaret Fingerhut (donna cristiana), Igor Gridneff (cieco), Rodney Litchfield (Sherlock Holmes), Bronco McLoughlin (cosacco), David Sharpe (Mandelstam), Julian Stanley (André Gide). Durata: 2ore e 30'

1.
Un film su Dimitri Shostakovic, per di più uscito nei cinema, è qualche cosa a cui si fa fatica a credere; il fatto che sia successo per davvero è di per sè una buona notizia, oltretutto con un buon cast e con un ottimo regista. Detto questo, però, bisogna subito cominciare a dire che non tutto è andato come si poteva sperare, e che in definitiva (visto da oggi, trent'anni dopo) direi che si può parlare di un'occasione perduta, perché la biografia di Dimitri Shostakovic è molto più bella e interessante di quella che si vede in "Testimony" di Tony Palmer.
L'evento, cioè la possibilità di fare un film per il cinema sul grande compositore russo (uno dei più grandi del Novecento, ancora oggi molto eseguito in concerto e nei teatri d'opera) nasce dall'uscita di un libro di Solomon Volkov, in pieno regime sovietico (il Muro di Berlino sarebbe crollato un anno dopo l'uscita del film, il libro di Volkov esce all'inizio degli anni '80). Volkov trascrive le sue conversazioni avute con Dimitri Shostakovic, e su questo libro si basa il film; però fin da subito, fin dall'uscita del libro, il lavoro di Volkov viene messo in discussione e con parole molto pesanti che arrivano direttamente da chi era al fianco di Shostakovic in quegli anni. Chi fosse interessato alla vita e alle opere di Dimitri Shostakovic farebbe sicuramente meglio a leggere la biografia scritta dal musicologo Franco Pulcini ("Šostakovič", EDT Torino, 1988), molto accurata e ben inserita nel contesto storico. (qui sotto, il vero Shostakovic in una foto famosa, durante l'assedio di Leningrado come pompiere volontario).

Comincio quindi riportando ciò che disse Franco Pulcini all'uscita del film:
Intervista a Franco Pulcini per l’uscita di Testimony, il film di Tony Palmer su Dimitri Shostakovich
di Luigi Di Fronzo, Corriere della Sera (supplemento) anno 1989
Sguardo timido e impacciato, occhialini tondi da intellettuale-musicista, espressione irrequieta e mani che continuano a strofinarsi nervosamente: è il ritratto fedele di Dimitrij Shostakovich, uno dei musicisti più decorati dell'Unione Sovietica, diviso negli anni bui dello stalinismo fra gli ossequi di un regime e gli aneliti di libertà. Per anni Shostakovich fu costretto a subire denunce e umiliazioni, a scrivere musiche celebrative inneggianti alla Rivoluzione d'ottobre e a rinunciare all'avanguardia, in nome del realismo socialista. Oggi, interpretato splendidamente da un attore come Ben Kingsley, Shostakovich è l'eroe-protagonista del film Testimony, un lungo (157 minuti) carosello di immagini intense e appassionanti che la giuria di Europa Cinema ha già premiato l'anno passato. Il film è del regista inglese Tony Palmer, specialista in cine-biografie di musicisti come William Walton, Britten, Haendel, Wagner e Stravinskij. Girato in gran parte in bianco e nero, con il colore che appare qua e là a simboleggiare un dettaglio o a sottolineare una situazione scenica, rievoca in maniera suggestiva la vicenda di Shostakovich. Ricorrendo di sovente alle citazioni filmiche, da Ottobre di Eisenstein e ai frammenti documentari dell'assedio di Leningrado, mostrando i funerali veri del compositore (morto a Mosca nel 1975) alternati a quelli ricostruiti per il film, con la voce di Kingsley che li commenta amaramente E soprattutto illustrando sullo schermo la favola consueta del rapporto fra l'artista e il Potere, sullo sfondo dell'Unione Sovietica segnata dalle purghe di Stalin. Ma chi era davvero Dimitrij Shostakovich? Un artista ufficiale asservito alla chiassosa propaganda di partito o un musicista geniale che soltanto adesso - con una raffica di manifestazioni concertistiche senza precedenti, in Francia e in Inghilterra – la cultura occidentale sta lentamente riscoprendo?

Ancora: il film si basa su una discutibile sceneggiatura tratta dalle Memorie di Salomon Volkov, attinta dai vasti repertori sovietici di chiacchiere e, pettegolezzi passati di bocca in bocca, che la vedova di Shostakovich ha ripetutamente sconfessato. Qual è allora la giusta verità fra il musicista mite e accomodante e l'artista aggressivo e dissidente descritto dalle memorie?
Franco Pulcini, giovane studioso che ha appena pubblicato la prima monografia italiana su Shostakovich (per la Edt Musica) risponde: "Le Memorie di Volkov sono frutto di un incontro avuto con il compositore e durato soltanto poche ore. Oltretutto Volkov non sapeva stenografare e non possedeva un magnetofono, quindi le 400 pagine del volume da cui è tratta la sceneggiatura del film sono basate su ciò che la gente raccontava di Shostakovich. Forse c'è un fondo di verità, ma certamente l'immagine complessiva non è quella che il compositore avrebbe voluto lasciare di sé. Ciò non toglie che il film possa vivere di vita propria, essere affascinante ed efficace".
- Ma come era davvero Shostakovich?
"Un uomo spezzato, apparentemente indifeso ma dotato di un istinto animalesco di sopravvivenza. Voleva poter seguitare a comporre. Era un tremante fascio di nervi, la cui mente non poteva fare a meno di inventare forme musicali dai profili agghiaccianti, dove la morte era il tema dominante. Se letta nel verso giusto, la sua musica denuncia molto più profondamente il disagio esistenziale del suo tempo, e racconta in modo caustico e amaro la storia del suo Paese come un'indecente catastrofe sul piano umanitario".

 
- Fu costretto a scendere a patto con il potere?
"Certamente, se non l'avesse fatto sarebbe finito anche lui - come Mejerchold, Mandelstam, Ziljaev e molti altri - nella fossa comune scavata per gli artisti dissidenti. Faceva spesso il finto tonto perché aveva figli, perché pensava alla sua musica e voleva vivere in pace per poter lavorare. Ma era anche in grado di chiedere a Stalin in persona, e di ottenere la liberazione dei colleghi, come avvenne nel 1950 con il musicista ebreo Aleksandr Veprik.
- Perché non emigrò all'estero?
"Amava troppo la Russia, e i tempi erano molto diversi da quelli di oggi. E poi se avesse lasciato il suo Paese come tutti gli altri musicisti del suo entourage - da Rostropovich a Kondrashin a Rudolf Barshaj - non avrebbe potuto essere il cantore delle due vicende più tragiche della storia dell'umanità: lo stalinismo e la guerra d'invasione nazista. Lacerato dai rimorsi per l'apparente lealtà che ha dovuto manifestare verso il potere con alcuni suoi scritti - ma praticamente mai con la musica - ha vissuto, secondo la più tipica tradizione russa, immerso nel tormento morale".
- E oggi?
"In Urss e ora anche in Occidente Shostakovich è stato idealizzato, come un angelo ingenuo soffocato fra le spire dei burocrati, anche se Chrennikov in piena perestrojka è primo segretario della Lega dei compositori, come all'epoca di Stalin".


(1-continua)


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