martedì 26 settembre 2017

Tosca (1941)


Tosca (1941) Regia di Jean Renoir (sequenze iniziali) e Carlo Koch. Soggetto di Victorien Sardou. Sceneggiatura di Alessandro De Stefani, Carmine Gallone, Carl Koch, Luchino Visconti, Jean Renoir. Fotografia di Ubaldo Arata (bianco e nero). Musiche di Paisiello e Puccini, adattate da Umberto Mancini. Direttore d'orchestra Fernando Previtali; orchestra Eiar di Roma, solisti Mafalda Favero e Ferruccio Tagliavini. Interpreti: Imperio Argentina, Rossano Brazzi, Michel Simon, Carla Candiani, Adriano Rimoldi, Claudio Ermelli, Olga V. Gentilli, Nicola Maldacea, Enzo Musumeci Greco. Durata: 1h37'.

Il film tratto da "Tosca" fu iniziato nel 1940 da Jean Renoir, reduce da "La regola del gioco", mandato a Roma dal governo francese che cercava di mantenere rapporti cordiali con il fascismo; la situazione ebbe però un rapido cambiamento in peggio. L'Italia entrò in guerra contro la Francia, e Jean Renoir abbandonò il film: di suo rimangono, secondo il volume del "Castoro Cinema", solo cinque inquadrature. Renoir tornò a Parigi, partendo subito dopo per gli Usa. Il film fu terminato da Carlo Koch (Carl Koch) che era uno dei suoi assistenti per questa produzione; aiuto registi di Koch furono Luchino Visconti e Lotte Reininger. Dura 1h37' ed è fedele al dramma di Sardou (quindi anche a Puccini, più o meno); di Renoir sono quasi certamente le prime scene, una bellissima panoramica di Roma e di Castel Sant'Angelo. Pare che l'intenzione di Renoir fosse proprio questa, mettere Roma al centro della narrazione. Il film così come è oggi è invece piuttosto convenzionale; a me è sembrato privo di ritmo e molto di maniera nella narrazione, non brutto ma sempre prevedibile negli sviluppi. Però a questo punto bisognerebbe chiedere il parere di qualcuno che ignori del tutto la storia narrata: "Tosca" è davvero troppo famosa e certamente nel mio giudizio sono condizionato dai tanti ascolti di Puccini.


La protagonista è Imperio Argentina, pseudonimo di Magdalena Nilé Del Rio (nativa di Buenos Aires) che è bella e brava ma che potrebbe essere tranquillamente sostituita da un'altra attrice: non è che lasci il segno in questo film. Cavaradossi è Rossano Brazzi, molto giovane. Michel Simon è uno strano Scarpia, ovviamente doppiato; direi bravo ma fuori parte (ma, qui, gioca il ricordo de "L'Atalante" di Jean Vigo e di "Boudu salvato dalle acque" di Jean Renoir, di poco precedenti), così truccato e rigido, parrucca e abiti ancora settecenteschi. Carla Candiani, dal naso affilato, è l'Attavanti; Adriano Rimoldi è Angelotti (parte cospicua, non come in Puccini), Olga V. Gentilli è la regina di Napoli. Il Papa c'è ma lo si ascolta soltanto, è in una stanza dove gli portano la notizia sbagliata su Marengo. Claudio Ermelli è Paisiello: Tosca canta e prova sotto la direzione di Paisiello. Molti attori in piccole parti, da ricordare Nicola Maldacea (un pittore) ed Enzo Musumeci Greco, che poi sarà maestro di scherma in quasi tutti i film italiani (qui è un ufficiale). Si possono riconoscere volti poi diventati molto frequenti nel cinema italiano: i più famosi sono Massimo Girotti, Memmo Carotenuto, Saro Urzì.

La parte musicale è diretta da Fernando Previtali, con l'orchestra Eiar di Roma; oltre a Puccini si ascoltano Paisiello (un Te Deum) e arie da camera sei-settecentesche. Ci sono le tre arie famose della Tosca di Puccini, tutte eseguite fuori campo; dai titoli di testa si apprende che "Vissi d'arte" è eseguita da Mafalda Favero mentre "Recondita armonia" e "E lucean le stelle" sono affidate a Ferruccio Tagliavini. Queste arie sono inserite nel punto giusto della narrazione, là dove sono previste, ma sempre come colonna sonora: Rossano Brazzi recita sempre e non mima il canto.
 
 
Altri appunti presi durante la visione: 1) durante la fuga dal carcere di Angelotti, all'inizio, una voce maschile canta "Nel cor più non mi sento"; probabilmente si intende che a cantarla siano i fabbri all'opera nel carcere (cioè Castel Sant'Angelo). Angelotti fuggirà proprio con questi fabbri, che sono ovviamente patrioti travestiti da fabbri. 2) Tosca canta "Caro mio bene" di Paisiello, e la si vede anche durante le prove con l'autore, vale a dire le prove per la Cantata di cui si fa cenno anche nell'opera di Puccini. 3) il Te Deum non è quello del finale d'atto di Puccini ma è un Te Deum in piena regola, una sequenza piuttosto lunga con la processione dentro la chiesa di Sant'Andrea; le note di Puccini si ascolteranno solo alla fine di questa scena. Durante il Te Deum Scarpia non canta; non si unisce al coro dei fedeli ma continua le sue indagini all'interno della chiesa. 4) si vede Angelotti scendere nella grotta dentro il pozzo, rimanervi, e poi combattere prima di morire, sempre dentro il pozzo. E' una scena lunga e ben costruita, da film d'avventura. 5) l'interrogatorio avviene dentro la casa di Cavaradossi, dove c'è il pozzo; la morte di Scarpia è invece nello studio di Scarpia, come in Puccini ma senza musica. "Vissi d'arte" è nei titoli di testa, ma non qui. 6) il sagrestano di Puccini nel film ha poco spazio, lo si vede appena; parte più importante ha Gennarino, un ragazzo che aiuta Cavaradossi quando dipinge.
In conclusione, un film non memorabile (peccato per Renoir...) ma che si può ancora vedere con piacere, o piuttosto con curiosità.



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